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Schianta: “Reggere, tra rabbia e delicatezza” | Indie Talks

Instabilità e fragilità sono due parole che purtroppo si sentono spesso quando si parla del mondo in un contesto globale. Crisi economiche, nuove tecnologie e vecchie guerre sono fattori che potrebbero influenzare intere generazioni, qui in attesa di capire cosa succederà davvero, prima o poi,

Se dal macrocosmo ci si avvicina ancora di più dentro le persone, cercando di ascoltare i loro sentimenti, aspirazioni e paura, ci accorgiamo senza dubbio che il caos è anche interiore, e quel senso di turbamento può essere condiviso con estranei.

Schianta, indaga su stesso, grazie alla musica e al suo modo di proporla, con energia e urgenza artistico emotiva. Così riesce a scoprire i nervi scoperti, curandoli allo stesso tempo con una dolcezza ed empatia che fa da contrasto al velo di pessimismo che nasconde la realtà delle cose.

Le sue canzoni reggono l’ equilibrio, con l’interesse a ribadire che ogni lotta personale è faticosa, ma che prima o poi qualcosa succederà, riuscendo comunque a trattenere una speranza, senza lasciarsi sopraffare davvero dall’intenzione di soffocarla.

SCHIANTA X INDIE TALKS

Perché tutto è così pesante?

Tutto cosi pesante perché certe volte capita di sentirsi indifesi davanti a tutto quello che ci succede. È un po’ quella sensazione di vuoto in cui non sai cos’altro fare se non restare a letto e aspettare che passi la giornata.

Cos’è il burnout?

Il burnout è proprio questo, un insieme di cose che ad un certo punto ti fanno pensare di star sbagliando tutto. Sono una persona che riesce a sopportare bene lo stress, anzi più ho roba da fare, più riesco a tenere la mente occupata.

Oggi scegliere diventa difficile grazie alle maggiori alternative, provocando più insicurezza?

Da un lato avere tante alternative è una cosa positiva, hai più possibilità di scelta, in un certo senso sei più “libero”. Secondo me l’insicurezza nelle scelte ci sta, non c’è un giusto ed uno sbagliato quando si sceglie qualcosa, la vita può prendere tante strade e se tu ne scegli una allora vuol dire che era destino.

PH: Ufficio Stampa

Come si fa a provare a non pensare?

Non bisogna provare a non pensare, ci sono giorni in cui fai troppe cose e per forza di cose non pensi, altre invece in cui stai a letto tutto il giorno a pensare e pensare. L’una non esclude l’altro, bisogna stare male per stare bene.

Brani come FUTURO/ tempo perso presente nell’EP FATTI MIEI facevano già emergere un senso di oppressione. Fare musica è uno sfogo, un atto catartico o un linguaggio per raccontarti?

In realtà è tutti e tre, dipende dal momento. In brani come FUTURO/tempo perso avevo bisogno di dire a qualcuno che pensavo di non star facendo niente nella vita, in altri come “Camerieri” mi sono voluto raccontare. La musica è bella perché puoi scrivere di tutto se hai qualcosa da dire.

Per esprimere se stessi bisogna trovare il coraggio di ribellarsi a certe dinamiche?

Ovviamente, l’espressione è sempre stata ribellione, a volte anche anche contro se stessi. Parlando da persona che viene da una provincia del sud della sicilia, per me è sempre stato difficile esprimermi;  ci sono dei preconcetti, dei costrutti sociali che per forza di cose ti appiattiscono, e ti rendono uguale agli altri, e solo se hai la forza di ribellarti riesci ad esprimere ciò che sei.

PH: Ufficio Stampa

Implodendo all’interno quindi si può esplodere all’esterno, scoprendo nuove energie?

Dipende dal momento, certe volte hai bisogno di vivere qualcosa, superarla e comprenderla per potere parlare, ma altre volte esce senza che tu te ne accorga.

L’uomo cerca di dominare la natura. Esistono però luoghi che si ribellano a questo paradigma, creando un senso di smarrimento?

Certamente, semplicemente uscendo dalla città, tutto cio che è natura ti da quel senso di smarrimento che secondo me è bellissimo. Questo smarrimento serve semplicemente a farti sentire piccolo (in maniera positiva), e ti fa capire che nonostante pensi cosi tanto, fai cosi tanto, programmi cosi tanto, il mondo continua a girare, che tu lo voglia o no. E a me questa cosa mi fa sentire in pace con me stesso

Nicolò Granone

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