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Sem&Stènn: “Coming-out è manifestarsi, è un gesto d’amore” | Indie Talks

Il termine coming-out, preso in prestito dalla cultura anglosassone, ben descrive concettualmente l’atto del “venire fuori”, o meglio, di “venire allo scoperto”, mettere in luce una parte di sé, magari non così poco considerevole, che è stata stigmatizzata e tabuizzata dai dogmi che la società ci impone. Fare coming-out viene ancora visto come una mina vagante, capace di colpire ancora gli animi deboli di cuore?

Abbiamo così deciso di affrontare questo argomento con il duo Sem&Stènn. Coppia di fatto non solo sul palco, ma anche nella vita. Stefano e Salvatore si sono conosciuti nel 2007 su un blog per musicisti, finché poi a Milano i loro destini si sono incontrati, congiungendosi anche in ambito musicale. 

Diventati delle icone non solo sulla scena indie italiana, ma anche nella moda, Sem&Stènn non potevano che incrociare la nostra curiosità di voler scoprire senza veli non solo come loro hanno vissuto il proprio coming out, ma anche come reputano il concetto di diversità nella nostra generazione. 

INDIE TALKS X SEM&STèNN

È facile, secondo voi, oggi aprirsi e dichiarare al mondo la propria sessualità?

ln Italia, non sempre. Soprattutto nelle province. Perché manca ancora una forte narrazione sul tema quando pensi ai media tradizionali, tv e radio, ad esempio. Se ne parla, ma spesso in modo vecchio, sbagliato. Ci sono vecchie guardie LGBT che spesso fanno più danni che altro. E poi questo ingombrante senso di colpa della religione cristiana. Anche basta.

Quanto è difficile essere accettati per quello che si è per un ragazzo di 18 anni?

Dipende, abbiamo conosciuto ragazzi fuggiti dalle famiglie dopo il coming-out, ma anche storie felici dove le famiglie ti supportano davvero. Oggi forse è più semplice di una volta, grazie soprattutto a molti influencer che hanno iniziato a parlarne e ad essere modelli di libertà di espressione. Quando non c’è una vera e propria formazione culturale su un tema, le persone seguono il loro istinto. E a volte i genitori sono bravi genitori, a volte per niente.

Cosa significa trasgressione nel 2020?

Ha lo stesso significato di un tempo: fare qualcosa che dia fastidio per sdoganare un argomento scomodo, un tabù. Per noi trasgredire deve colpire qualcosa, deve avere un obiettivo. Le ragazze “trasgressive” sono quelle che provocano la moralità delle società perbeniste, noi siamo la stessa cosa versione gay.

Può definirsi secondo voi fare un “coming-out” l’affermare di essere “pansessuale”?

Coming- out è manifestarsi, quindi si, assolutamente. Ognuno si appiccica l’aggettivo che più lo rappresenta. Dobbiamo pensare che si parla dell’identità della persona, non una cosa così semplice da definire con una parola. Se la trovi e ti rappresenta, è quella giusta per te. Ed è importante definire, perché può aiutare gli altri a loro volta a trovare la loro parola. è un gesto d’amore.

Come avete vissuto il processo di accettazione della vostra sessualità?

Non bene all’inizio. I nostri percorsi sono stati forse un po’ diversi, anche se per entrambi il nostro incontro è stato il punto di svolta. Ci conosciamo come mai nessuno aveva osato fare. Quello che è avvenuto prima, l’infanzia, l’adolescenza, la vita da liceo, l’abbiamo affrontato da soli. Con le nostre forze. Siamo fortunati ad avere due grandi spalle, ci sono persone molto più fragili.

Quanto ci avete messo per dare sempre meno peso all’opinione della gente?

Sem non ha mai dato nessun peso, anche se è molto emotivo. Stènn per molto tempo si. Si impara che a mettere tutti d’accordo si fa un errore. Sempre che sia possibile. 

Cultura queer in Italia: si sta affermando perché siamo più “open-minded” o perché fa figo?

Anche qui, dipende. Da chi fa “cultura queer”. C’è tutto un ambiente che si è appropriato dell’estetica, ma poi capisci che dietro all’estetica non c’è niente. Ti calpesterebbero senza farsi troppi problemi. Se te ne appropri, rispetti le persone che l’hanno creata. Solo così possiamo evolvere.

Parlando dell’esplosione del movimento drag italiano da pochi anni, cosa votate a riguardo: “Sashay away” o “Shantay you stay”?

Shantay you stay, ovviamente. Lilly Love, La Chicca, Stephanie Glitter, Daphne Bohemien, La Croce le nostre prefe <3 

Ilaria Rapa

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