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Gionata: “Convertire i ricordi in frequenze sonore” | Indie Talks

Di Filippo Micalizzi

Gran parte di ciò che siamo lo dobbiamo alla moltitudine di ricordi che abbiamo vissuto. Nel bene e nel male, come creta senza ancora una forma definita, veniamo plasmati da tutti gli eventi che ci accompagnano durante la vita; e se c’è qualcosa che riesce a far riaffiorare i ricordi, ad amplificare la loro potenza e soprattutto permetterci di rivivere quei precisi momenti, quella è la musica.

Gionata in questo riesce alla perfezione. La sua è una scrittura malinconica e struggente, che nel modo più sincero possibile riesce a restituirti delle sensazioni che a parole non riusciresti a spiegare. Con lui in questo nuovo Indie Talks abbiamo parlato di ricordi e musica, e del modo in cui si intrecciano tra loro per creare qualcosa di unico che tocca l’anima.

GIONATA X INDIE TALKS

La maggior parte delle tue canzoni mantiene delle sonorità lo-fi che trasmettono molta malinconia. È importante per te trasmettere questa sensazione oppure è un qualcosa che viene naturalmente quando componi?

Ciao! 

È da molti anni che scrivo e ho capito che la mia poetica, come parte della mia essenza, ha una natura malinconica. Mi dovrei sforzare per avere un linguaggio diverso da quello che ho quindi trasmettere questa sensazione è importante per me dal momento in cui, quando scrivo, mi sento libero e onesto con quello che penso e quello che provo.

Restando sul lo-fi, è un genere relativamente giovane ma che in qualche modo ci lega molto al passato. È per questo che riesce ad adattarsi a quasi tutti i tipi di musicalità?

Personalmente non credo che ci leghi al passato e nemmeno penso che si adatti a tutti i tipi di musica. Nel mio caso, come spesso accade in questo ambito, la scelta è legata all’esigenza di fare musica senza però avere grandi capitali, arrangiandosi in qualche modo.

Molte volte, muovendosi in questa direzione, nascono cose più belle, calde e personali, proprio perché è l’artista a prendere delle decisioni che altri addetti ai lavori riterrebbero “sbagliate”.

Definirei il lo-fi come il mezzo che permette a chi non ha grandi possibilità economiche di poter creare cose fighe e dire la sua. 

Tra l’altro sembra un ciclo: chi non ha i mezzi ha cose forti da dire, chi ha i mezzi spesso si perde in cazzate e dimentica il messaggio che voleva comunicare.

Poi vabbè, a livello di gusto, a me piace proprio ascoltare musica registrata a bassa fedeltà (purché sia fatta bene, a livello di contenuto).

PH: Chiara Alessandri

La musica che ascoltiamo trasforma la percezione dei nostri ricordi?

Tutto trasforma la percezione dei nostri ricordi, anche i ricordi stessi, e penso che la musica sia la parte fondante di questi.

Gran parte dei miei ricordi hanno una “colonna sonora” che mi risuona in testa quando ci penso; ne definiscono il colore, l’aura, le sensazioni.

Per chi scrive canzoni, poi, questo lato è accentuato, perché ricordi un momento vissuto che è legato a delle parole, delle melodie e delle armonie che hai scritto in quel periodo, quindi il ricordo subisce una trasformazione ancora maggiore. 

Ascoltando “L’occasione di sbagliare”, in particolare nel suo arrangiamento, si riconoscono dei suoni che riconducono immediatamente a quelli dei videogiochi in 8-Bit, mi vengono in mente ad esempio i synth in loop usati per Super Mario. È un qualcosa che ti ricollega al passato o una semplice passione per questo genere?

Il riferimento della canzone a suoni del cosiddetto retro gaming è casuale, nel senso che non ci ho pensato razionalmente. 

Tuttavia, essendo cresciuto con il Game Boy e, soprattutto, con Pokémon Rosso e Blu, le influenze musicali derivano anche da lì e le musiche dei primi videogiochi, volente o nolente, mi sono entrate in testa. 

Poi sono anche un appassionato dei suoni 8bit e dei disegni pixelosi del passato, ne è una prova una pagina instagram che ho aperto di recente, in cui pubblico disegni, animazioni e musiche proprio in questo stile (la pagina si chiama ombranotte.png).

Per un musicista è più facile scrivere dei ricordi migliori o dei ricordi peggiori?

Secondo me la scrittura, il disegno e l’arte in generale sono legate alle emozioni forti, così forti che non puoi tenertele dentro e hai bisogno di buttarle fuori, un po’ per esorcizzarle, un po’ per capirle.

Per risponderti, in generale penso che sia più facile scrivere di ricordi peggiori (ma questa non è una novità) anche se, ultimamente, mi è successo di scrivere in seguito a momenti intensamente belli (che però sono durati poco, quindi si portano dietro quella malinconia di cui ti ho parlato prima).

Il tuo cantautorato viaggia tra il passato e l’innovazione, ci sono cantautori o artisti della vecchia scuola che ti hanno influenzato in particolare?

Se ti riferisci al cantautorato classico italiano, purtroppo no.

Dico purtroppo perché in Italia conoscere poco e male la tradizione ti fa sentire, alle volte, socialmente escluso.

Negli ultimi anni mi sono fatto una cultura e adesso conosco la musica italiana, ma i primi ascolti, quelli che influenzano maggiormente una persona, sono altri: Syd Barrett, The Wire, The Cure, Nick Drake, Queens of the Stone Age, Nirvana, Pixies, Mudhoney, The Strokes, Arctic Monkeys…

Tutto ciò che, delle nuove uscite, mi fa drizzare le orecchie, ha dei legami con questa musica: Mac De Marco, Idles, Fontaines DC, Black Marble, Turnstile, DIIV…

Di italiani contemporanei mi piacciono molto i Post Nebbia e Jesse the Faccio, con il quale ho avuto anche il piacere di scrivere un pezzo insieme.

PH: Chiara Alessandri

 

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