@Astrid-Ardenti
L’uomo è il protagonista della Storia, ma vive di tutte le sue complessità e sfaccettature. Ogni individuo ha la sua storia e cerca di portarla avanti con rabbia e con amore, due facce della stessa medaglia.
I Brucherò Nei Pascoli sono un progetto punk passionale che si nutre delle contradizioni del mondo e di quella voglia di esprimere il proprio sentire in maniera viscerale e profonda.
“Umana” è un punto di vista da dentro al mondo, tra miliardi di persone, che spesso si dimenticano di essere semplicemente se stesse.
Non pensiamo che lo scorrere del tempo sia nemico dell’uomo. Sprecarlo, invece, si.
Certo che crediamo negli esseri umani. Non crediamo nella società dei consumi, che non ha nulla a che vedere con gli esseri umani e anzi ci spinge spesso ad una “disumanizzazione” molto violenta e pericolosa. E soprattutto non crediamo in Marco Mengoni.
Pensiamo che la rabbia sia una reazione più che un gesto di speranza. La reazione alle ingiustizie che vediamo succederci attorno quotidianamente, vicino e lontano da noi. La musica può diventare il mezzo per condividere questa rabbia.
Dipende. Lamante l’abbiamo conosciuta ad un concerto di Vasco Brondi ed è nata una grande stima nei suoi confronti. Con lei abbiamo scritto assieme il pezzo dal nulla in una mattina in studio. “Serafino” invece è un brano di Stefano ed è stato scritto con in mente Edda che cantava il ritornello. Glielo abbiamo proposto e fortunatamente ha apprezzato l’idea. Glitter Boy è un amico e, quando ci siamo accorti di avere un brano come quello, abbiamo capito che doveva esserne lui il protagonista. Tanto da cambiare anche il titolo in “Glitter”. Gli AllegroModerato invece li abbiamo conosciuti tramite Jimmy (il nostro sassofonista) che ci lavora assieme. Li abbiamo sentiti suonare dal vivo e ci siamo innamorati del loro stile.
Di difetti ne abbiamo parecchi.. ma se dovessimo sceglierne uno che ci rende speciali ti diremmo l’incapacità di rimanere all’interno di un solo linguaggio. Passiamo da suoni crudi e diretti ad atmosfere più intime e sospese, come se ogni brano dovesse ridefinirsi da capo. È un approccio più faticoso e spesso spiazzante per il nostro pubblico, ma è anche ciò che tiene viva la nostra voglia di sperimentazione.
Difficile a dirsi ma ci piace pensare di no. Abbiamo appena fatto un EP con il robot più sofisticato al mondo ed è stata un’esperienza interessantissima. Non pensiamo che l’arte si possa uccidere.
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