Lil Jolie: “Non puoi capire te stesso senza gli altri” | Indie Talks

PH: Fabrizio Milazzo

Lil Jolie: “Non puoi capire te stesso senza gli altri” | Indie Talks

Siamo tutti protagonisti della nostra storia, anche quelle persone che ci passano accanto senza che ne conosciamo il nome, la storia o la destinazione. Quando però ciò che accade riguarda gli altri, è più facile voltarsi dall’altra parte e far finta di nulla. Ma siamo davvero sicuri che vorremmo lo stesso atteggiamento quando toccherà a noi?

Luoghi comuni di Lil Jolie si interroga sulla complessità dei rapporti umani e sul modo in cui la percezione possa costruire interpretazioni della realtà che vanno oltre ciò che appare in superficie. È un disco in cui ogni canzone vive in relazione alle altre, come se l’insieme dei brani rappresentasse un modello utopico di società: una società in cui le relazioni funzionano davvero perché ciascuno è parte di qualcosa di più grande.

L’empatia diventa così una chiave di lettura, ma anche una forma di conoscenza. Senza di essa, diventa inevitabile perdersi in destini infelici e tremendamente complicati, costruiti spesso proprio da ciò che scegliamo di non vedere.

LIL JOLIE X INDIE TALKS

Viviamo in una società che ha il vizio di giudicare prima di conoscere?

Sì, assolutamente. E penso che, in un modo o nell’altro, siamo tutti coinvolti in questo meccanismo. Io per prima. È molto facile costruirsi un’idea di qualcuno partendo da quello che vediamo, da una prima impressione, da una frase, da un’immagine o anche semplicemente da quello che ci viene raccontato dagli altri. Molto più difficile è fermarsi e provare davvero a conoscere quella persona.

Secondo me dobbiamo tutti imparare a decostruire un po’ quello che ci portiamo dietro: i pregiudizi, le aspettative, le categorie in cui tendiamo a inserire gli altri. E non è un processo immediato, perché significa anche mettersi in discussione.

E invece bisognerebbe allenare di più l’empatia?

Esattamente. Secondo me l’empatia è qualcosa che andrebbe proprio allenato. Bisognerebbe imparare a mettersi più spesso nei panni degli altri, anche quando quello che fanno o che pensano è molto lontano dal nostro modo di vedere le cose.

Le reazioni hanno un limite universale?

No. Non credo esista un limite universale alle reazioni, perché ognuno ha la propria sensibilità.

PH: Fabrizio Milazzo  

La malinconia potrebbe fare una promessa al futuro?

Questa è una domanda difficile, ma sì, secondo me potrebbe farla. La malinconia per me è un sentimento bellissimo, anche se apparentemente porta con sé qualcosa di triste. È una sensazione di cui mi nutro molto quando scrivo le canzoni.

La malinconia nasce spesso da qualcosa che è stato, ma non significa necessariamente rimanere ancorati al passato. Anzi, a volte guardare indietro e accettare quello che è successo è proprio il modo per riuscire a immaginare qualcosa di nuovo.

Ci sono bugie che consolano?

No, secondo me no. Non credo esistano davvero bugie che consolano, almeno non nel lungo periodo. Possono forse anestetizzare un dolore momentaneamente, possono permetterci di rimandare qualcosa che non siamo pronti ad affrontare, ma prima o poi la verità torna a presentarsi.

Cosa ti stupisce della tua musica?

Mi stupisce il fatto che riesca ad arrivare così nel profondo, a volte persino prima di me. Mi capita di scrivere qualcosa e, rileggendolo dopo, rendermi conto che dentro quella canzone c’è un’emozione o un pensiero che io non avevo ancora completamente metabolizzato.

PH: Fabrizio Milazzo

Questo disco, che coordinate ha? Come lo descriveresti?

Lo descriverei innanzitutto come un disco sincero. È un disco che per me rappresenta un momento importante di maturazione, sia artistica sia personale. Mi è servito tantissimo perché mi ha costretto, in qualche modo, a guardarmi dentro e a capire meglio alcune cose di me.

È un lavoro che sento molto vicino a quello che sono oggi.

Quali sono i luoghi comuni dell’indie italiano?

Uno dei luoghi comuni più grandi è sicuramente che le indie girl e gli indie boy debbano essere sempre performativi.