PH: Paolo Mottadelli
I Jagwari sono una band divisa tra Genova e Milano; scrivono e suonano canzoni che contengono effetti distorsivi e raccontano un intreccio fatto di
lotta, schizofrenia, ironia e apatia: tratti che caratterizzano la nostra epoca.
Come dei giaguari corrono sul palco senza riposo per cacciare la preda e sopravvivere in questo mondo compromesso, il più delle volte, da un pensiero capitalista votato all’individualismo.
All’interno del loro nome è incisa il termine guerra, tradotto dall’inglese e più universale, ma non scelgono una forma violenta. Usano l’arte, il caos e la loro energia per attaccare facile perbenismo e falso buonismo.
In attesa di ascoltarli al Balena Festival, con la stuzzicante curiosità di sapere cosa ci sarà nel nuovo album, in uscita d’inverno, diamoci un po’ d’amore.Conta sempre il prossimo passo, alla fine ognuno di noi combatte per costruire un mondo migliore, da condividere con gli altri.
Purtroppo molta, il tornaconto personale spesso la fa da padrone. Riportando la questione più in generale notiamo che fingere bontà per ottenere qualcosa in cambio sia una pratica estremamente diffusa come devolvere fondi in beneficenza e continuare a investire in armi e petrolio non redime nessuno.
Il nostro obiettivo è di portare la nostra musica e il nostro pensiero a tutti e tutte indiscriminatamente: potremmo ingannare qualcuno ma non ci sentiremo mai “meno cattivi”.
Dall’esigenza di un cambiamento sia nel mondo della musica sia nella vita di tutti i giorni, entrambi soffocati dalla società capitalista che ci opprime: pensiamo che la ribellione sia la prima pietra da posare nella costruzione di un futuro migliore, equo e sicuro per tutte e tutti.
Si, incanalare la rabbia verso qualcosa che sia costruttivo e non violento ci sembra il modo migliore di sfruttare un sentimento da cui, almeno per noi, è impossibile sfuggire.
Dipende: la fuga a volte è uno strumento tattico incredibile, che può permettere di raccogliere le forze per affrontare al meglio gli ostacoli che ci vengono posti sulla strada.
Si può lottare anche durante la ritirata.
Tutto se si va a scavare fino in fondo è politica. Per noi Fresco è una canzone di liberazione nella presa di consapevolezza che il tempo per l’uomo non è infinito.
Chiunque non accoglierebbe un essere bisognoso nel proprio.
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Nel paradiso, la noia
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