PH: Vito Delaurentis
Orlando: “Mi sento un bambino che vuole fare il cantante” | Indie Talks
Finché siam giovani, sarà quel che sarà di noi, e lo sfogo di Orlando che nasce dalla volontà di far sentire la sua voce e quella di una generazione spesso incolpata o considerata non abbastanza.
La rivoluzione gentile di Orlando parte dalla provincia, lì in un territorio dove è più facile ascoltare il silenzio e rimanere chiuse nei pensieri invece che avere l’opportunità di esprimere il proprio punto di vista, soprattutto quando è intimo e personale. Le canzoni all’interno del disco raccontano le storie della banda (amici e collaboratori dell’artista) ma diventano manifesto di una parte della società di oggi in bilico tra le preoccupazione, gli obblighi del diventare grandi e la voglia di divertirsi in maniera semplice ed insieme.
C’è anche una riscoperta della memoria e della tradizione come voce del passato da conservare nel futuro per crescere senza dimenticare da dove siamo arrivati.
ORLANDO X INDIE TALKS
A quali paure dovrebbero brindare i giovani?
La paura può essere un’alleata, e in quei casi c’è sempre da brindare. È grazie a lei che talvolta troviamo la spinta per cambiare, evolvere, trovare strade alternative o soluzioni inaspettate.
Come ci si accorge di essere diventati grandi?
Una cosa che mi ero segnato negli appunti del telefono, quando scrivevo il disco, è che si diventa grandi quando guardi la luna e ti rendi conto che è solo roccia.

Qual è la sfida dell’età adulta che ti diverte di più?
La sfida dell’età adulta che mi diverte di più non può essere una sola.
Nel senso che ogni giorno cerco di pormi davanti sfide diverse. Ad esempio, ieri sono andato a farmi 5 chilometri di corsa, più una bella partita di beach volley, convinto di avere il fisico per farlo!
È bello mettersi sempre alla prova in modo diverso e crescere passo dopo passo.
Da bambino volevi fare il cantante?
Sì, la musica è qualcosa che mi accompagna da sempre, fin da quando ero piccolo. Mia mamma cantava nel coro della chiesa, faceva spettacoli, era la mia artista di riferimento. Poi ho iniziato anch’io. Ma la verità è che in questo momento mi sento ancora un bambino che vuole fare il cantante, più che un cantante fatto e finito.
Aver pubblicato un album è solo parte di un sogno più grande che sto realizzando un po’ alla volta.
Finché siam giovani segna un passaggio per la tua carriera?
Non posso ancora sapere se “Finchè siam giovani” segnerà un passaggio per la mia carriera, ma di certo lo sta segnando per il mio percorso personale.
Il disco nasce da una riscoperta delle mie radici e questo mi ha portato a cambiare, a trovare nuove consapevolezze che ho rimesso in musica. In tal senso, è già una conquista non indifferente per me.
Come mai ci si rimane legati a certi oggetti, tipo la maglia del Guns?
Non è l’oggetto in sé, ma la storia che si porta dietro.
La maglia dei Guns ha alle spalle una storia d’amore fortissima: quella di due persone che si sono amate da giovani e che si ritrovano anni dopo.
Per questo chiedere “La rivuoi quella maglia dei Guns?” non significa semplicemente restituire un oggetto, ma invitare a tornare a quell’amore, a ciò che è stato e a ciò che, forse, non potrà più essere. Un amore probabilmente impossibile, ma che quella maglia continua a custodire.
Sfateresti il mito che la provincia è un posto per vecchi?
No, non lo sfaterei.
O meglio: non direi che la provincia è un posto per vecchi, ma direi che la provincia non invecchia. È un posto quasi statico, si muove molto più lentamente delle grandi città e si dimostra impermeabile ai grandi cambiamenti, quantomeno quelli repentini.
E questo è anche il bello della provincia: il mondo è nel 2026, la provincia no!
Il rischio è quando l’azione anticipa il pensiero?
Per vivere le cose con leggerezza, ogni tanto è giusto agire d’istinto. Fare, prima di pensare. Tanto se sei una persona coscienziosa un po’ di valutazioni, tra l’inconscio e l’inconsapevole, le avrai già fatte!
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