LFIDE: tra anonimato e musica d’autore | Intervista

                                                           Di Chiara Scarlino

LefrasiincompiutediElena è un progetto musicale nato per terminare quello che Elena non ha più raccontato a nessuno, spiega brevemente la biografia su Spotify.

In realtà, LefrasiincompiutediElena è molto più di questo: è amore, nostalgia, talvolta dolore, ma è soprattutto Roma nella sua dimensione più intima, spettatrice onnipresente di questo prisma di emozioni. Continua a crescere ed espandersi grazie al passaparola della gente, fra le strade e sui social, come solo la musica vera sa fare.

È un microcosmo che prende vita nella mente di RafQu, cantautore e compositore pugliese dal cuore tutto romano, ed è un “cantiere sempre aperto”, come lui stesso lo definisce.

Noi di Indie Italia Magazine lo abbiamo intervistato per voi.

Intervistando LefrasiincompiutediElena

Ciao Raf, è da un po’ che ci chiediamo perché nascono LefrasiincompiutediElena. E come mai proprio quel nome?

LefrasiincompiutediElena nascono perché in un momento particolare della mia vita avevo bisogno di dar voce ad alcune cose che avevo in mente, quindi sono nate le canzoni. Poi il sound è venuto da sé, perché è intriso di sonorità che mi appartengono, naturali, esattamente come le avevo in mente. Il nome Elena viene dal film Nuovo Cinema Paradiso. I protagonisti, Salvatore ed Elena, in una delle scene finali, si rincontrano ormai adulti. Dopo essersi salutati, però, ognuno ritorna alla propria vita e resta qualcosa di incompiuto. Tra l’altro, Tornatore ha vinto l’Oscar con la versione del film in cui questa scena era tagliata.

Da un paio di settimane è uscito il tuo ultimo singolo, Ciglia, e hai presentato il video in anteprima al Marmo a Roma pochi giorni fa, in occasione del primo live. Com’è stato passare dall’intimità dello studio al confronto con il pubblico?

È stato strano per me, non perché non sia abituato a stare su un palco, anzi, ma perché il progetto è nato inizialmente proprio con quest’idea: fare dischi e rimanere in studio. Solo che ad un certo punto ho sentito anche l’esigenza di mostrarmi e di suonare dal vivo.

Come mai la scelta di rimanere inizialmente anonimo? Com’è stato poi rivelarti al pubblico?

Ho scelto di rimanere anonimo per un semplice motivo: quando è nato il progetto, e ho pubblicato Fiori e Camomilla, ero impegnato nella produzione di un altro disco insieme ai componenti di Blumosso e non volevo far accavallare le due cose, però allo stesso tempo avevo bisogno di pubblicare le mie canzoni, quindi mi sono inventato questo mondo anonimo. Mostrarsi alla fine è stato abbastanza divertente, perché comunque ormai, chi più e chi meno, sapeva che dietro al progetto c’ero io.

In Libia volevi rimanere nel rumore e nel caos di Elena, in Ciglia invece si cambia atmosfera e si parla di silenzio e luci soffuse. Pensi di essere riuscito, con la tua musica a coniugare entrambe le dimensioni?

La mia sicuramente, quella di Elena no.

Quali sono le tue influenze musicali? Quali di queste ritroveremo nell’album?

Le influenze musicali son tante. Io, personalmente, sono figlio del brit rock, quindi Beatles, Cure, Smiths, e soprattutto gli Oasis. Negli anni, però, mi sono confrontato con tanti generi musicali diversi, dal cantautorato italiano alla musica classica, in quanto sono laureato in Conservatorio in composizione classica: è una cosa di cui vado molto fiero e, soprattutto, ne va fiera la mia mamma.

Comunque, parlare di una vera e propria influenza è riduttivo, perché nel corso della vita assimili tutto quello che hai ascoltato, specialmente da giovane. Il sound però rispecchia più le mie influenze brit rock e brit pop che quelle di Bach o Beethoven.

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