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Peter White: “Non conta la distanza tra due persone, ma solo il fatto di non essere insieme” | Indie Talks

“Se due persone sono fatte l’una per l’altra finiranno per ritrovarsi, a dispetto della distanza, del tempo e persino delle circostanze” diceva Nora Ephron.

Il tema della distanza è stato affrontato molto negli ultimi anni, soprattutto dal momento che ci siamo trovati a dover gestire diversi tipi di distanza, dovuti alla pandemia. Distanza sociale, coppie e famiglie costrette a rimanere lontane per un tempo che è sembrato non finire mai.

La mancanza del contatto fisico, un abbraccio o una carezza negati e bramati più che mai. Situazioni momentanee per alcuni ma che per altri sono la normalità anche da prima.
La distanza è declinabile in tante, troppe varianti e spesso ci si sente lontani anche nella stessa stanza e lì forse non c’è via d’uscita.

Di questo abbiamo parlato con Peter White, che nel suo ultimo singolo “Dall’altra parte del mondo” parla, con il cuore in mano, di distanze e di mancanze, in un modo sincero e senza costruzioni.

PETER WHITE X INDIE TALKS

Ciao! “Dall’altra parte del mondo”, il tuo ultimo singolo, affronta il tema della distanza. Come è nato il pezzo?

Ciao! “Dall’altra parte del mondo” nasce a Milano, nello studio del produttore Jeremy Buxton (Simone Borrelli).
Ricordo che pioveva a dirotto: sono arrivato in studio bagnato e con solo un accenno di strofa, convinto del fatto che avremmo concluso poco e niente siccome era la prima volta che lavoravamo insieme. Poi però è avvenuta la “magia”: io mi sono messo alla chitarra e Simone (Jeremy) al pianoforte (in quel momento ho scoperto che lo suona davvero bene).
Nel giro di tre giorni il brano era praticamente chiuso e l’ho ascoltato in cuffia mentre tornavo a Roma.
Il tema della distanza è sicuramente centrale nella canzone, in particolare mi ha affascinato il fatto che non conta se a dividere due persone sono solo pochi metri o migliaia di chilometri: importa solo il fatto di non essere insieme in quel preciso momento.

Consigli di sopravvivenza per relazioni a distanza?

Forse non sono la persona giusta a cui chiedere consigli del genere, ma ci provo lo stesso: per una relazione, in generale, serve equilibrio.
È tutto un gioco di passaggio tra gli estremi: ascoltare, parlare, lasciare spazio ed essere presenti. Se non ci si perde tra queste sfumature, si vince.

La gelosia come si gestisce in queste situazioni?

La gelosia è fondamentale: è la dimostrazione della passione e va sempre vissuta.
Però attenzione: serve solo in piccole dosi, un po’ come l’acqua per le piante grasse. Se si superano i limiti, rovina tutto e diventa opprimente.

E la musica? In che misura aiuta?

È uno stato d’animo e può essere utile in alcuni frammenti di una canzone, ma di certo non ci si può scrivere un disco intero.
Diciamo che la gelosia è un po’ come una stella cadente: bella perché passa solo ogni tanto e brucia il cielo con la sua impulsività.
Se ne vedessimo cento ogni notte per noi diventerebbe banale e niente di più.

La “distanza sociale” con cui ci siamo confrontati negli ultimi anni, è un tipo di distanza sicuramente diverso. Come l’hai vissuto?

Credo un po’ come tutti: a momenti alterni. Mi ha dato degli spunti nuovi per alcuni versi, per altri ho sofferto scoprendo dei lati di solitudine che prima non conoscevo così a fondo.

Si può essere distanti anche stando nello stesso posto?

Assolutamente sì: forse è la distanza peggiore che ci sia. Va però sottolineato che il tema della distanza è estremamente soggettivo e cambia da persona a persona.

Nel futuro di Peter White cosa c’è?

La voglia di fare musica nuova. Mi viene spontaneo dare una

risposta affine agli sportivi, che durante le interviste affermano di affrontare il futuro partita per partita: io farò lo stesso, canzone dopo canzone.

Ne do tre anche se ce ne sarebbero molte di più:
Compagni di viaggio (Francesco De Gregori)
All my loving (The Beatles)
Rose rosse (Massimo Ranieri).

Sara Pederzoli

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