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“Tradizione e Tradimento”, il nuovo album di Niccolò Fabi | Recensione

Di Lidia Roggeri

Invitata alla conferenza stampa di presentazione del nuovo disco di Niccolò Fabi, in una qualsiasi via di Milano varco una porta e vengo catapultata all’interno di un giardino urbano con lampadine a luce calda che scendono dal soffitto, piante e piantine grasse, tavolini minimali e cuscini color senape e verde petrolio che ammorbidiscono il soppalco in ferro da cui poi seguirò il tutto come se fossi in piccionaia.

Se non avessi saputo l’indirizzo mai avrei pensato all’ipotesi che una personalità come Niccolò Fabi avrebbe presentato il suo ultimo lavoro in una location simile ma poi a pensarci bene, quale luogo più azzeccato se non un pertugio nascosto nella caotica Milano?

Un posto riservato, intimo proprio come lui, e il cantautore romano, seduto su uno sgabello come se stessimo bevendo un drink a un bancone di un bar, ci racconta il suo ultimo lavoro.

niccolò fabi

TRADIZIONE E TRADIMENTO: Recensione del nuovo album di Niccolò Fabi

Niccolò Fabi torna e lo fa alla grande; un album che parla di scelte ma che è anche esso stesso una scelta. La scelta di chiudere quella che è stata la fase artistica di Una somma di piccole cose e cercare una nuova identità; una ricerca di equilibrio tra passato e futuro. Il continuo interrogarsi sul possibile “tradimento” di un percorso lineare e armonico, lungo più di vent’anni e la necessità di rimanere ancorato alle sue radici. Cosa mantengo? Cosa lascio andare?

Da queste domande il titolo del disco TRADIZIONE E TRADIMENTO a distanza di tre anni da una gemma rara come Una somma di piccole cose il quale era un album solitario tra lui e la sua chitarra. In questo disco non c’è più una visuale singolare ma si sposta verso l’altro; non è più un “Io” ma un “Noi”. Questo sguardo lo si ritrova nel singolo che ha anticipato l’album Io sono l’altro in cui pone al centro il bisogno di capire gli altri, per poi capire sé stessi.

Apre l’album Scotta un piccolo gioiello di pochi versi e un pianoforte di sottofondo ma che racchiude l’anima stilistica di Fabi “Scotta / una penna quando scrive l’imprevisto / quando scopre quello che è nascosto / quando non si gira dall’altra parte / l’arte non è una posa / ma resistenza alla mano che ti affoga”.

A prescindere da me è un invito a muoversi, crescere, imparare, un’incitazione al rischio, proprio come quello corso da lui con questo disco “può sembrare ma la vita non è finita / basta avere una memoria ed una prospettiva”, senza dimenticare ciò che ci ha reso tali ma guardando al di là della propria isola felice che ci siamo costruiti.

Il disco è stato registrato tra Roma ed Ibiza e proprio nella località spagnola nasce Amore con le ali nello studio di Costanza Francavilla in cui fin dall’inizio si sente l’arpeggiatore synth, che ai più giovani ricorda la serie Stranger Things, ma è un elemento nuovo per Fabi, quello che fa pensare al tradimento: seppur minimale, l’elettronica.

Prima della tempesta è stata creata in questa fase di sperimentazione con l’elettronica e Niccolò non usa parallelismi introspettivi ma va dritto al punto e senza troppi giri di parole narra di una profezia che ogni uomo ha davanti a sé (e forse ne è anche causa?).

Il desiderio di provare un linguaggio diverso però non fa cambiare strada a Niccolò nell’arte di utilizzare le parole con una precisione certosina da sempre caratterizzante e che lui stesso considera simpaticamente come una condanna.

Nei suoi testi Fabi esercita un pacifico e determinato esercizio del dissenso: C’è un modo di esprimere il dissenso, a maggior ragione nella comunicazione attuale, che tende al grido per farsi notare”. In Io sono l’altro, con questa modalità, racconta temi attuali: la migrazione, la diversità, il rapporto con l’altro però sussurrandolo, con parole non gridate e senza mai entrare in polemica.

tradizione e tradimento

I giorni dello smarrimento è esattamente al centro della tracklist e penso non sia stata una scelta casuale; come a dirci “volevo fare un disco diverso dal mio solito, ci ho provato ma non ha funzionato però da questo ‘fallimento’ ho tenuto il bello e da qui riparto”.

Nel blu mi piace pensare che sia dedicata all’uscita da un momento cruciale della vita, in cui si è di fronte a una scelta, magari anche difficile, e una persona a te vicina ti sprona a saltare nel vuoto (o nel blu). Forse per Fabi rappresenta la ripresa riuscita anche grazie agli amici e colleghi di sempre, Roberto Angelini e Pier Cortese, con cui ha ritrovato la sua strada cantautoriale e ha unito il bello della sperimentazione.

In Migrazioni affronta un tema comune a tutti gli esseri viventi; un eterno viaggio che la specie umana affronta per la propria sopravvivenza. Nonostante affermi che “ogni artista debba necessariamente raccontare ciò che la sua età implica” forse con questo brano strizza l’occhio a quella generazione di sedicenni in rivolta per i cambiamenti climatici.

Tradizione e tradimento chiude il disco il brano e racchiude tutto il percorso intrapreso per questo lavoro “certe volte le ambizioni si confondono / ed il nuovo non è sempre il meglio / cosa conservare e cosa cedere / dopo ogni scelta arriva il conto / guardo fisso avanti il filo e sono in bilico.”

Le 9 tracce narrano un lavoro conflittuale, sulla ricerca dell’equilibrio tra memoria e prospettiva. Sicuramente ben riuscito per l’ascolto ma come sarà nel prossimo tour a cui già molti fan hanno dato fiducia?

Fabi, in merito rassicura “Un tour che sarà più vicino a performance artistica che a un’esibizione tradizionale in cui il pubblico è partecipe. Chiederò al pubblico un attenzione in più, niente ‘su le mani!’ ma un ascolto attento. Prometto sorpresa e rassicurazione.”

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