Di Carlotta Santigli
“Promettimi che se un giorno non staremo più insieme…”
“Non dire cazzate”
“Aspetta, fammi finire. Promettimi che rimarremo uno nella vita dell’altro, in qualche modo.”
“A parte che non ti libererai così facilmente di me. Poi come posso prometterti una cosa del genere? Se mai ci lasceremo, sarà colpa tua. Io non potrei mai farti nulla di male.”
“Come puoi dirlo?”
“Perché sei l’amore della mia vita, cazzo.”
Abbasso il finestrino e lascio che lo iodio inondi la macchina. Sembra una vita fa.
È una vita fa.
Mi accendo una siga.
Le cose, per durare, devono essere perfette-ma-non-troppo. Io e Val eravamo quel troppo. Penso a lei ogni giorno, per buona parte del giorno. Mi basta, sì.
Ovviamente non siamo rimasti l’uno nella vita dell’altra, ma so che anche lei mi pensa, eccome.
Un colpo di tosse che sfocia in una risata mi riportano a dove sono. Ma dove sono mi riporta a Val e ai suoi seni scoperti sulla spiaggia. Era stupenda. Lo è ancora, secondo Instagram. Ha solo i capelli più corti.
Non vive più a due isolati da me, ha messo su famiglia senza un compagno e, sempre secondo Instagram, sua figlia si chiama Matilde.
Ho provato più volte a contattarla. Chiamate, messaggi, mail. Niente.
Sapeva che mi sarei comportato da stronzo prima o poi, lo diceva sempre. Ci scherzava, ma subito dopo guardava in basso, si mordeva il labbro e mi lanciava uno sguardo di sfida, come a dire “provaci e t’ammazzo”. Invece ha preferito sparire del tutto.
Ho provato più volte a mettermi in contatto con lei, sì. Ma forse non ci speravo davvero. Le cose sono più belle nella nostra testa. Non è morta, so perfettamente dove abita. Se la volessi davvero riprendere, se davvero volessi una seconda chance, me l’andrei a riprendere. Ma non voglio.
Ti amo, Val.
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