Güeros, la recensione del miglior film dell’anno

Inclusivo, disturbante, armonioso, caotico, storico, attuale, basico, visionario. Un’interazione di paradossi che esplodono tra i meandri di una Città del Messico, metropoli tribale, sferzata dalla rivolte studentesche del 1999.

Il fervore di una generazione instabile e refrattaria ai dettami del passato, in Güeros, prende forma attraverso le vicende di ,Tomàs, Fede e Santos  spettatori non paganti di un tentativo di cambiamento alimentato dalle lotte e dall’impegno dei loro coetanei che nelle piazze, nelle università e tra le vie di una società messicana annebbiata dalle promesse degli Stati Uniti, credono in un Messico diverso.

Tomàs è un adolescente complicato che la madre decide di spedire nel caseggiato popolare di Città del Messico in cui  vi il fratello Fede, il figlio maggiore che vivacchia in attesa di laurearsi. Tomás arriva con una musicassetta di Epigmenio Cruz, musicista commercialmente sfortunato e geniale i cui brani hanno significato molto per i due fratelli. Informati da un trafiletto di giornale della convalescenza in ospedale del misterioso cantautore, Tomás, Fede e il coinquilino Santos scelgono di andare a cercarlo.

Un’esperienza che si dispiega tra le strade di una capitale maestosa che fagocita le esistenze dei suoi abitanti,  guerrieri urbani che lottano e sopravvivono tra criminalità, traffico e scioperi, all’ombra dei ricchi filoamericani.

I tre verranno poi coadiuvati da Ana, una cara amica di Fede, eroina delle radio-pirata ed esponente della frangia studentesca; un personaggio che proverà a spazzare via le paure e le paranoie di Fede, spesso in preda agli attacchi di panico, anche nelle situazioni più ingarbugliate.

Opera prima di Alonso Ruizpalacios, navigato regista di teatro che nonostante la giovane età, è destinato ad entrare nel pantheon dalla leva cinematografica messicana  capeggiata da Cuaròn e Inarritu.

Ruizpalacios si è assunto delle responsabilità che vanno ben oltre la comune aspettativa, realizzando un film trasparente, crudo e coinvolgente che rappresenta magistralmente non solo un periodo storico delicato per il Messico, ma anche una pulsione atavica di rivoluzione interiore che da secoli spinge le nuove generazioni a ribellarsi nei confronti delle brutture di un presente stagnante.

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“Esser giovani e non essere rivoluzionari è una contraddizione”, è infatti la massima proferita da Fede e che meglio descrive la materia di Güeros (biondi nello slang della capitale messicana ndr).

Il cast ha saputo incarnare al meglio gli intenti del regista Sebastián Aguirre (Tomàs),  Tenoch Huerta Mejía (Fede), Leonardo Ortizgris (Santos), Ilsa Salas (Ana); attori che hanno dato una sfumatura in più a questo ritratto generazionale in bianco e nero…perchè sì, Güeros non è un film a calori, non ne ha bisogno.

Altro elemento caratterizzante di questo film è la fotografia che entra prepotentemente al centro delle scene, lì dove accadono i fatti; nelle pupille, nella pelle che si sfalda, nelle lingue che si intrecciano, nei tramonti, nelle albe e nelle skyline di Città del Messico.

La musica e i suoni che accompagnano la trama giocano un ruolo fondamentale, soprattutto tramite  i silenzi strategicamente inseriti tra una scena e l’altra per occultare, quasi fino alla fine i brani del misterioso cantautore Epigmenio Cruz, come se fossero stati voluti dal regista per permettere allo spettatore di respirare e di metabolizzare una mezcla di sensazioni acide e intellettualmente vivide.

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Siate vostri per 111 minuti, concedetevi un piccolo piacere metropolitano andando a vedere Güeros, un film che non può passare inosservato in questo 2016 di alti e bassi. Se Lo Chiamavano Jeeg Robot vi ha scosso, se La Pazza Gioia vi ha fatto riflettere per mesi, se Non Essere Cattivo (Claudio Caligari) vi ha annichiliti, se Xavier Dolan con i suoi capolavori ha messo a dura prova le vostre barriere emozionali, beh allora troverete la voglia e la necessità di apprezzare il film di Alonso Ruizpalacios, nuovo volto del cinema messicano, che tramite una gestione perversa e maniacale della regia, è riuscito nell’impresa di realizzare un progetto cinematografico prezioso e difficile da proporre al grande pubblico.

Consigliamo la visione in lingua originale data la peculiarità dei temi trattati.

Di Salvatore Giannavola

Articolo realizzato con la collaborazione di TeleFilm Central

http://www.telefilm-central.org/2016/06/30/gueros-recensione-ruizpalacios

 

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