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Nelle città di Caleydo | Indie Talks

L’essere umano si sta adattando alla città o sta venendo inglobato in essa senza neanche accorgersi, venendo sopraffatto dall’ombra delle palazzine e dai ritmi caotici?

Caleydo incarna il mood della generazione Z, portando un urban moderno, muovendosi all’interno dei conflitti che vivono i giovani d’oggi, instabili tra la voglia di costruire un futuro dove vivono o cercare fortuna altrove, anche riempiendo una valigia e trasferendosi a chilometri di distanza.

Inevitabilmente ogni persona s’identifica in alcuni luoghi e ha paura di cambiare traferendosi altrove, ma la ricerca di se stessi parte anche dalla consapevolezza che a volte è necessario perdersi del tutto per scoprire davvero l’essenza più intima.

CALEYDO X INDIE TALKS

I grattacieli ti affascinano?

In qualche modo mi affascina in generale l’architettura e il modo in cui l’uomo si rapporta con gli spazi.

Dei grattacieli mi affascina il fatto che siano un tentativo di avvicinarsi al cielo, alle cose irraggiungibili. Ne parlo anche in una canzone, “2000 palazzine”. Penso che l’uomo in fin dei conti sia da sempre schiavo dell’architettura; la usa per avvicinarsi all’ immensità delle cose, ma rimane intrappolato nel suo essere, suo malgrado, semplicemente umano. 

Hai mai sentito la sensazione di essere soffocato da una città?

Moltissimo. Vicenza è una realtà piccola e dalla mentalità ancora molto provinciale, il che la rende a volte soffocante. Anche per il semplice fatto che sembra non darti abbastanza, ti delude a volte, perché ne vedi le potenzialità sprecate; d’altro canto la noia, anche se soffoca, a volte ha anche lati positivi. 

PH: Edoardo Embrinati

Credi che l’egocentrismo dell’uomo moderno lo spinga a preferire di  sopravvivere davanti alle catastrofi piuttosto che prevenirle? Partendo da questo presupposto tu quanto ti senti fragile?

Hai centrato un punto importante. Oggi si parla molto di temi come il surriscaldamento globale, ma non si cercano davvero soluzioni drastiche. Si preferisce guardare il mondo decadere lentamente. Ci si siede sul bordo del burrone, ci si stappa qualche birra e poi si vedrà… è molto triste, ma lo scegliamo tutti i giorni, consapevolmente. 

Come descriveresti il mondo di un ragazzo della tua età?

Un mondo complicato, molto più variegato di quello che si possa pensare. 

PH: Edoardo Embrinati

Il luogo dove nasce e vive un artista influenza quello che si prova?

Come già dicevo prima, sicuramente sì. La noia genera spesso l’input per una ricerca di creatività, però non rappresenta sempre un buon terreno per coltivarla. A volte infatti è necessario scappare in cerca di nuovi stimoli, o magari semplicemente cercare di guardare la propria monotona routine sotto nuovi punti di vista 

Che colori vedi se punti lo sguardo verso il cielo?

 Mi riservo di non rispondere.

Ci sentiamo liberi ma poi costruiamo gabbie mentali. Ti è mai capitato di sentirti bloccato dai tuoi pensieri?

Beh tutti i giorni, oppure non farei musica, non avrei la presunzione di poter raccontare qualcosa a qualcuno. L’obiettivo è usare la musica per aprire queste gabbie e far fuoriuscire il flusso di pensieri che abbiamo accumulato, vomitarlo in qualche testo, piuttosto che in faccia a qualcuno che amiamo

Quando sei in un posto che non conosci preferisci seguire i consigli del navigatore o girare a caso senza una meta?

Girare a caso senza una meta è più affascinante, ma quando succede non è mai un “girare a caso”, piuttosto un “seguire un istinto”. È così che voglio la musica, con una destinazione in testa ma senza imposizioni da nessuno

PH: Edoardo Embrinati
Nicolò Granone

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