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IN6N: “Le mie canzoni sono emozioni urlate” | Intervista

Il disco di IN6N si apre con l’artista che urla “Siamo il male moderno”, concetto che dà il titolo all’album.  Composto 9 tracce viscerali, nate da rabbia e sofferenza, escono fuori prepotentemente, come se fossero paure dal quale liberarsi il prima possibile.

Nella società di oggi spesso capita di vergognarsi delle proprie emozioni e forse, per questo motivo come moto di ribellione sta tornando di moda il genere emo declinato con i generi di oggi, caso più celebre l’incontro con la trap.

IN6N è un artista che s’inserisce in questo filone descrivendo le sensazioni che ha provato sulla propria pelle, grazie alle quali ha capito che sentirsi diverso non era un limite ma una grande opportunità.

INTERVISTANDO IN6N

IN6N è un codice per sbloccare quali sensazioni?

È la password per entrare dentro la Rage Room del male moderno. In realtà tutto il disco è stato scritto in maniera completamente nuda, cruda e viscerale, quindi, più che di sensazioni si può parlare di “emozioni urlate”. È così che definisco quello che faccio. A volte sono legate da un sentimento più vicino all’amore e altre volte sono legato all’odio. In questo disco si parla decisamente di odio.

Cos’è il “Male moderno”? Come si può sconfiggere?

“Il male moderno” è un concetto relativo. Può essere positivo e negativo a seconda del contesto, esattamente come l’uomo. La felicità, ad esempio, è il male moderno, se si parla di una società in mental breakdown dove la depressione ha preso sempre più piede come elemento di unione con le altre persone. Allora qual è il male della depressione? Stare bene. Questo disco mi ha aiutato a superare un periodo difficile della mia vita dove ansie e paranoie erano entrate a far parte della mia routine quotidiana come se fosse una cosa “giusta” creando una realtà finta fatta di specchi da distruggere per scoprire realmente chi fossi davvero. Quindi paradossalmente in quel periodo, il mio voler stare bene con me stesso, era visto come un “Male”.

PH: IN6N

Sei legato al numero 6? Cosa rappresenta?

Il 6 rappresenta un po’ il periodo di transizione che ho avuto nel mio progetto. È stato l’inizio di una sperimentazione musicale più “oscura” legata al mondo dell’esoterismo, quindi, ha sancito l’inizio del nuovo progetto con il nome nuovo. E soprattutto a livello di energie è stato figo ma allo stesso tempo strano, era come se durante la scrittura dell’album fossi entrato letteralmente dentro la parte più oscura di me tirando fuori tutto il peggio che avevo dentro. Per esempio “sono il 6” è la traccia più esoterica del progetto. Ci sono riferimenti al grimorio, al sigillo di Salomone ad Eliphas Levi, Dorian Grey, al decadentismo di fine 800. Tra l’altro la copertina del disco realizzata da BodySnatchers prende spunto al tarocco dell’appeso l’arcano maggiore n°12.

Ti ha ma dato fastidio sentirti diverso?

All’inizio sì, ci ho sofferto molto, in generale, mi sono sempre sentito un outsider nella vita. Poi ho scoperto che essere diversi è letteralmente una figata.

È etico usare il dolore per fare soldi?

Fanculo l’etica.

Che ferite lascia l’amore?

Più di quante uno immagina, ti uccide ogni volta ma ti fa rinascere rendendoti sempre più forte.

Chi sono i protagonisti della “Wave Oscura”?

“La Wave Oscura” l’ho scritta con l’intento di farla diventare quasi un manifesto di questo genere. Dal metal trap allo scream rap è sempre stato visto come un genere che in Italia non prenderà mai piede ma sono del parere che non sia così, c’è una bella scena underground che non tutti conoscono ma spacca tantissimo. È la traccia più Hardcore Punk  del disco, sia dal testo che dal sound. 

Ti piacerebbe vivere in un modo cyperpunk dove uomo e macchina sono la stessa cosa?

Già ci siamo dentro, è solo l’inizio. Comunque sì, mi piacerebbe, il futuro spaventa sempre ma invece può sorprenderti, di certo spero di non vivere in uno scenario alla Mad Max, anche se il corso degli eventi non dimostra troppo il contrario.

PH: Alberto De Lorenzis

 

Nicolò Granone

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