MUSIC SIDE

Intervistando EDDA: tra Zigulì, Calcutta e Hare Krishna

Siamo sul finire di maggio, mi trovo a Milano, precisamente al Largo Magnolia. Scorazzo beato tra i palchi del MI AMI FESTIVAL organizzato da Rockit.it. Mi trovo davanti al palco principale e sono diretto verso l’area hiphop ma improvvisamente succede qualcosa. Non sto guardando lo stage, ma mi basta sentire le note e le parole profuse nell’aere per capire che la persona che si sta esibendo sul palco ha qualcosa di molto interessante da dire.

se tu fossi il cielo dentro una stanza mi chiuderei
se tu fossi nuda e io fossi neve mi scioglierei
forse è solo così che ti voglio bene
ma non mi dire che la vita è bella ed ognuno ha la sua pena
è vero è vero è vero
ho sempre rifiutato l’intimità
mi disgusta solo il pensiero
allora allora allora
cos’è che ne facciamo dell’umanità
porompompero ne facciamo a meno

Solo dopo, avendo consultato le info del festival, realizzo che mi sono imbattuto in “Signora” di EDDA. Beh, mica male dico tra me e me. Anche le persone con le quali ho condiviso questa esperienza non sono rimaste indifferenti alla potenza espressiva di questo artista.

Decidiamo quindi che l’hiphop può aspettare e rimaniamo assorti ai piedi del palco ascoltando EDDA che in preda al caldo asfissiante si dimena e dà tutto se stesso al pubblico che lo acclama e che sembra quasi ossessionato dai suoi pezzi. Una sensazione che adesso, a distanza di quasi un anno dal mio primo ascolto di EDDA, posso confermare senza alcun dubbio.

Chi è EDDA?

Stefano Rampoldi, in arte Edda, nasce a Milano nel 1963. Voce del gruppo Ritmo Tribale, formatosi negli anni ottanta a Milano, ha portato per primo in Italia l’idea di un grunge autoctono cantato in italiano. Nel 1996, durante il tour di Psycorsonica, Edda decide improvvisamente di lasciare il gruppo, ritirandosi dalle scene. Ricompare dopo un silenzio di 12 anni, nel 2008 su YouTube con un proprio canale, dove pubblica alcuni brani registrati in casa. Da quel momento si apre una seconda vita artistica di EDDA che da lì a oggi darà vita a ben 4 album da solista più un EP live.

Perchè mi piacciono i testi di EDDA?

EDDA è un puro e questa sua caratteristica risalta anche nei testi e nelle musiche che negli anni ha condiviso con un pubblico di nicchia che adesso, grazie anche all’avanzata della indie music italiana, si sta facendo sempre più numeroso.

Edda parla di sè al femminile, ha una scrittura acida, graffiante, per certi versi sboccata; tutt’altro che politicamente corretto, Stefano Rampoldi, sputa la sua visione della realtà al mondo senza alcun filtro contenutistico.

E’ un artista maturo che viene da anni di live ed è considerato uno dei massimi esponenti del cantautorato indipendente italiano.

EDDA dice tutto ciò che la gente non osa proferire utilizzando una forte dose di ironia e di simbolismo all’interno della sua poetica.

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Abbiamo intervistato EDDA in occasione del live del 6 dicembre che avuto luogo presso il Teatro Coppola di Catania

Varco la soglia del Teatro Coppola di Catania e vengo accolto da Edda come se sapesse già chi fossi. Tengo a precisare che non avevo mai parlato con Edda nè scambiato email prima del nostro incontro a Catania. Soltanto il management dell’artista (Locusta), era a conoscenza di questo incontro.

Ci presentiamo e dopo i convenevoli iniziamo a parlare del suo ultimo disco, GRAZIOSA UTOPIA, della copertina dell’album, dell’anima, dell’italia degli anni 70, di Calcutta, dei Thegiornalisti, di Hare Krishna e quindi anche di Zigulì. Mi scuso con i lettori, chiedo venia, ma io non ho mai mangiato, nè visto una Zigulì in tutta la mia vita.

Ho deciso di non trascrivere questa intervista perchè credo che tramite questo video riuscirete a comprendere appieno la sensibilità e la simpatia di Stefano Rampoldi, in arte EDDA.

L’intervista è stata realizzata grazie al dipartimento di Public Relation di Mercuryo.it.

 

 

 

Salvatore Giannavola

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