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NODAY “Bruciamo ancora di rabbia giovanile” | Intervista

NODAY è un giorno come un altro, ma anche una band che nasce da progetti che si mischiano, trovando sfogo nell’idea di rabbia e malinconia di chi passa dai 20 a 30 anni, si ritrovano dentro una nuova formazione.

“Solo stare solo” è un Ep di debutto che picchia giù duro con sonorità rock, e allo stesso tempo usa le liriche per esporre le proprie tesi di rivoluzione, basata sull’importanza dell’individuo e la paura non solo della massa, ma di una conformismo standardizzato e asettico.

C’è l’impotenza verso l’oggi che muore proteggendo però una certa speranza, che aspira alla felicità personale, martire nel tentare di estraniarsi dal caos esterno. Si difende l’indipendenza delle volontà, in fuga dalle imposizioni degli altri.

“Voglio stare a casa con gli occhiali da sole, voglio solo stare solo con gli occhiali da sole” è un ritornello da cantare a squarciagola per sfogarsi contro le incomprensioni, come se fosse un mantra di vita.

INTERVISTANDO I NODAY

Noday perché?

Perché “Today” sembrava troppo ottimista. Noday è quel giorno in cui non succede niente e provi lo stesso riff per due ore.

Com’è stare da soli dentro una band?

Letteralmente le nostre prove: in quattro nello stesso scantinato senza parlarsi per venti minuti, poi qualcuno inizia a suonare e tutto ha magicamente senso. Ci guardiamo le scarpe, ma le orecchie rimangono allineate.

PH: ehliogomme

In questo disco c’è l’esigenza di non perdere una certa rabbia giovanile?

Forse è la rabbia giovanile che non ci ha mai abbandonato. Viviamo in una società in cui sei un giovane finché non iniziano a chiamarti vecchio e la rabbia si trasforma in delusione (e disillusione). Tra le due scegliamo di rimanere eterni adolescenti incazzati.

30 gradi, perché si può essere tristi anche d’estate?

La tristezza, come il calore, è uno stato mentale. Fuori fa sempre più caldo ma noi abbiamo sempre più freddo.

Con quali artisti vi piacerebbe vivere l’esperienza da turista?

Tutte le band che sono state in tour coi Nothing narrano di party infiniti e di fiumi di alcool ingeriti.
E con gli Oasis, per fare mattina al pub con Liam.

Le paure ci trasformano in nuovi mostri?

Sì, se ne diventiamo succubi. Se controllate con razionalità ci preservano dal bruciare come fiammiferi.

Qual è il vostro guilty pleasure per staccare la spina?

“Sono nato in provincia”, quindi la risposta la sai già: i bar sempre uguali e gli amici di sempre con cui fare le stesse battute da vent’anni. Certe cose restano ferme mentre tutto il resto corre.

PH: ehliogomme
Nicolò Granone

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