Di Christian Gusmeroli
Primo maggio, su, coraggio. Come quello che non manca di certo a Pierpaolo Capovilla, che ha lasciato la seguente “riflessione” al pubblico.
“le coccole… ma quanto è stupido questo ragionamento? quanto è stupida la canzone popolare oggigiorno? e perché dovremmo prestar loro attenzione? si vergognino, i sindacati, di invitare questi analfabeti funzionali al concertone, … non siete ridicoli, siete intollerabili, miserabili servi dei discografici… c’è un intero paese che ne ha abbastanza di voi, e di tutta la spazzatura musicale che ci viene propinata oggigiorno… ma andavenete tutti in discarica…”
Tutto nasce dai conduttori scelti dalla RAI quest’anno per il Concertone e, in particolar modo, dalle loro dichiarazioni. Spollon ha parlato di una conduzione leggera, mentre Arisa ha avvisato che non ci saranno “pipponi”, per non allontanare i giovani.
Partiamo da un assunto: il pop di una delle persone in causa è assolutamente accettabile. Arisa ha avuto inoltre la fortuna di interpretare una delle canzoni popolari più belle dell’ultimo ventennio, scritta in maniera sublime da Giuseppe Anastasi, “La notte”. Quindi le parole che seguiranno non fanno riferimento al lato artistico dell’interprete lucana.
Ci tengo inoltre a premettere che, per quanto io sia un amante del cantautorato impegnato, sono consapevole che esistano momenti in cui si cerca leggerezza e magari “La locomotiva” di Francesco Guccini non è la più indicata per quei momenti. Quindi quello che segue non è un pregiudizio nei confronti del pop — quello fatto bene.
Partiamo allora dalle parole di Capovilla.
Risulta difficile non riconoscere che il pop italiano abbia intrapreso un percorso verso il basso. Il problema non sta nelle canzoni, ma nell’idea che le precede. Un’idea che trova riscontro nelle dichiarazioni di Arisa che facendo parte di quel mondo ha, forse inconsapevolmente, assimilato questo pensiero.
C’è, infatti, questa convinzione che canzoni troppo “complicate” non trovino l’attenzione del pubblico. Così ci ritroviamo con testi senza un senso compiuto, fatti di frasi sconnesse, elenchi di parole più che discorsi. Canzoni che non richiedono alcuno sforzo perché non hanno niente da dire, e che finiscono per diventare semplice sottofondo.
Qualche artista — senza fare nomi — ha capito quale fosse la direzione e si è adeguata, trovando un successo che prima faticava ad arrivare malgrado la visibilità ottenuta con la partecipazione a un talent.
Eppure, anche solo negli anni ’90 e nei primi 2000, il pop aveva comunque qualcosa da dire. Penso agli 883. “Una quotidiana guerra con la razionalità” è una frase che pesa, che resta, che ha una sua forma di poesia.
Chiaro: anche all’epoca esistevano formule più leggere, ritornelli facili, testi meno incisivi. Non è una novità.
La differenza è che oggi quella leggerezza sembra essere diventata la regola, non più un’alternativa.
E allora il problema non è il pop. Non lo è mai stato.
Il problema è l’idea che il pubblico non sia più disposto ad ascoltare.
Che vada tenuto leggero, intrattenuto, quasi protetto da qualsiasi forma di complessità.
Come se pensare fosse diventato un rischio.
Il punto non è fare canzoni impegnate.
Il punto è fare canzoni che abbiano un senso.
Ed è paradossale che oggi ci si ritrovi a doverlo ribadire, come fosse una richiesta fuori luogo.
Poi possono essere leggere, ballabili, popolari.
Ma se smettono di dire qualcosa, smettono anche di restare.
E allora sì, il Primo Maggio può essere leggero, musicalmente parlando. Lo è già da tempo, da quando ha aperto sempre più agli artisti vicini al mercato discografico.
Ma non può diventare vuoto.
Perché quelli che qualcuno chiama “pipponi” sono semplicemente cultura.
E la cultura, oggi più che mai, non è qualcosa da evitare. È qualcosa da difendere.
"Senza fiato" oltre a essere il primo disco in italiano per Birthh è stato un…
“Certezze (forse)” è il primo disco in studio di Romastino, eseguito con la collaborazione di Maifidarsi,…
Quando si scontrarono due nuvole iniziò il temporale. Gli uomini, divertiti e sorpresi dal suono…
migo si confronta non solo con la sua ansia, ma lo fa con quella di…
Art1 della costituzione cita che l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro, nella pratica poi…
Se si guarda il cielo si tende sempre a vedere qualcosa di uniforme e vastissimo,…