Sanlevigo

Sanlevigo: La musica è il nostro crimine perfetto | Intervista

I Sanlevigo sono una band alternative rock romana nata nel 2017, descrivendosi hanno usato una frase che ci servirà a capire meglio i significati delle loro canzoni.

“Qualcuno di noi tifa Roma, qualcuno Lazio, a qualcuno non interessa nulla del calcio. Tutti però amiamo la psicologia, la criminologia e la letteratura.”

Ecco, prendendo spunto da queste passioni comuni hanno saputo creare un immaginario a tratti dark e misterioso.

Il loro ultimo singolo, 24 Anime, nasce dalla storia tragica di William Stanley Milligan, un uomo che sconvolse l’opinione pubblica senza esserne pienamente consapevole perché dentro di lui vivevano più personalità con caratteristiche diverse.

Il video, ideato da Soul Film Production, immagina un lungo e faticoso duello tra Billy, la personalità che vorrebbe consegnarsi all’autorità confessando i misfatti e Adalana, personalità realmente colpevole che tenta una fuga disperata.

INTERVISTANDO I SANLEVIGO

Sanlevigo cosa significa?

La parola “sanlevigo” viene dall’esperanto e significa “alba”. La grafia corretta sarebbe Sunlevigo ma noi abbiamo deciso di sostituire la vocale “u” con la “a” per rendere il suono più vicino all’italiano.

Sanlevigo

Fare musica è una terapia?

Assolutamente. Soprattutto nei periodo più neri della propria vita suonare o scrivere qualche pezzo aiuta sempre.

24 anime è ispirato alla storia di William Stanley Milligan. Cosa vi ha affascinato di questo personaggio?

Beh sicuramente il suo disturbo dissociativo da personalità multipla, é incredibile fin dove può arrivare la mente umana! Inoltre avevamo iniziato un progetto con il nostro primo singolo “La tua luce nel buio” dedicato proprio ai disturbi della psiche e anche in quell’occasione abbiamo affrontato il disturbo dissociativo della depersonalizzazione.

Prendere ispirazione dalla storia di Billy ci è sembrato un modo perfetto per chiudere in qualche modo questo primo lavoro.

Sanlevigo

Avete visto il film Split, vi è piaciuto?

È un buon film, però avendo letto il romanzo di Daniel Keyes “Una stanza piena di gente” siamo rimasti un po’ delusi dal finale, forse un po’ troppo “fantasy” e poco credibile.

L’amore rischia di nascondere qualcosa di tragico?

Volendo citare Lou Andreas Salomè: Ogni amore mira alla tragedia.

Vi piacerebbe dedicare un brano a Cesare Lombroso?

Quella di Lombroso è una figura indubbiamente interessante per chiunque sia appassionato di psicologia e criminologia. Magari più avanti potremmo prendere ispirazione anche dalla sua storia o dai suoi studi per scrivere qualcosa, perché no?

Secondo voi quali sono i fattori che spingono gli uomini a compiere dei crimini?

Questa è una domanda a cui è impossibile rispondere in poche righe. Ciò che abbiamo imparato dalla storia di Milligan è che la realtà è molto più complessa e ricca di sfumature rispetto a quanto si è abituati a pensarla solitamente. Non c’è per forza un bene o un male, non c’è sempre un bianco o un nero, nel mezzo ci sono una serie di “tonalità di grigio” che non possono essere trascurate.

Milligan ad esempio arrivò a compiere quei crimini orrendi affetto da un disturbo serissimo. Le cause possono essere davvero molteplici.

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Avete annunciato recentemente che avete pronto il primo album. Potete darci qualche indizio?

Ancora non possiamo dirvi molto, quel che è certo è che non abbandoneremo l’aspetto della psicologia ma proveremo a riportarlo in contesti e situazioni un po’ più quotidiane come possono essere quelle legate ad una storia d’amore ad esempio.

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