PH: Ufficio Stampa
Tane e tisane è il luogo nel quale Simonpietro si confessa, in bilico tra una situazione di confort e la voglia di scappare via, verso nuovi orizzonti. C’è la paura di non essere capiti dagli altri o di non comprendere il mondo esterno, ma invece che accettare nascondendosi, la musica diventa uno spazio sicuro nel quale si possono condividere le proprie fragilità, tirando fuori un senso di collettività che cerca di unire le persone, al di là di possibili divisioni o giudizio.
È un disco di rivalsa emotiva che abita il confine tra Indie Pop, R&B e Rap. L’album oscilla tra due forze opposte e complementari: il desiderio di sparire e quello di rinascere. È un viaggio tra il “dentro” e il “fuori”, tra la tana come spazio di protezione e il mondo esterno, spesso giudicante e ostile.
Per accettare questo percorso diventa fondamentale considerare la tristezza non come fallimento, bensì come sfumatura della felicità. Una bussola che cerca di orientare le emozioni in una direzione di comprensione e accettazione della realtà delle cose, senza sentirsi obbligati a fingere la perfezione.
Ci hanno insegnato che cadere è un fallimento e che la tristezza è un lusso che non possiamo permetterci nel “mercato della felicità” a tutti i costi. Ci hanno spinti a correre, a non restare mai “a metà”, ma la verità è che siamo tutti naufraghi su un’isola che non abbiamo scelto, cercando una botola che dia un senso al nostro percorso.
Il messaggio che l’artista vuole lanciare è politico e rivoluzionario: la tristezza non è un’interruzione della vita, è parte della vita. In un mondo che ci impone di essere sempre performanti, rivendicare il diritto di stare in una tana con qualcosa di caldo tra le mani è una scelta di resistenza.
“Tane e Tisane” parla di ansia, amore, fuga e ritorno. Parla di corpi stanchi e cuori piegati, ma ancora capaci di sentire.
Assolutamente al caramello salato… solo perché al biscotto salato non sono ancora riuscito a trovarla!
Sono consapevole che rifugiarsi nel passato non sia mai la via; tuttavia, mi piace molto rivisitarlo per poterlo combinare al meglio con il futuro. Il passato alimenta e stimola i pensieri futuri, nel bene e nel male. Non lo faccio per rivivere vecchi dolori, ma soprattutto per recuperare sogni e riflessioni che avevo accantonato per concentrarmi sul presente. Sono in una fase in cui mi siedo sul divano per ricordarmi dove ho accomodato i sogni e in quale dei tanti cassetti incasinati li ho riposti.
Per me difficilmente nasce dal presente: deriva piuttosto dalla necessità di controllare il futuro prossimo senza avere le informazioni necessarie. Ovviamente, senza riuscirci mai. Per questo l’ansia è un tema ricorrente nell’album: la difficoltà nel riconoscersi nel presente e la fatica ancora maggiore nel vedersi in un futuro che, ahimè, la mia generazione deve riscrivere di continuo per restare a galla. È un loop costante. Nasce dalla necessità di mettersi in discussione dentro una società in cui ci riconosciamo sempre meno e che ci toglie sempre più spazio.
È un rapporto di compromessi. Vivo la realtà con un’alienazione improvvisa, che mi trascina in un viaggio onirico da cui faccio fatica a uscire. Ma forse è proprio questa la via d’uscita! A volte mi estraneo talmente tanto da non riuscire a capire se qualcosa sia accaduto effettivamente o se sia solo il frutto di pensieri viscerali che cercano di lanciarmi un segnale. È un compromesso che a volte fa male.
Assolutamente no. Con l’arte hai semplicemente qualche elemento in più per dare all’amore la forma che preferisci e che, in qualche modo, senti il bisogno di esternare, perché tenerlo dentro lo farebbe bruciare male. L’amore, proprio come l’arte, è qualcosa di inconscio ed estremamente personale.
Temevo che, crescendo, molti sogni svanissero. Invece ho capito che con l’età c’è spazio per dar vita a nuovi desideri e si ha più coraggio nel tracciare una via prioritaria per raggiungerli. Questa paura sicuramente l’ho sconfitta col tempo, anche perché smettere di sognare è rinunciare a l’unica cosa che ci tiene in vita.
Il consiglio più grande è di avere il coraggio di fallire e di accettare che la tristezza faccia parte della vita. La sofferenza non ha una forma precisa: abbiamo il diritto di stare male anche per qualcosa per cui non ci sentiamo compresi.
Nonostante fallire e soffrire siano diritti, è nostro compito trovare una strada alternativa e restare, per ricominciare. Rivendicare il diritto di stare in una “tana”, con qualcosa di caldo tra le mani mentre si è fragili, è un atto profondamente politico.
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