TOOLBAR | Intervista Indie Italia Mag

Tra i banchi di scuola nascono amicizie e amori. A volte, possono nascere anche progetti musicali. Così, tra una verifica e una lezione, Andrea Zoppirolli e Eric Rosa hanno formato, nel 2013, i TOOLBAR. Il tutto è cominciato un po’ per caso, come le cose belle, come un ciuffo d’erba tra i porfidi di Piazza Fiera.

Dopo aver pubblicato, nel 2016, il loro primo singolo in lingua inglese, a distanza di tre anni tornano con il loro nuovo singolo Musica in testa.

I TOOLBAR questa volta hanno scelto di scrivere in italiano. Una lingua meravigliosa, ma allo stesso tempo difficile da utilizzare, soave e contemporaneamente intricata.

Musica in Testa è un brano ritmato, fresco, che strizza l’occhio all’estate e fa da tramite tra l’indie e l’hip hop. Un inno all’adolescenza spensierata e alla loro passione per la musica. Facendo perno sul concetto karmico del “tutto torna” i TOOLBAR valorizzano il presente e la bellezza delle piccole cose che ci stanno intorno ogni giorno.

INTERVISTANDO TOOLBAR

Ciao ragazzi, perchè avete scelto TOOLBAR come nome per il vostro progetto?

Agli sconosciuti si fa notare il significato letterale, ovvero la “barra degli strumenti” di un software, mille funzioni in un solo progetto. In realtà è il nome del primo sito porno che girava tra i banchi anni fa.

Andrea e Eric, come si è evoluto, musicalmente parlando, il vostro rapporto?

Alle origini Eric supplicava Andrea per trovarsi e suonare qualche classicone come l’​Halleluja ​ di Cohen, ​The Sound Of Silence, ​All The Small Things, Boulevard Of Broken Dreams o ​Wonderwall. Frequentando la stessa classe era facile trovare​ ​il tempo per beccarsi e costruire inconsciamente un’identità musicale. Con il tempo e con l’amicizia che cresceva ci si accorgeva di avere un obiettivo in comune: riuscire a creare la propria musica partendo da un semplicissimo giro di accordi.

Il vostro nuovo singolo si intitola ​Musica In Testa ed è l’unione perfetta di due tra i generi più “forti” in questo momento in Italia: l’indie e il rap. Com’è nato questo brano?

Ha una storia lunga a cui siamo molto affezionati. Partito come pezzo in inglese, è stato modificato nell’ultimo periodo per essere idoneo ad un pubblico italiano. Abbiamo lavorato principalmente sulla qualità della strumentale facendoci aiutare da uno dei principali produttori trentini, ​Marco Sirio Pivetti​ ai ​MetroArtStudios
​ di Riva del Garda. Il testo è immediato e sfrutta un linguaggio adolescenziale odierno. Sono stati inseriti elementi che rimandano alla cultura nazionale.

Ci sarà anche un video di ​Musica In Testa?

Abbiamo posticipato le riprese a inizio luglio, causa maturità… Comunque è lì, dietro l’angolo. Molto presto anche su YouTube! Intanto guardiamo se vi piace la pura sostanza di ciò che facciamo.

Quali sono i vostri artisti di riferimento? C’è qualcuno della scena, italiana o internazionale, con cui vi piacerebbe collaborare?

Sicuramente ​Salmo, grande riproduttore della versione studio nel contesto live. Altri artisti come ​Tedua, permanente rivoluzionario della scena negli ultimi anni​ e Ren, abilissimo busker di Brighton con una capacità di creazione di flow originali e articolati. Siamo poi cresciuti dai nostri genitori con i ​Queen, i ​Rolling Stone, gli ​Oasis, i Guns, Paolo Conte, Battisti, Dalla e De Gregori.

Attualmente ci sentiamo molto vicini al percorso che ​Achille Lauroe ​Boss Doms. Stanno intraprendendo con la ricerca di un ponte tra il rock e l’hip-hop.

Nell’ultimo periodo al vostro duo si è unito il batterista Stefano Beretta. Che cosa ha aggiunto la sua presenza alla vostra musica?

Stefano è colui che ha portato pace e sicurezza interiore al gruppo, fungendo da appoggio infallibile nella ritmica durante i live e proponendo idee costruttive nel contesto creativo.

Avete scritto il vostro primo singolo, uscito nel 2016, in inglese. Oggi, dopo 3 anni, vi presentate al pubblico con un brano in italiano. Perché avete scelto la vostra lingua madre per ​Musica In Testa?

Abbiamo deciso di cominciare a proporci in lingua madre soprattutto per essere compresi in primis dai nostri connazionali. Si ha inoltre una maggiore scelta terminologica che ci permette di riprodurre in modo più preciso le situazioni da noi vissute in passato. Ad ogni modo la linea produttiva in lingua inglese non si è fermata: abbiamo pezzi già pronti che rilasceremo in un futuro prossimo, cogliendo il momento adeguato per dar atto della nostra maturazione artistica.

Siete una band di ragazzi giovanissimi. Quali sono le vostre “paure” per il futuro, sempre parlando di musica?

La nostra inquietudine più grande è quella di poterci perdere nel mondo caotico del mercato musicale. Siamo nati, e ancora oggi viviamo, tra le Prealpi del Garda, dove la gente si conosce e si aiuta, tuttavia siamo determinati e abbiamo la volontà di imparare dalle situazioni scomode.

Che opinione avete del panorama indie italiano?

Secondo la nostra visione, soprattutto con Calcutta e Tommaso Paradiso, sta riemergendo in Italia la tecnica narrativa verista, dove i concetti sono espressi tramite dinamiche quotidiane e semplici, comprensibili a tutti. Partendo da questo stile siamo pronti a stare al gioco valorizzando la possibilità di armonizzazione delle voci, utilizzando flow e metriche provenienti dal mondo del rap e il bisogno di essere capiti dalle persone con il cuore palpitante di vita.

Se poteste usare solo una frase per descrivere i ​TOOLBAR, quale sarebbe?

Menti fresche imprevedibilmente imprevedibili.

Avete in cantiere un EP?

In realtà gli ultimi quattro pezzi usciti fin’ora sulle principali piattaforme digitali (​Peach Cream, First Lights, Sorry Mama e Musica in testa) andranno a fare parte di ​ToolsEp, il nostro primo insieme di brani con cui vogliamo scendere in campo. Per motivi di saturazione del mercato abbiamo deciso di uscire con un pezzo alla volta per fare in modo di dare visibilità a ogni pezzo nel suo piccolo.

Ultima domanda: se poteste scegliere un palco di un festival estivo sul quale esibirvi, quale sarebbe?

Beh, fossimo stati nel ’69 avremmo risposto Woodstock… Ma nell’estate 2020 sarebbe spettacolare esibirsi di fronte alle persone del palco del ​Firenze Rocks ​di metà giugno. Lo sentiamo un contesto che ci appartiene e in cui potremmo dare una dimostrazione della nostra validità e della nostra voglia di spaccare le assi dello stage.

Ascolta TOOLBAR nella playlist di NUEWO di Indie Italia Mag

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