La Stanza del Tempo

1956: l’anno della “Grande Nevicata” | Lelio Morra interpreta “Maruzzella” per La Stanza del Tempo

Siamo nell’Italia del 1956, l’anno della grande ondata di freddo che invase l’Europa e lo stivale intero.

Per capire l’entità del fenomeno, diamo uno sguardo ad alcune temperature registrate in quel periodo, precisamente nel mese di febbrai: -20 gradi a Bergamo, – 18 a Vicenza, -6 gradi a Catania, -1 grado a Pantelleria.

A Roma nevicò per quattro giorni consecutivi e il 12 febbraio ci fu una nevicata di ben 12 cm: un evento che è stato ricordato nelle canzoni “Nevicava a Roma”, di Renato Rascel e da Pio (Festival di Sanremo 1970), e “La nevicata del ’56” interpretata da Mia Martini al Festival di Sanremo 1990 (Premio della Critica).

Come avviene per ogni tappa del nostro tour nella storia della cultura e della musica italiana, abbiamo scelto una colonna sonora d’eccezione per allietare i passeggeri di questo magico itinerario. Stiamo parlando del cantautore partenopeo Lelio Morra che interpreterà un brano iconico per la cultura popolare italiana ma soprattutto per la cultura partenopea. 

Il 1956 non fu solo l’anno del grande freddo. Vediamo insieme i fatti più rilevanti dell’anno in Italia e nel mondo:

  • 26 gennaio-5 febbraio: a Cortina d’Ampezzo iniziano i VII Giochi olimpici invernali.
  • 21 marzo: Anna Magnani viene insignita del il Premio Oscar come migliore attrice protagonista del film La rosa tatuata.
  • 19 aprile: a Montecarlo si celebra il matrimonio tra Grace Kelly e Ranieri di Monaco.
  • 24 maggio: a Lugano, in Svizzera, ebbe luogo il primo Eurovision Song Contest, vinto dalla Svizzera.
  • 25 luglio – Italia: in pieno Oceano Atlantico affonda il transatlantico Andrea Doria, battente bandiera italiana. Le vittime saranno 48.
  • 8 agosto – Marcinelle, Belgio: disastro in una miniera di carbone. Muoiono 262 minatori, di cui 136 italiani.
  • Il brano “Che bambola” di Fred Buscaglione è il successo musicale dell’anno in Italia.
  • La trasmissione televisiva a quiz Lascia o raddoppia?, condotta da Mike Bongiorno, diventa il primo vero grande successo della giovane televisione italiana.

Musica e Cinema: i trend del 1956 in Italia

La classifica dei singoli più venduti in Italia nel 1956 vede alcuni dei più grandi successi dell’identità musicale e artistica del nostro paese. Tra questi abbiamo “Maruzzella”, “Giuvanne cu ‘a chitarra”, “Io, mammeta e tu” di Renato Carosone, “Guaglione” di Aurelio Fierro, “Piccerella” di Claudio Villa e “Aprite le finestre” di Franca Raimondi. Tra le hit straniere troviamo la famosissima “Mambo italiano” di Rosemary Clooney.

Le sale cinematografiche invece, proiettavano pellicole che ancora oggi vengono considerate diamanti della cinematografia italiana e internazionale, stiamo parlando di: “Poveri ma belli” di Dino Risi, “Totò, Peppino e la Malafemmina” di Camillo Mastrocinque, “Tempo di Villeggiatura” di Antonio Racioppi con Vittorio De Sica. Un’altra annata d’oro per il cinema italico come tante nel decennio del 1960 in cui i registi del calibro di De Sica e Dino Risi hanno ispirato i cineasti e i creativi di tutto il mondo con le loro storie, i loro personaggi e le loro ambientazioni fatte di un’Italia che stava rinascendo splendidamente reagendo ai periodi bui del secondo conflitto mondiale.

“Maruzzella” di Renato Carosone: la colonna sonora del nostro viaggio alla scoperta dell’Italia del 1956

L’interprete

Renato Carosone è considerato come uno degli interpreti e degli autori più rappresentativi della canzone napoletana e della musica leggera italiana dal secondo dopoguerra in poi. Pianista classico e jazzista, Carosone fu un artista capace di fondere i ritmi della tarantella con le melodie africane e americane e di dare vita a vere e proprie hit mondiali. Tra i suoi successi ricordiamo: “Torero”, “Caravan petrol”, “Tu vuò fa l’americano”, “‘O sarracino”, “Pigliate ‘na pastiglia” e quindi “Maruzzella”.

Renato Carosone, insieme a Domenico Modugno, è il cantante italiano che ha venduto più singoli in lingua italiana negli Stati Uniti.

Il brano

“Maruzzella” è un brano dalle caratteristiche insolite rispetto agli altri successi di Carosone poichè non un brano ballabile e scanzonato, bensì una poesia, anzi una preghiera d’amore.

Il brano è dedicato a Marisa, la moglie di Renato Carosone. Maruzzella è infatti il diminutivo di Marisa. In napoletano questo termine indica la “maruzza”, ovvero una piccola lumaca di mare, ma anche anche una ciocca di capelli che abbia la forma attorcigliata di un guscio. “Maruzza” assume anche un ulteriore significato, con questo termine, infatti, si suole indicare una persona ingovernabile.

Enzo Bonagura, co-autore del testo, è riuscito a unire tutti questi significati in unico componimento e li ha utilizzati per raffigurare il profilo di una donna indomabile, sfuggente, ammaliatrice, un po’ come il mare e il fluttuare incessante delle sue onde che svelano e nascondono la riva.

 

Maruzzella, Maruzzè

t’e’ miso dint’a ll’uocchie

‘o mare e m’e’ miso

mpietto a mé nu dispiacere.

Stu core mme faje sbattere

cchiù forte ‘e ll’onne

quanno ‘o cielo è scuro:

primma mme dice sì,

po’ doce doce mme faje murí

Lelio Morra interpreta “Maruzzella” per La Stanza del Tempo (1956): conosciamo l’artista

Ma adesso ritorniamo ai nostri giorni per parlare di uno dei cantautori che apprezziamo di più nel panorama della musica italiana indipendente: Lelio Morra, artista napoletano classe ’86 che ci ha conquistato “ESAGERATO” il suo primo album da solista che abbiamo letteralmente consumato a suon di ascolti. Un interprete maturo, un autore abile e romantico caratterizzato da una vocalità autentica fatta di vibrazioni che rapiscono l’ascoltatore proiettandolo al centro delle storie narrate all’interno dei suoi brani: “GIGANTI”, “GLI AEROPLANI” o “IL MARE INTORNO” solo per citarne alcuni.

E’ giunto il momento di abbandonarsi alla magia della musica, godiamoci l’interpretazione di Lelio Morra, accompagnato da Bollatrio al contrabasso, per rivivere le atmosfere del 1956 attraverso “Maruzzella” di Renato Carosone.

 

 

Salvatore Giannavola

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Salvatore Giannavola

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