PH: Ufficio Stampa
Giargo: “Io, tu, il genere umano e la massa” | Indie Talks
Già dal prossimo weekend il sole splenderà alto in cielo e inizieranno le vacanze di massa del genere umano per un’altra estate. Per prepararci all’apocalisse abbiamo scrutato nell’io di Giargo, provando a filosofeggiare con lui tra solitudine e confusione. Il suo Ep di recente uscita, impreziosito dai colori della band Baia Zaiana crea una trama per personaggi in cerca d’autore in bilico tra il rimanere se stessi o cedere al più redittizio conformismo.
Viviamo in una società che vuole premiare le potenzialità dell’individuo, provando una certa paura per la sua libertà. E poi però crea ostacoli, ma soprattutto domande che mettono in crisi chi tenta di fregarsene del giudizio, minando così le sue insicurezze. Insomma un sistema contorto nel quale volente o meno ognuno di noi è immerso.
Giargo scrive, canta e si nasconde dentro i suoi brani, per uscire da questa caverna artistica non con la verità assoluta, ma con gli strumenti utili a non scomparire davanti al confusione dell’omologazione.
GIARGO X INDIE TALKS
Perché la solitudine viene vista come un comportamento negativo?
Credo che noi tutti siamo spaventati dalla solitudine perché siamo pieni di misteri, ed entrare in contatto con tali misteri non è affatto facile, anzi. Quando siamo soli tendiamo ad annoiarci, e dunque cerchiamo di riempire la noia affidandoci agli altri, reali o virtuali che siano. Abbiamo bisogno di compagnia perché dentro siamo abitati da mondi sconosciuti con i quali non sempre, o spesso mai, abbiamo voglia di interagire. Si pensa spesso che chi è solo si nasconde, ma il solitario si nasconde dagli altri perché al contempo sta mostrandosi a sé stesso.
Poi a parte tutto credo che sia importate bilanciare: stare con gli altri è bellissimo… l’importante è non abusarne! A tal proposito Emil Cioran scrive una cosa bellissima: Esasperato da tutti. Ma mi piace ridere. E non posso ridere da solo.
Come ti poni davanti al gusto della massa?
Alle volte mi disgusta, altre volte mi rende indifferente e vagamente depresso, e poi ci sono casi in cui mi piace tantissimo e divento massa anche io.

È più facile agire come la pensano gli altri?
Credo di sì. C’è già una pista segnata. A me di solito non piace, e forse è per questo che scrivo e che canto. Esistono nei parchetti di città o nelle campagne dei sentieri del desiderio (desire path), che si oppongono alle strade di cemento principali e sono percorsi nati dalla spontaneità del passaggio di qualcuno che ha deciso di non seguire la strada principale. Ecco, a me piace seguire quei percorsi. Poi anche le grandi strade principali sanno essere molto interessanti.
Cosa significa io?
Io è un’allucinazione perpetua che ci segue dappertutto. Tranne nei sogni, e in certi stati di meditazione o contemplazione, lì per fortuna l’allucinazione si spegne.
C’è una verità contro la quale ti sei trovato a fare a pugni?
Il dolore. Credo che il dolore, in qualunque forma esso si manifesti, sia la forma di verità più complessa da affrontare e con la quale convivere.

La monogamia è messa a rischio dalla pluralità di scelte e possibilità?
Senz’altro. Ma soprattutto è messa al rischio dal desiderio, e il desiderio è il nostro personalissimo Principe del Male, e siamo incapaci nella maggior parte dei casi di capire cosa desideriamo davvero e cosa invece crediamo di dover desiderare, e allora cadiamo vittime di questo Principe mutevole, logorroico e ultra-visibile. In ogni caso la monogamia è una cosa strana anche lei…
Esistono oggetti inutili in una grande città ma preziosi in un luogo isolato?
Bellissima domanda! Direi le stelle (se di oggetti trattasi). In città la luce del cielo notturno è considerata inutile, anzi pericolosa, e le stelle sono offuscate dalle luci fortissime che illuminano strade e monumenti. Nel luogo isolato le stelle invece sono tutto. Si pensi alle navi perdute in mare, o al viandante perduto tra le montagne e i deserti.
Nelle canzoni metti delle briciole per non rimanere imprigionato in certi labirinti?
Forse qualche briciola c’è, anche se sento che sto molto bene nei labirinti che creo, e piuttosto che sentirmi imprigionato, preferisco abitarli, e percorrere le loro strade con rispetto e curiosità.
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.