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Jungle Julia: “La certezza è avere domande” | Indie Talks
Nel racconto di Jungle Julia, ORA NONA diventa il tempo del cammino: non un punto di partenza né uno di arrivo, ma uno spazio in cui abitare le domande. È il momento in cui ciò che è stato vissuto prende forma e si trasforma in movimento.
Davanti a una scelta, spesso ci dividiamo tra chi analizza ogni possibilità e chi preferisce agire, lasciando che sia l’esperienza a dare le risposte. Ma la domanda più profonda resta un’altra: chi siamo davvero? E cosa ci manca per sentirci parte di qualcosa che vada oltre noi stessi? Cosa ci unisce e cosa, invece, ci rende irriducibilmente diversi?
Accettare il silenzio delle proprie certezze è forse la strada più semplice. Più difficile è mettere in discussione ciò che crediamo di sapere, uscire dalle gabbie costruite nel tempo e accettare il mistero che ogni cambiamento porta con sé. È proprio in quel movimento, però, che si apre la possibilità di guardare oltre il proprio orizzonte.
Le canzoni di Jungle Julia nascono da questa tensione continua. Non cercano risposte definitive, ma alimentano un dialogo, trasformando il dubbio in una forza creativa. Più che offrire certezze, invitano ad abitare la complessità e a continuare a interrogarsi su quei “perché” che rendono profondamente umano, e quindi fragile, il nostro modo di stare al mondo.
JUNGLE JULIA X INDIETALKS
La scelta di essere razionali nasce più dal bisogno che dal desiderio?
Non posso reputarmi una persona razionale. La mia mente tende ad aprire sempre mille possibilità e strade contemporaneamente. Quando cerco di essere razionale lo faccio più per necessità che per inclinazione. Cercare di fare ordine nel caos e dare una forma ai pensieri è utile, soprattutto per comunicare meglio con gli altri e con me stessa.
L’amore è una delle parti più istintive dell’umanità?
Non credo che l’amore sia istintivo. Lo vedo come un esercizio e una scelta quotidiana. Credo che sia qualcosa che ad un certo punto decidiamo di fare.
Le radici possono influenzare il futuro?
Siamo il risultato delle esperienze che viviamo e dell’educazione che riceviamo dai nostri genitori, i primi anni della nostra vita ci costruiscono. Allo stesso tempo credo che la pera possa cadere lontano dal pero, non siamo destinati ad essere una sola cosa. Molte cose che crediamo “innate” sono solo frutto di abitudine. Alcune cose che chiamiamo “carattere” sono abitudini ripetute così tante volte da essere scambiate per identità: per questo provare a decostruirsi è fondamentale. Ascolto, meditazione, psicoterapia, confronto con gli altri, ad aiutarci a capire quali radici vogliamo continuare a nutrire e quali, invece, possiamo lasciare andare. Possiamo dialogare con la nostra storia invece che subirla.

Se c’è un dio è più facile accettare certe risposte?
Non credo serva un dio a spiegare il dolore. In “Todo Modo” dio è un pretesto per parlare dell’uomo, non per aprire dibattito sulla sua esistenza. Siamo una specie incredibile eppure continuiamo a massacrarci per le stesse identiche ragioni da secoli. Quando scrivo “Se c’è un dio il mio ride di noi che non troviamo pace” rido di noi, immagino una terza persona che ci guarda da fuori come si guarda una partita di calcio. Anzi, facciamo come si guarda una specie che ha ricevuto la capacità di amare e continua a scegliere di fare la guerra in nome di un pezzo di terra.
Qual è la cosa che ti piace di più della vita proprio perché non riesci a capirne il perché?
Ieri mi interrogavo su quanto sia assurdo biologicamente stare al mondo. L’esistenza della vita. Abitiamo una terra, attratti da forza di gravità, respirando ossigeno, all’interno di un buco nero in continua espansione, fatti di miliardi di cellule che comunicano. Il sangue è la tecnologia più veloce che conosciamo, manda molte più informazioni di una connessione internet!

Oggi sembra che ci sia una vera e propria ossessione più per il risultato che per il percorso fatto, sei d’accordo?
Purtroppo. Dipende sempre anche per chi fai le cose, qual è l’obiettivo e chi riconosce che le stai facendo. Se, per dire, non pubblico quello che sto facendo, ha valore? Direi di sì.
Ogni tua canzone dà la possibilità di scoprire un mondo nuovo, come viene percepito dal pubblico questo tuo modo di essere?
Non so come viene percepito, dimmelo tu! Spero come un invito.
Nel mio piccolo è sempre bello quando capita che qualcuno mi dice che riesce a riconoscersi in quello che canto. La musica che mi emoziona è quella che parla così tanto di me da desiderare di averla scritta io.
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