PH: Ufficio Stampa
Già dal prossimo weekend il sole splenderà alto in cielo e inizieranno le vacanze di massa del genere umano per un’altra estate. Per prepararci all’apocalisse abbiamo scrutato nell’io di Giargo, provando a filosofeggiare con lui tra solitudine e confusione. Il suo Ep di recente uscita, impreziosito dai colori della band Baia Zaiana crea una trama per personaggi in cerca d’autore in bilico tra il rimanere se stessi o cedere al più redittizio conformismo.
Viviamo in una società che vuole premiare le potenzialità dell’individuo, provando una certa paura per la sua libertà. E poi però crea ostacoli, ma soprattutto domande che mettono in crisi chi tenta di fregarsene del giudizio, minando così le sue insicurezze. Insomma un sistema contorto nel quale volente o meno ognuno di noi è immerso.
Giargo scrive, canta e si nasconde dentro i suoi brani, per uscire da questa caverna artistica non con la verità assoluta, ma con gli strumenti utili a non scomparire davanti al confusione dell’omologazione.
Credo di sì. C’è già una pista segnata. A me di solito non piace, e forse è per questo che scrivo e che canto. Esistono nei parchetti di città o nelle campagne dei sentieri del desiderio (desire path), che si oppongono alle strade di cemento principali e sono percorsi nati dalla spontaneità del passaggio di qualcuno che ha deciso di non seguire la strada principale. Ecco, a me piace seguire quei percorsi. Poi anche le grandi strade principali sanno essere molto interessanti.
Io è un’allucinazione perpetua che ci segue dappertutto. Tranne nei sogni, e in certi stati di meditazione o contemplazione, lì per fortuna l’allucinazione si spegne.
Il dolore. Credo che il dolore, in qualunque forma esso si manifesti, sia la forma di verità più complessa da affrontare e con la quale convivere.
Senz’altro. Ma soprattutto è messa al rischio dal desiderio, e il desiderio è il nostro personalissimo Principe del Male, e siamo incapaci nella maggior parte dei casi di capire cosa desideriamo davvero e cosa invece crediamo di dover desiderare, e allora cadiamo vittime di questo Principe mutevole, logorroico e ultra-visibile. In ogni caso la monogamia è una cosa strana anche lei…
Bellissima domanda! Direi le stelle (se di oggetti trattasi). In città la luce del cielo notturno è considerata inutile, anzi pericolosa, e le stelle sono offuscate dalle luci fortissime che illuminano strade e monumenti. Nel luogo isolato le stelle invece sono tutto. Si pensi alle navi perdute in mare, o al viandante perduto tra le montagne e i deserti.
"FateUp against your willThrough the thick and thinHe will wait untilYou give yourself to him"…
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