Maximarte

Maximarte: “Amo la sperimentazione sonora e l’assenza di barriere” | Intervista

Max Martulli, aka MaxiMarte nasce  a Milano nei favolosi anni ’70 e sin da ragazzino si appassiona alla musica, prima con i vinili e un mixer a 4 piste e successivamente la passione e l’amore per la chitarra elettrica. La mia prima band con la quale ho iniziato anche a registrare, i “Black Sun” risale al 1990 e da li in avanti numerosi concerti e collaborazioni con i musicisti della zona. All’attivo 4 Ep e 2 album, l’ultimo del 2012 con i “Brahaman”. Attualmente anche Tour Manager e band assistant di numerose band e artisti italiani quali Afterhours, Negrita, Vasco Brondi, Diodato, Levante e molti altri.

E’ datato 8 settembre 2020,  “DyschoDark” l’album di debutto del progetto MaxiMarte.Un disco strumentale electro-pop; una vera e propria soundtrack dalle tinte cupe, che ricorda i primissimi mash-up della House Music della fine degli anni ’80, dove si giocava e sperimentava con i vinili, le prime drum-machine e gli strumenti reali.  14 canzoni, 3 delle quali prodotte con il fratello beat-Maker Marco Martulli aka “2LLEE”. L’unica cantata e suonata è un featuring con Roberto Dell’Era, Rodrigo D’Erasmo, Stefano Pilia, Xabier Iriondo e Fabio Rondanini, realizzata come  bonus track dell’album  e mixata da Augusto “Ago” Mascarello. Un vero e proprio documento musicale di un momento storico vissuto da tutto il mondo, registrato durante il periodo di lockdown covid-19 tra marzo ed aprile 2020 in file sharing.

Abbiamo intervistato Max Maximarte Martulli per conoscere meglio la sua visione della musica, da addetto ai lavori a 360°. Ecco cosa ci ha risposto…

INTERVISTANDO MAXIMARTE

Come mai hai deciso di inserire l’unico brano cantato come ghost track in featuring con delle colonne portanti della musica italiana? 

E’ una canzone nata per gioco durante il Lockdown, con i miei fratelli Afterhours ci sentivamo molto spesso in videochat per stare insieme durante quel periodo, li chiamavamo i nostri aperiti-chat  🙂 . Stavo registrando il mio disco in quei giorni  e avevo quel riff portante del brano li fermo a macerare da un bel po’ e ho proposto ai ragazzi di aggiungerci qualcosa per vedere quale Frankenstein musicale sarebbe venuto fuori, e magicamente è nata una vera e propria canzone con tanto di testo scritto da Roby (Dell’Era).

E’ fondamentalmente un brano rock, si distacca molto dalle altre 13 tracce del disco ma non volevo andasse perso o dimenticato in qualche hard disk, e così l’idea di inserirlo  come bonus track. E’ un vero e proprio documento musicale di quel periodo storico che tutti abbiamo vissuto, il brano è stato interamente registrato, editato, mixato dal nostro super fonico Ago Mascarello, e masterizzato interamente in file sharing senza mai incontrarci! Ne è uscita anche una versione in videoclip che ha visto alla regia e montaggio un altro caro amico Antonio D’Andrea.

Sappiamo che, usando un termine teatrale, hai un doppio ruolo nel campo: tour manager e musicista. Cosa ti piace di più in ciascuno dei due campi? 

Quando sono un tour manager amo organizzare il tour e poi andare on the road per vederne i risultati  e goderne insieme ai tecnici e agli artisti, è molto faticoso ma è una passione enorme ed è quello che ci vuole per fare questo lavoro,  mentre il ruolo del musicista ha dei brividi emotivi difficili da spiegare a parole. E’ una magia che ti pervade ovunque, una vera e propria droga dalla quale non vuoi mai distaccarti.  Amo la sperimentazione sonora e sapere di non avere nessuna barriera o preconcetto nella realizzazione dei brani è una vera e propria libertà creativa davvero emozionante.

Cosa ti ha portato a realizzare un album solista come MaxiMarte per la prima volta dal 2012?

Tutto merito del lockdown (credo). Ho iniziato a giocare con i suoni elettronici durante quei giorni strani, bloccati in casa e in quella strana bolla spazio-temporale emotiva nella quale tutti ci trovavamo. Senza rendermene conto dopo 40 giorni avevo 13 brani pronti e finiti. Li ho “testati” facendoli ascoltare ad amici artisti e non, ricevendo subito una risposta davvero piena di stupore e gioia da parte di tutti. Da li a decidere di farne un vero e proprio album è stato davvero un attimo!

“DyschoDark” gioca sulle atmosfere cupe della primissima House Music sperimentale: quando componi hai dei riferimenti visivi, ovvero un’ambientazione immaginaria nella quale immagini i tuoi brani? 

Si esatto, è proprio così, ma a volte avveniva l’esatto contrario. A metà brano chiudevo gli occhi e mi lasciavo trasportare dalle immagini che mi scorrevano nella testa e così trovavo l’ispirazione per proseguire. Per me è stato un viaggio musical-emozionale davvero importante, sono stato molto bene durante la composizione dei brani, è stata una sorta di terapia avvenuta (forse) nel momento giusto, era quello di cui avevo bisogno per andare avanti e provare a non aver paura dell’incertezza sociale e sanitaria che il pianeta stava e stiamo affrontando. Sono totalmente uscito dalla mia solita e abituale comfort zone di musicista e quello che ho trovato è stato incredibile!

Gli ultimi mesi hanno modificato di molto la quotidianità degli artisti e sicuramente tu sei stato colpito su più fronti. Sinceramente, come vedi la ripresa graduale delle attività artistiche? 

Grazie al momento storico vissuto in quei giorni e ai tavoli virtuali che si sono svolti con tutti gli addetti ai lavori del mondo della musica, siamo riusciti ad arrivare all’attenzione del MIBACT, proponendo una serie di iniziative atte a migliorare tutto il comparto e l’indotto, con un grande lavoro da parte di tutti nel compilare un documento davvero storico. Credo che sia la prima volta che succede in Italia. Da qualche parte si deve pur cominciare ed io, ovviamente, sono molto positivo e fiducioso in merito.

Tanti mesi lontani da casa, orari impossibili, dormire poco e male…insomma, cosa ti spinge a lavorare nella musica a 360°?

La Musica è sempre stata la mia sorella di vita, da quel giorno nel 1986, avevo 14 anni quando mio cugino Francesco mi fece sentire “Bron yr Aur” dei Led Zeppelin. Da li non l’ho mai più abbandonata ed è sempre qui a cullarmi, a farmi impazzire e a dipingere tutte le mie giornate. Una vera enorme vitale passione. Ecco perché non ne posso fare a meno. Anche se a volte mi regala forti sofferenze e frustrazioni, ma magari servono proprio per non arrendersi mai!

Dopo il feat con 5/6 degli Afterhours possiamo aspettarci quello tra Maximarte Manuel Agnelli?

E’ gia avvenuto nel 2012 con la mia band di allora, i Brahaman, a Manuel piacque molto la canzone “Superbia” e volle cantarla, ricordo con enorme emozione quei giorni in studio di registrazione e durante le riprese del videoclip con lui. Non mi sembrava vero di avere il mio eroe del rock accanto a me a cantare con Adriano Aricò (il cantante della band) la nostra canzone. Non smetterò mai di ringraziarlo. E chissà, mai dire mai per il futuro per un altra collaborazione reciproca.

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