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migo: “L’ansia tra il giudizio e la perfomance” | Intervista

migo si confronta non solo con la sua ansia, ma lo fa con quella di una generazione, in bilico tra il quotidiano e futuro. Scrivendo, prendendo spunto dalla scuola genovese, nasce un brano intimo, capace allo stesso tempo di creare empatia tra artista e ascoltatore.

Il suo stile ibrido tra cantautorato, indie e rap esalta la scrittura e il flow tagliente diventa d’impatto, crudo e vero allo stesso tempo.

Ansia è un brano specchio di una società orientata all’apparire, costretta spesso a fingere che la perfezione sia un grande pregio mentre in realtà viene utilizzata per nascondere la verità. migo si mette in gioco, senza sentire il bisogno di crearsi un personaggio, funziona perché espone le sue fragilità, senza ostentare il dolore.

INTERVISTANDO migo

Perché molti artisti provano Ansia? È colpa di questo sistema musicale?

Personalmente credo che la colpa sia da attribuire a questo continuo bisogno di performare, di anteporre la quantità alla qualità solamente perché l’industria lo chiede. Si finisce in un circolo vizioso in cui il tuo unico scopo diventa produrre e sfornare canzoni, rischiando di essere prima un automa e poi, forse, un’artista.

Inoltre viviamo nell’epoca dei social, di conseguenza tutti noi siamo molto più esposti al giudizio delle persone. Viviamo in questo limbo in cui da un lato il sapere cosa pensa una persona di noi ci terrorizza, dall’altro siamo dipendenti dai pareri di terzi, forse a causa di un’insicurezza generazionale.

Quindi ritengo che sia un mix di cose a mettere ansia. Personalmente, la mia ansia è slegata dalla musica, anzi, nel fare musica trovo un momento in cui staccare il cervello. 

Cosa vorresti urlare?

Dato soprattutto il momento storico, mi piacerebbe che molte persone si rendessero conto dell’importanza di essere liberi, di quanto sia dannoso privare una persona dei propri diritti e di quanto siamo schiavi di dinamiche repressive che nel 2026 non dovrebbero esistere. Basterebbe utilizzare maggiore consapevolezza per comprendere cosa sta accadendo intorno a noi e di quanto sia eticamente sbagliato.

E un altro tema che mi sta a cuore e di cui spesso parlo nei brani è la sofferenza. Vorrei poter dire ad ognuno che il dolore appartiene a chiunque, e che se riuscissimo a sdoganare questo tema riusciremmo ad aprirci maggiormente con le altre persone e forse a conoscerle veramente per quello che sono. Credo che molte insicurezze potrebbero svanire dal momento in cui ci rendiamo conto che siamo tutti “difettosi”.

PH: Ufficio Stampa

La gioventù chiede fretta?

La gioventù chiede interventi. Il problema sostanziale è che siamo in un paese abbastanza vecchio mentalmente, che fa fatica a progredire su molti aspetti. Penso che la nostra sia una generazione pronta al reale cambiamento, è una generazione molto attiva soprattutto in ambito sociale, di conseguenza lo sforzo che applichiamo vorremmo fosse ricambiato, cosa che spesso non avviene.

È una lotta continua allo stare meglio, mai allo stare realmente bene. Per noi il futuro lavorativo sta diventando sempre di più un’incognita, mancano certezze che da soli non possiamo darci. Forse un giorno questo paese si sveglierà dal sonno.

Presenza e assenza possono essere separate da poca distanza?

Assolutamente. Esserci fisicamente non richiede grandi sforzi, è esserci mentalmente che diventa più complicato. Essere presente può anche significare semplicemente esistere, ma in questa vita non dobbiamo solo esistere, dobbiamo anche dimostrare di esserci per un motivo. Ed è lo stesso discorso delle emozioni. Spesso si può essere assenti pur essendo nella stessa stanza con una o più persone, questo perché la mente è un luogo in cui è facile perdersi. 

Se ad ogni azione corrisponde una reazione, perché capita di agire contro i propri interessi?

Dipende da che punto di vista. Credo che l’essere umano abbia sviluppato sempre di più, nel corso della storia, una tendenza ad essere egoista e di conseguenza ad agire per i propri interessi. Personalmente se agire contro i miei interessi significa fare del bene comune sono solo che contento di farlo. Spesso invece avviene perché siamo confusi, un giorno vogliamo una cosa e il giorno dopo un’altra. È la natura umana non essere mai soddisfatti.

PH: Ufficio Stampa

Per te quanto è importante scrivere dentro le canzoni?

Per me la musica è un canale di comunicazione totalmente diverso rispetto al parlare e confrontarsi con le persone. Ci sono metafore e concetti che mi vengono solamente mentre scrivo. È un modo per rendere arte un pensiero, un sentimento o una situazione. Credo che la scrittura riesca a dar valore a concetti che detti a voce non avrebbero la stessa valenza. Inoltre è un luogo privato in cui sfogarsi, uno specchio con il quale parlare senza guardarsi ogni volta in faccia.

Consiglio a tutti di scrivere, che sia una canzone, un libro, un pensiero su un foglio, qualsiasi cosa, perché davvero è un modo efficace per guardarsi dentro mantenendo la distanza necessaria per non sprofondare.

Cosa ti fa pensare il mare mosso genovese?

A Genova stessa. Io uso spesso il mare mosso genovese come metafora per indicare caos interiore e concetti simili, ma la realtà è che al di fuori delle canzoni me lo vivo semplicemente per quello che è. Noi genovesi siamo molto legati alla nostra città. Ci sono giorni in cui non le vuoi così bene, ma la maggior parte delle volte provi un amore incondizionato. Poi in generale siamo legatissimi alla nostra tradizione marinara, è un aspetto che ti porti appresso anche se cambi mille città. Genova per i genovesi sarà sempre casa, e di conseguenza pure il mare. 

Nicolò Granone

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