Foto di DAKKITA

Vodka Lemon | Indie Tales

Cosa fai quando crolla ogni certezza? Siamo forse serpenti che, invece di mutare pelle, cambiamo pilastri, valori, credenze che ci tengono su la vita?

Non so davvero, ma questo è senz’altro un periodo di (spero) profondo cambiamento in cui sto ricostruendo le cose in cui credere davvero.

Rimanere sobri è una vera tortura certi giorni, quei giorni in cui il vuoto si fa sentire forte e chiaro. In cui non puoi pensare, in cui stare solo con te stesso è insostenibile.

E allora esci, incontri qualcuno e bevi tanto. Bevi fino a sentire la nebbia nei pensieri. Un po’ come adesso, che ho cinque vodka lemon nello stomaco e guardo il mare.

In momenti come questo non è che non pensi, semplicemente non ti identifichi con i tuoi pensieri. Non sei ciò che pensi, ma pensi ciò che pensi. Le cose ti passano letteralmente per la testa, nel senso che transitano, non si fermano, entrano ed escono per fare spazio a nuovi pensieri.

L’alcol garantisce leggerezza, almeno per una sera. Per questo sono qui ora, con Umberto e gli altri. Abbiamo avuto la malsana idea di fare serata di lunedì, e visto che l’estate è alle porte, ci siamo spinti al mare.

Il rumore delle onde non zittisce i miei pensieri, ma li accompagna, dà loro un ritmo soave e continuo, quasi severo, ma senza esagerare.

Decidiamo di spostarci in un locale “prima che qualcuno qui decida di togliersi la vita” aveva proposto Nic riferendosi a me, dopo un bel po’ che mi ero chiuso in me stesso senza parlare con nessuno.

Succede spesso. Che mi isoli, intendo. Non so perché, ma dopo un po’ che sto in gruppo sento la necessità di stare un po’ con me stesso, per ricaricare le pile o semplicemente per riprendere fiato. Come se in mezzo agli altri non riuscissi ad essere del tutto rilassato e a mio agio. Spendo il doppio delle energie stando in compagnia.

Finiamo in questo posto dal nome impronunciabile non lontano dal lungomare, in cui decidiamo di annegare gli ultimi neuroni rimasti nel whisky.

“Ora sì” penso, uscendo dal locale con una sigaretta in mano pronta per essere accesa e respirando a pieni polmoni. “Ora sì che la testa si è placata. Ora sì che riesco a vivermi il momento. Ora sì che non mi sento poi così distante dagli amici.”

Che poi non si tratta troppo di sentirsi diversi. Non sopporto chi gioca il ruolo del diverso, chi vuol fare l’alternativo a tutti i costi. Semplicemente, ci sono contesti in cui ognuno di noi si sente stretto. In cui ognuno di noi non sa bene come comportarsi, e non dev’essere per forza un colloquio di lavoro o un esame all’università. Può essere anche una normale serata tra amici passata a bere sul lungomare.

Sono le 4. Mi sento libero e confuso allo stesso tempo, ma tutto sommato felice. Non ho niente di cui preoccuparmi. Non ho niente di cui andare davvero fiero. Ma sono convinto che presto troverò nuove basi su cui poggiarmi, nuove turbe mentali che mi daranno il cordoglio, nuova fiducia in quello che verrà.

Racconto liberamente ispirato al brano VODKA LEMON di SIÑOR SÌ

 

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