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“Pastimes”: i nobili hobby dei Baseball Gregg | Indie Talks

Pastimes are past times”, inizia con questa citazione di Joyce il nostro nuovo Indie Talks che vede come protagonisti i Baseball Gregg, duo italo californiano che il 23 settembre pubblica il suo nuovo album dal titolo “Pastimes”, appunto.

Dall’idea che la musica sia vista o vissuta come un passatempo, fino a quelli che sono gli hobby coltivati o meno in una società sempre più pigra come la nostra, ecco che Samuel e Luca dei Baseball Gregg provano a rispondere a qualche nostra domanda proprio sul concetto di passatempo.

BASEBALL GREGG X INDIE TALKS

 

Benvenuti a questo nuovo Indie Talks! L’argomento del giorno è stato chiaramente ispirato al titolo del vostro album “Pastimes”, ovvero in italiano “Passatempi”: qual è in generale il vostro passatempo preferito?

Sam: Ovviamente ascoltare e suonare la musica. Oltre quello leggo tantissimo, dipingo con gli acquerelli, guardo dei film, e passo il più tempo possibile con gli amici.

Purtroppo, in Italia uno degli argomenti pluridibattuti riguarda proprio l’importanza della musica nella società di oggi, che è infatti vista solo come un passatempo appunto e non come un vero e proprio mestiere. Qual è la vostra opinione a riguardo?

S: Secondo me, se noi pensiamo che la musica sia bella, che da più valore e più bellezza alle nostre vite, allora dobbiamo nutrirla. Dobbiamo pensare che l’ecosistema musicale da un punto di vista olistico. E se vogliamo veramente della bella musica nelle nostre vite, è importante che la musica sia un mestiere economicamente sostenibile. Noi facciamo altri lavori, e nel tempo libero ci dedichiamo alla musica. Ma se fosse possibile pensare solo alla musica, penso sinceramente che creeremmo cose anche più belle. E questo vale per tutti i musicisti. Un mondo in cui la musica paga è un mondo in cui la musica è più bella.

Parlando più nello specifico del vostro progetto: avete iniziato a suonare insieme un po’ per hobby?

S: Si io direi che inizialmente era un po’ per hobby. Direi che oggigiorno è, in qualche modo, ancora un hobby. Suonare mi fa stare bene, il fatto che dia piacere agli altri mi fa stare bene.

 

Il vostro album prende molto dalla citazione di Joyce “Pastimes are past times”: in che modo avete costruito il vostro disco a partire da questo concetto?

Luca: In realtà quel passaggio del Finnegans Wake non ha un vero e proprio significato in sé, come del resto la gran parte del libro, che in molti passaggi è equiparabile a danza, o pura lirica. Nel nostro caso avevamo riflettuto già prima di imbatterci in Joyce sul concetto filosofico di ‘passatempo’, e di come – da un certo punto di vista – qualsiasi attività umana possa essere definita tale. Il passaggio di Joyce poi ci offriva quel gioco di parole che in qualche modo riusciva ad incapsulare anche una parte della nostra poetica passata e presente, fatta di testi e immaginari con continui rimandi al passato, alla nostalgia e alla memoria, e combinava un po’ entrambi gli aspetti che ci interessavano.

Volendo concentrarci invece sul presente, quanto secondo voi la letteratura di grandi classici come appunto Joyce ma anche Shelley riesce a trovare un posto nel mondo attuale?

S: Io ho letto Frankenstein recentemente, e penso che racconti tantissimo anche del mondo attuale. Il tema principale del libro è che il signor Frankenstein, ossessionato del suo progetto di ridare vita a un corpo, cerca di andare sempre oltre senza interrogarsi sulle conseguenze. Poi, nasce il mostro, ostracizzato dal suo creatore, motivo per cui architettò una vendetta contro l’umanità. Penso che noi, come esseri umani, non siamo molto capaci di interrogarci sulle eventuali conseguenze delle nostre azioni. Frankenstein ci chiede di riflettere sulle nostre aspirazioni prima di inseguirle (tema un po’ evergreen).

foto di Giacomo Manghi

Quando non fate musica, di cosa vi occupate?

L: Oltre al lavoro extra-musicale, che, come ha detto Sam, qualche risposta fa è qualcosa che accomuna entrambi, personalmente sto cominciando a imparare a suonare il violoncello. Quest’estate ci ha raggiunto per un concerto Cristina, musicista di stanza a Londra che ha suonato e arrangiato gli archi per il nostro album, e mi ha molto influenzato ed è stata di grande ispirazione, per cui ora vorrei imparare questo strumento anche se so che è un percorso molto lungo e difficile. Sam invece ha iniziato una carriera parallela come pittore e pochi giorni prima di partire da Bologna ha fatto una mostra di acquerelli erotici in un art space in centro che ha causato anche parecchio scalpore.

Ilaria Rapa

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