PH: Starfooker
Per capire come nasce questa intervista bisogna fare un salto indietro nel tempo, giusto ai giorni del Mi Ami Festival. In una leggera pausa, nell’attesa di un live che sta per iniziare, decido di sfruttare la poca coda e ordinare un panino Veg curioso di provare nuovi sapori e convinto che troppa carne faccia male. Così mentre do un morso e penso che il gusto non è poi così male, sul palco Mi Fai ( da segnalare che lì sono successe un sacco di cose fighe) si stanno esibendo Ico e i casi umani.
Dal nome fanno già simpatia, e dall’aspetto sembrano una band folk che arriva dalle pianure americane. Dopo qualche pezzo, il timore iniziale sparisce e il pubblico inizia a ballare, cantare, fare una grande festa e un sacco di gesti difficili da descrivere con l’uso delle parole. Così, anch’io mi avvicino e dopo neanche un minuto mi ritrovo sotto palco a fare un gran casino con un tizio sconosciuto sulle spalle e Appino davanti che sgambetta felice.
Ascoltando con calma i testi, la voglia di scatenarsi non va via, ma si riesce a cogliere l’ironia e la capacità di raccontare situazioni tutto sommato grottesche con simpatia e critica sociale verso una società talmente perfetta da sfiorire nella noia.
All’improvviso mi sono sentito parte di una grande famiglia, ho visto il mondo con gli occhi della felicità quindi grazie Ico e i casi umani. Viva la sincerità di chi ha il coraggio di dire quello che vuole, senza sentire l’obbligo morale di snaturarsi solamente per essere identico a tutti gli altri.
Uno scherzo per essere uno scherzo di buon livello deve per forza di cose correre il rischio di offendere qualcuno. No risk no fun.
Abbastanza.
Si può essere intelligenti senza essere ironici, ma non si può essere ironici senza essere intelligenti. Quindi un’ironia profonda non può fare a meno dell’intelligenza. Per un’ironia più inconsistente invece, si può essere anche scemi.
È una cosa che non si decide, di andare in stand by il cervello lo decide da sé.
Secondo noi lo sta seguendo almeno dagli anni 90’, sono anni che nei suoi pezzi più belli molto raramente usa l’armonica.
A nessuno, anche perché tirare su il morale a un cantautore è un po’ come tagliare la corda allo scalatore.
Buona pesca.
Quella dello scacchista che vinceva grazie al vibratore che aveva nel culo dove gli arrivavano suggerimenti in codice.
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