PH: Arkadia

Arkadia: “Occhi Neri è un brano di denuncia sociale” | Intervista

Le canzoni servono per raccontare storie, sfogare le proprie frustrazioni o esprimere desideri e sogni che possono trovare rifugio dentro la musica. La bravura di un artista dipende anche dal saper costruire una narrazione attraverso suono e testo, descrivendo un momento o un evento.

La scelta di Arkadia, nel suo nuovo brano OCCHI NERI in collaborazione con Melissa Casella è allo stesso tempo forte, ma necessaria. Il brano infatti racconta un avvenimento tremendo, come uno stupro, nel quale la vittima oltre a subire un atto ignobile, diventa colpevole di se stessa, accettando paradossalmente l’evento stesso come se lo stesso dipendesse da un qualche suo atteggiamento.

È importante prendere posizione, denunciando comportamenti tossici e pericolosi, con la speranza che in futuro non si verifichino più certe situazioni. OCCHI NERI di Arkadia è una canzone necessaria per non rimanere in silenzio davanti a questo tipo d’orrore.

INTERVISTANDO ARKADIA

Tutte le canzoni uscite quest’anno sono legate ad un colore. Com’è nata questa visione artistica?

L’idea di collegare ogni canzone ad un colore è nata dalla mia passione per i concept album (esempio Persona di Marra), ma ho preferito diluirlo lungo tutto l’anno, tramite una serie di singoli, ognuno collegato ad un’emozione, un luogo o una situazione che io associo a quel colore specifico.

La tristezza è più blu o grigia? Perché?

Penso che la tristezza sia più grigia che blu: il grigio è un colore spento e neutro, che appiattisce tutto, il blu può aver anche sfumature più positive. L’immaginario del blu come colore triste vieni sicuramente dalla detto inglese “I feel blue”, ma trovo che rispetto al grigio sia un tipo di tristezza più malinconica, ma che al contempo ti da anche una possibilità di serenità, il grigio no: è apatia e totale assenza di speranza.

PH: ARKADIA

Giustificare il colpevole, accusando la vittima. Credi che nella società di oggi spesso si verifichi questo cortocircuito emotivo razionale?

Credo di sì, la fisica ci dice che ad un’azione segue una reazione uguale e contraria, quindi quando ci sentiamo attaccati il modo più facile e istintivo che abbiamo di difenderci è attaccare a nostra volta, andando a colpire i punti deboli dell’altro, arrivando addirittura ad inventare quando non ci sono.

Una difesa più giusta sarebbe cercare di comprendere il perché l’altro ci attacchi, così da stroncare l’offensiva alla radice e non risponderle e basta.

OCCHI NERI è una canzone che tratta una tematica sociale difficile, ma purtroppo attuale. Che ne pensi delle polemiche di questi giorni tra trap, Emis Killa e rapporto tra musica e cultura?

Personalmente credo che ci sia una via di mezzo tra le due scuole di pensieri, ovvero che gli artisti devono rendere conto di quello che dicono oppure che sono del tutto deresponsabilizzati:

Sicuramente ci deve essere totale libertà espressiva, ma anche una adeguata comunicazione da parte dell’artista e del suo management. Riguardo lo stesso Emis, il fatto che, lui come anche altri, venga sempre attaccato per i suoi testi, è un’indice della necessità di trovare un colpevole in periodi in cui non sappiamo contro chi puntare il dito (in questo caso andrebbe fatto contro il nostro sistema patriarcale).

Ciò che racconta nelle sue canzoni è uno spaccato della realtà che deve essere compreso e poi giudicato, non il contrario.

Ciò che conta in sostanza è avere la giusta chiave di lettura.

PH: ARKADIA

Qual è il difetto più grande dell’umanità?

Il difetto più grande dell’umanità è pensare che le cose facili siano quelle giuste e quelle difficili sbagliate, nella maggior parte dei casi è il contrario.

Che ricordo hai della tua infanzia?

Ho moltissimi ricordi della mia infanzia, ho ottima memoria per certe cose, tanto da ricordarmi tutti i nomi dei gormiti con cui giocavo (non scherzo ahahah).

Comunque ne ho sia belli che brutti. Ricordo di quando andavo con mio padre a sciare, o di quando mio nonno materno mi ha insegnato ad andare in bici e mi accompagnava in moto in piscina. Ricordo dei primi concerti sulle spalle di mio padre, dei fumetti che leggevo e dei film che vedevo. Ricordo di quando ho perso i miei nonni materni nell’arco di 2 anni, del rimpianto che ho nel non averli avuti in adolescenza. Ricordo le sfuriate di mio padre, a volte eccessive a volte no.

Se volete il mio pezzo BIANCOLATTE, uscito a Settembre di quest’anno, è un ottima rappresentazione della mia infanzia.