Oh Lara | Indie Tales

Oh Lara | Indie Tales

Le persone hanno questo vizio: s’innamorano quando è troppo tardi o, ancora peggio, quando non si conoscono affatto e non sanno nulla l’una dell’altra. Sarà quel senso di mistero o la frangetta un po’ storta a creare un certo interesse. Lara era una ragazza come tante. Lei lo sapeva e non faceva nulla per emergere dalla folla. Sotto certi aspetti era stravagante, con quella personalità che sfoggiava al mondo esterno senza chiedere nulla in cambio. Molto spesso, quando si girava e notava uno sguardo rivolto verso di lei, abbassava lo sguardo e voltava la testa. Non era interessata a ciò che le succedeva intorno.

Si muoveva al suo ritmo, ribelle non per scelta bensì per difesa. Eppure quella sua aura veniva notata: aveva un non so che di mistico.

In fondo nascondeva una certa malinconia. Forse aveva paura di contagiare chi la guardava; un po’ come Medusa, sentiva che ricambiando quell’incrocio di sguardi avrebbe potuto trasformare gli altri in pietra, immobilizzandoli in un eterno presente. Il suo modo di fare, però, suscitava interesse. Era molto sicura di sé, e questo si percepiva. Dentro, però, nascosto tra le ossa, il cuore e i polmoni, si portava dietro un dolore dal quale tentava di fuggire sorridendo, anche se quel peso rimaneva sempre lì.

Non sapeva bene cosa fosse, né come descriverlo o quali emozioni provocasse. Odiava ancora di più l’idea di lasciar intuire quella presenza e così, con una certa indifferenza, si comportava come se tutto fosse al posto giusto. Ogni sua idea veniva accolta con entusiasmo, trasformava la cenere in oro, eppure rimaneva sempre uno strato oscuro sotto la superficie.

La sua vita era ricca d’evasione, di fughe senza meta e di letture infinite. Il suo mondo, all’apparenza, non sembrava sotto minaccia, ma lei si sentiva un elemento capace di stravolgere la vita degli altri. La legge dell’attrazione o qualche altra stramberia dell’universo la metteva sempre al centro della scena, anche quando avrebbe preferito stare in disparte e godersi lo spettacolo.

Lara era una celebrità, una forma di desiderio per molti, ma quasi nessuno sembrava all’altezza. Questa non è la favola di una principessa che cerca il principe azzurro: Lara non credeva più a queste storie e, soprattutto, non ne aveva bisogno. Era libera, sicura delle proprie scelte, ma allo stesso tempo si sentiva incompleta. Non cercava un marito o un compagno di vita, e non voleva accontentarsi di qualcuno di ordinario solo per condividere la propria solitudine. Eppure, qualche timore ogni tanto emergeva. Forse il fatto di piacere troppo la metteva più in crisi che la rendeva orgogliosa, perché era stanca di sentire continuamente il fiato sul collo.

Una sera, fuori da una discoteca, vide un ragazzo. Uno di quelli che sembrava come lei. Alzò lo sguardo. Lara fece lo stesso, ma lui non se ne accorse o forse fece finta di niente.

Qualche giorno dopo, in un contesto diverso, successe la stessa cosa. E poi ancora, per giorni, in altri luoghi e situazioni differenti. Quel ragazzo misterioso la stava palesemente evitando. “Che modo assurdo di farsi notare”, pensò girando l’angolo. Piano piano stava abbassando le sue difese: da preda stava diventando cacciatrice. Ma quel ragazzo, o forse quell’idea di lui, continuava a sfuggirle, scivolando via come aria tra le dita.

Lara decise così di sparire per un po’, di chiudersi ancora di più in sé stessa. Costruì muri sempre più alti, senza lasciare spiragli, nemmeno a quel misterioso sconosciuto.

Eppure il suo viso diventava ogni giorno più familiare. A volte immaginava persino i suoi spostamenti e aveva la strana certezza di trovarlo ancora, da qualche parte, sapendo già dove.

Un giorno, dopo aver consumato troppe sigarette, sentì il bisogno di uscire all’aria aperta, di andare al parco e respirare quella brezza simile a una carezza. E indovina un po’? Sotto un albero c’era un libro, con la copertina stropicciata e alcune pagine pasticciate.

Lì vicino c’era un ragazzo. Anzi, il misterioso sconosciuto, che ancora una volta fece finta di nulla.

Lara si diresse verso di lui, seguendo con lo sguardo la traiettoria dei propri passi. Arrivò talmente vicino che lui iniziò quasi a indietreggiare, poi esordì con un sorriso:

«Oh, Lara… allora sei reale.»

Lei, imbarazzata, si prese qualche secondo e sbuffò con tono infastidito:

«Fanculo, anche tu sai il mio nome?»

Lui annuì, sorrise, le prese una mano e disse:

«Sì. Ma tu non sai il mio, vero? Non ti preoccupare, non sono come gli altri. E capisco benissimo come ti senti. Siediti e dammi il tempo di raccontarti una storia.»

Lara sfiorò il libro.

“La fuga è solo l’inizio.”

Strano, perché quella volta nessuno sentì il bisogno di scappare.

RACCONTO LIBERAMENTE ISPIRATO AL BRANO “OH LARA” DEI SINCE11