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Quando si scontrarono due nuvole iniziò il temporale. Gli uomini, divertiti e sorpresi dal suono della pioggia, si abbandonarono alla follia, lasciando da parte ogni paura. Non sempre serve comprendere per capire come agire.
Questa visione di lotta e speranza è un altro modo di vedere la storia e di provare a spiegare i vari fenomeni scientifici: era la scelta di Andrea, professore universitario annoiato dalla razionalità della realtà, affascinato però dal comportamento di chi fa, senza sapere perché. Teneva molto alla sua carriera, al rapporto con gli studenti, ma si affezionava molto di più alle domande e a tutti quei dubbi di una generazione in divenire.
La gioventù è un cielo azzurro nel quale dipingere il vostro futuro, ripeteva spesso a chi si barcamenava, spinto dall’ansia, tra un esame e un altro, con la speranza di costruire invece di distruggere.
Le gabbie del pensiero, il paradigma della perfezione, condizioni necessarie in un mondo sempre più connesso e incastrato tra profitto e algoritmo. Anche lui, con la barba che stava diventando sempre più ispida e bianca, stava mettendo in discussione l’idea di felicità. Guardando la natura, anche gli alberi stavano diventando sempre più verdi, mentre le selvagge edere arrampicate continuavano a cercare una via di fuga.
Un po’ come quei ragazzini con la testa curva sul cellulare e qualche appunto sparso qua e là, si sentiva anche lui imprigionato in una sorta di realtà parallela. Chissà se, arrivato a un bivio, avrebbe scelto la pillola rossa o quella blu, come in quel celebre film che aveva segnato la sua adolescenza.
Quando finiva le lezioni, invece di correre più veloce possibile alla fermata del tram, aveva l’abitudine di prendersela con calma, perdendosi a osservare le strane formule delle nuvole. Ci teneva a farlo specialmente nei giorni in cui si sentiva minacciato da un certo dolore. Quei momenti in cui il mondo, invece di fare semplici domande, imponeva risposte, con fretta e urgenza.
Fare quella camminata era una dolce via di fuga, un modo per scappare, rimanendo fermo, ancorato ancora un po’ nella sua routine. Le gabbie della città trovavano la libertà dentro gli spazi verdi della natura. Un polmone ancora capace di respirare al di là dello smog e del caos quotidiano. Tutti in fila, pronti a schiacciare l’acceleratore, mentre a piedi Andrea poteva permettersi di rallentare lo sguardo, accendendo così i pensieri e la fantasia.
La sua libertà era una forma di protesta contro la frenesia del mondo e quel giorno, dopo un pomeriggio intenso, aveva deciso di camminare ancora un po’, ancora un po’, scegliendo con calma dove mettere i piedi e a quale incrocio svoltare. Senza nessuna fretta e nessuna condanna del futuro. Il suo lavoro ogni tanto lo metteva davanti a una scelta: è meglio premiare il giusto merito o dare una chance a chi, nonostante tutto, ha il coraggio di esprimere le proprie idee, un diverso punto di vista, fedele però al suo essere sé stesso?
Andrea, davanti ai colleghi, faceva finta di essere quello severo e bacchettone, ma sapeva benissimo che in realtà era meglio vedere una colomba danzante, piuttosto che aspettarsi una traiettoria lineare.
Quel giorno, tornando a casa, sentì una voce in lontananza. Qualche metro più in là c’erano alcuni ragazzi che giocavano a pallone e uno di questi era stato un suo ex studente. Uno di quelli che aveva portato il professore a mettere in discussione valori e principi accademici.
I due si salutarono con un gran sorriso. Entrambi si erano compresi, capiti, ringraziati e stimati. Quella connessione tra due sognatori era la linfa vitale per continuare ad andare avanti, camminando verso un futuro incerto per volontà e non per sfortuna.
Intanto il cielo si stava facendo un po’ scuro, finché, dopo qualche minuto, due nuvole, un po’ in confusione, si scontrarono. All’inizio nessuno ci aveva fatto caso, poi le prime gocce iniziarono silenziosamente a cadere. La forza del temporale aveva disturbato la tranquillità del sole.
Tutti iniziarono a guardare il cielo. Andrea ammirò la confusione sopra la sua testa e, poi….si mise a ballare.
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