PH: Ufficio Stampa
Atarde: “A galla tra le onde della vita” | Indie Talks
Marinaio, pirata, pesce, onda che travolge, navigatore, burrasca e tempesta, e poi l’orizzonte che rimane lì a guarda il mondo e tutto il suo disordine. Bisogna tuffarsi dentro Waterproof, il nuovo disco di Atarde, nuotandoci dentro e lasciandosi andare, venendo trascinati dalle sue correnti. Le canzoni ci portano via, alla scoperta di nuove sensazioni, entrando sottopelle, libere di ondeggiare tra Oceani turbolenti e spiagge lontane.
C’è la sensazione di non sentirsi mai abbastanza, il bisogno di essere visti, la tendenza a idealizzare l’altro fino a perdersi nel confronto. Ma tutto viene filtrato da uno sguardo lucido e disincantato, capace di alleggerire senza banalizzare, di raccontare senza appesantire.
L’acqua può rinfrescare, oppure provocare una sensazione di annegamento, così come certi pensieri che, siamo costretti ad attraversare, molto spesso nuotandoci dentro, molte volte essendone in piena balia.
E allora 3 2 1 e …. Splash!
ATARDE X INDIETALKS
Cosa deve aspettarsi chi si tuffa nel tuo disco Waterproof?
Chi ascolta il mio disco si deve preparare a una fantastica esperienza marittima, piena di onde e animaletti acquatici, di pirati e naviganti. Insomma, tutto ciò che ha a che fare con il mare per come lo conosciamo da bambini. È un ambiente che mi affascina ed è molto presente in questo disco.
Quale canzone potrebbe essere un buon auspicio per tutti i navigatori?
“I pirati” finisce con una frase che è: «magari andremo lontano, ognuno per suo conto, ma ognuno per sempre conscio che c’è un altro pirata al mondo». L’augurio è che, anche se nella vita potremmo prendere strade diverse dalle persone intorno a noi, chi abbiamo salutato continui a camminare al nostro fianco. Magari lungo un percorso parallelo, invisibile ma vicino, capace di farci sentire la sua presenza in ogni momento. Quindi, buon vento!
Da quali onde bisogna avere il coraggio di lasciarsi travolgere?
A volte non possiamo nemmeno scegliere se farci travolgere dalle onde. L’auspicio è quello di farsi travolgere il più possibile da onde amiche, in modo tale da poterle surfare e conoscere meglio le avversità e le onde che si riproporranno in futuro.

L’acqua dolce e quella salata che emozioni possono rappresentare?
L’acqua salata è un’acqua che secondo me ha tante storie dentro, ha tanti sali minerali. È un’acqua che esiste da sempre. Nasconde nei fondali relitti di barche e animali improbabili.
L’acqua dolce è purificante, in qualche modo. È un’acqua che usi per per lavarti, per toglierti di tutto ciò che non sei tu. Quindi diciamo che è una bella differenza. Preferisco l’acqua salata.
In che situazione ti senti sotto sale?
Essere sotto sale significa sperare di rimanere uguali nel tempo. Magari aspettando che qualcosa accada, che qualcuno venga a salvarti o che arrivi qualche qualche buona stella, qualche situazione favorevole. Spesso non è una scelta comodissima perché richiede pazienza e soprattutto non ti metti in gioco, scegli di aspettare e di non prendere prendere in mano la situazione. Mi capita spesso, ma vorrei capitasse meno.
Cosa può pensare un pesce di un pirata?
Sicuramente penso sia spaventato. Però, a differenza magari di un motoscafo o di una nave da crociera, un pirata sembra più un animale. Un po’ un animale pericoloso, senza sapere neanche bene il perché. Mentre qualsiasi altro essere acquatico artificiale, secondo me, può sembrare proprio un mostro, una divinità oscura, che penso sia incomprensibile per un pesce. Un pirata, che magari sta andando verso la sua scialuppa di salvataggio, è solo un pesce un po’ strano che si muove storto perché è ammalato.
Davanti a quali verità è più comodo far finta di nulla e nascondere la testa sotto la sabbia?
Da tutto ciò che è comodo non vedere. Per me la cosa più difficile da affrontare, la più comoda da evitare, è il tempo. L’inevitabile susseguirsi dei giorni che non si ferma ti porta a posticipare, posticipare, posticipare. Ma arriverà il giorno in cui certe cose devi affrontarle. Ecco sì, risponderei essere ignoranti rispetto al tempo che passa.
Come si resta a galla nell’oceano discografico oggi?
Mi fa ridere la definizione di artista emergente, perché l’”emergere” si lega bene al mood di “WATERPROOF”. Vuol dire un po’ niente essere emergenti. È associato a tutti quegli artisti che sono under 30 e che non hanno avuto un successo discografico immediato. Io mi sento ancora emergente in tal senso. È un mercato saturo, pieno di artisti. È difficile. Non non mi sento parte del mercato discografico in termini di numeri. Però il riscontro che ha la mia musica è positivo, le persone che mi ascoltano ci sono. Magari sono fuori dalle dinamiche che riguardano il mercato pop italiano, ma ho un mio piccolo mercatino dell’usato, con le mie canzoni e con un pubblico che sta lì ad aspettare nuova nuova merce.

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