Di Christian Gusmeroli
La rassegna dedicata alla nuova canzone d’autore italiana arriva al suo giro di boa. Dopo quattro serate dense di storie, suoni e visioni musicali differenti, anche questa sera altri sei artisti salgono sul palco del Lauro Rossi portando con sé il proprio modo di intendere la canzone.
Al termine della serata si raggiungerà un traguardo simbolico: metà del percorso sarà completato.
Ecco i sei artisti di questa sera:
Giorgia Faraone è una cantautrice salentina, fresca vincitrice dell’ultimo Premio Bindi. Cresciuta tra canzone d’autore italiana e black music, i brani proposti – “Machemifai?” e “Cinema vuoto” – vanno proprio in questa direzione. Esibizioni vocalmente ineccepibili ma che forse hanno mancato un po’ di lato emozionale.
I Professori, e no, non sono i Thegiornalisti che hanno cambiato professione, si presentano con “Cane malato”, una canzone tratta dal concept album “Ero80”, incentrato su una storia di tossicodipendenza. Dallo stesso disco è tratto anche il secondo brano proposto, “Liceo Marconi”. E come si poteva chiamare altrimenti un brano de I Professori? L’intero album, come suggerisce il titolo, racconta il mondo visto da un tossicodipendente nostalgico degli anni Ottanta. Neppure le occupazioni di oggi, nel Liceo Marconi, sono più come quelle degli anni ’80. I brani si muovono su una solida base rock.
Giulia Trovò intona “Per Giulia”, un brano intimista e autobiografico. La figura della “bimba che voleva volare” citata più volte nella canzone è un chiaro riferimento al passato da bambina dell’autrice. Una delle frasi più forti è “Non ho mai chiesto aiuto quando avrei dovuto urlare.” “Per Giulia” è una confessione delicata e dolorosa in cui memoria, rimpianto e bisogno di protezione si intrecciano in un racconto molto personale. La seconda proposta, “Se non dovessi più tornare”, cambia completamente tema e punto di osservazione. L’autobiografia lascia il posto alla storia di un disertore che si rifiuta di combattere durante la Seconda guerra mondiale. “Non c’è gloria, né pace, né onore / solo fame, paura, sudore.”
Giovanni Neve con la canzone “Premi play” canta di un amore intenso fino all’euforia. Il brano contiene riferimenti concreti e molto contemporanei. Una canzone emotiva che precede però un pezzo quasi opposto per tematica e leggerezza. “+ sogni fai + sogni ho” cerca infatti una dimensione più spensierata: una ballata pop dal ritornello trascinante.
Marco Gesualdi e Toto Toralbo portano sul palco “Canzone Vesuviana”, brano interamente in dialetto napoletano che musicalmente richiama le sonorità della tammuriata. “A lu tiempo” invece non si rifà alla musica tradizionale napoletana pur restando il testo in dialetto.
Gli XGiove chiudono la serata con una doppia proposta. “Ora che scende la notte” è il primo brano della band, dal sapore folk. La canzone racconta un mondo ostile che sembra sul punto di crollare, dove l’unico spazio di speranza resta il sentimento per la persona amata.
“Troppe storie”, invece, vanta una collaborazione importante: quella di Finaz della Bandabardò. Qui la narrazione si sposta sui sacrifici quotidiani in un tempo pieno di parole vuote. Scrivere la propria storia diventa così un gesto difficile ma anche rivoluzionario: “Troppe storie ma io non so scrivere la mia”.
Ascoltate le sei proposte è tempo di premiare il progetto artistico vincitore di serata. Vincitore che è il gruppo dei XGiove.
Anche la quinta serata volge al termine. 30 cantanti ascoltati su 60. Siamo a metà di questa edizione di Musicultura.
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