PH: Ufficio Stampa
“Il disco si apre con “Ascension” che funge da introduzione all’album: fatto da attese e ripartenze per sfociare a “Get Out” la traccia che entra nel vivo del disco. Rappresenta la frenesia, la fuga dalla realtà per poi terminare con una sorta di rassegnazione in un arpeggio che richiama l’ultima canzone. “Eat More” è la canzone più “schizoide” del disco: toni scuri e forti con la chitarra solista che in piena libertà si districa tra i riff aggressivi.
“Ghost Whisper” è la traccia rappresentativa dell’album: qui i fantasmi si palesano in tutta la loro impalpabile essenza; “Baroque Dance” invece è un duetto, come una sorta di ballo tra chitarra e basso che si scambiano gli assoli. La traccia è danzante per l’appunto grazie al suo ritmo funky/dance.
“Industrial Spike” si apre con sonorità industriali per poi incentrarsi sul playing della chitarra dal tocco leggero.
L’ultima traccia “Å” rappresenta i rimorsi, i rimpianti che possiamo avere nella nostra vita.”
Questa è la spiegazione fornita da Paolo Sanna, musicista autore di questo progetto, però essendo un disco strumentale senza un traccia letteraria da seguire, dentro la quale le parole creano immagini e contesto, le note lasciano più spazio al desiderio d’esplorazione. “Mind Castle” diventa così uno spazio da scoprire, con la possibilità che durante gli ascolti possa cambiare la percezione stessa delle canzoni, a seconda dei pensieri che vivono dentro chi sta alzando il volume e ascoltando.
Nasce come una naturale evoluzione del mio progetto solista. Ho voluto racchiudere in questo album le emozioni/sensazioni che una mente umana possa avere.
Sicuramente è meno commerciale, ma essendo un chitarrista sono “cresciuto” con album strumentali e per me quindi è una cosa abbastanza naturale; non essendoci un testo l’ascoltatore avrà piena libertà di interpretazione.
Perché Mind Castle non è rivolto solo ai chitarristi o agli amanti della musica strumentale: il disco non chiede di capire la musica strumentale, ma di viverla. I brani hanno una forte componente emotiva e narrativa, anche senza parole. È un disco che accompagna e crea immagini.
Onestamente? È molto difficile perché tutte le tracce da suonare per me sono belle. Ognuna infatti rappresenta una sensazione diversa e quindi in base al mood giornaliero potrei scegliere una rispetto ad un’altra. Però, scegliendo, andrei su “Ghost Whisper”: a livello di struttura la ritengo la più completa, inoltre l’assolo di basso presente su questa traccia mi da sempre forti sensazioni.
Personalmente no; ma come dicevo, ognuno può interpretare un brano come vuole.
Se per processo del ragionamento si intende il processo creativo delle canzoni direi di no. Spesso fluiscono da soli, appena inizio a suonare.
Più che una fuga fisica, direi una fuga mentale. La musica, in questo senso, può diventare un varco, una pausa dal rumore e stress continuo della mente. Un respiro.
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