Indie Talks

Alessandro Forte: “Muoversi al proprio posto” Indie Talks

Dalla provincia, Alessandro Forte scrive un disco che in realtà è senza confini, è universale perché racconta storie di crescita che non hanno limiti spaziali.

“Un posto in cui appartengo” parla di una ricerca di felicità, che ad un primo ascolto sembra una richiesta d’aiuto e una fuga nella realtà, al di là delle cose. Alla fine questa non è solo  solo geografia dei sentimenti, ma anche consapevolezza della propria indole, con bisogni associati e voglia di imparare a stare bene con se stessi e con gli altri, senza essere obbligati a scappare dal mondo esterno.

Nei paesini più piccoli capita di sentirsi limitati, di non avere le occasioni giuste. Forse è vero, ma è ancora più vero che andare lontano per evitare di trovare il coraggio di ascoltare se stessi, rende tutto più rumoroso e crea muri, invece di sviluppare il proprio raggio d’azione, si finisce poi a chiudersi in se stessi.

E allora bisogna tentare di trovare il proprio posto, iniziando a mettere radici dentro emozioni, pensieri e progetti, facendo germogliare il nostro io, giorno dopo giorno, evidenziando la sensazione di essere qui, ora.

ALESSANDRO FORTE X INDIE TALKS

Questo disco rappresenta la geografia dei tuoi sentimenti?

In parte sì ed in parte, non proprio. Mi spiego meglio: ho iniziato a scrivere questo album tre anni fa e in questo lasso di tempo la mia vita è cambiata moltissimo.

Ho scritto canzoni che rappresentavano perfettamente il modo in cui mi sentivo e quando pensavo di aver trovato i punti cardinali della mia vita, tutto è cambiato.

Oggi sono più consapevole, i sentimenti che ho mappato per questo disco, sono probabilmente diversi da quelli attuali. Oggi sicuramente scriverei un disco totalmente diverso. Non per forza migliore. Semplicemente diverso.

Forse è anche questo il bello di crescere. 

Essere o stare in un posto presentano sfumature diverse?

Bella domanda. Sì, puoi essere in un posto e non viverlo appieno. Per me “essere” è un qualcosa di attivo, è immergersi con mente e corpo. 

Un luogo lo apprezzi davvero, non solo quando ci sei, ma quando lo vedi in tutte le sfumature belle e brutte.

Quando lo vivi, e scopri anche un po’ di te.

PH: Ufficio Stampa

La distanza è ispirazione per le canzoni?

Moltissimo. Io non riesco mai a scrivere quando un’emozione è troppo calda. Serve che sia passato un po’ di tempo. La distanza ti fa vedere le cose più in prospettiva. Se invece parliamo di amore e affetti a distanza, beh anche quello è d’ispirazione se no, non avremmo metà della discografia it-pop italiana (inclusa metà della mia ahah)

Se potessi fare un incantesimo come sarebbe il tuo mondo ideale?

Un mondo in cui le persone parlano, si guardano allo specchio e vedono che sono più simili tra loro di quanto credano e che le cose si risolvono dialogando.

Alle volte chiedendo anche scusa. 

Vedendo com’è il mondo oggi, mi sembra un utopia.

Qual è il tuo mezzo di trasporto preferito?

Vorrei sinceramente dirti che amo andare a piedi e vedere le cose con calma, in realtà che sono perennemente di fretta e passo 70% della mia vita in macchina. 

In compenso amo abbastanza i treni, forse perché li prendo poco e solo per viaggi di piacere .

Mi permettono di non guidare per una volta e fantasticare guardano fuori dal finestrino. 

PH: Ufficio Stampa

Ti capita spesso di affezionarti ad un luogo?

Totalmente. Ci sono luoghi che porto nel cuore e che mi fanno sentire bene e in cui vado in cui cerco un’ispirazione o solo un po’ di serenità.

Il concetto di casa cambia crescendo?

Si. Un tempo l’associavo molto più ad un luogo fisico.

In parte è ancora così: il mio piccolo paese (Ovada n.d.r)  e i suoi luoghi sono casa come nessun’altro posto al mondo.

Al tempo stesso oggi casa la vedo più nelle persone a cui voglio bene e in me stesso 

Ti sei mai immaginato I Clash come band di Alessandria, la tua provincia?

Non ci avevo mai pensato prima d’ora sarebbe molto interessante sapere che cosa avrebbe da dire già Joe Strummer e la sua band.

Se è vero che la noia alle volte è un motore di creatività, sono sicuro che la piatta pianura alessandrina gli avrebbe stimolati a fare delle gran cose per evadere dalla nebbia.

Nicolò Granone

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