JAGWARI: “Non è buono chi parla senza dire niente” | Indietalks

PH: Paolo Mottadelli

JAGWARI: “Non è buono chi parla senza dire niente” | Indietalks

I Jagwari sono una band divisa tra Genova e Milano; scrivono e suonano canzoni che contengono effetti distorsivi e raccontano un intreccio fatto di
lotta, schizofrenia, ironia e apatia: tratti che caratterizzano la nostra epoca.
Come dei giaguari corrono sul palco senza riposo per cacciare la preda e sopravvivere in questo mondo compromesso, il più delle volte, da un pensiero capitalista votato all’individualismo.

All’interno del loro nome è incisa il termine guerra, tradotto dall’inglese e più universale, ma non scelgono una forma violenta. Usano l’arte, il caos e la loro energia per attaccare facile perbenismo e falso buonismo.

In attesa di ascoltarli al Balena Festival, con la stuzzicante curiosità di sapere cosa ci sarà nel nuovo album, in uscita d’inverno, diamoci un po’ d’amore.Conta sempre il prossimo passo, alla fine ognuno di noi combatte per costruire un mondo migliore, da condividere con gli altri.

JAGWARI X INDIE TALKS

Quanta bontà apparente c’è in giro?

 Purtroppo molta, il tornaconto personale spesso la fa da padrone. Riportando la questione più in generale notiamo che fingere bontà per ottenere qualcosa in cambio sia una pratica estremamente diffusa come devolvere fondi in beneficenza e continuare a investire in armi e petrolio non redime nessuno. 

 Immagino che non accettereste di essere “meno cattivi” ma più famosi?

 Il nostro obiettivo è di portare la nostra musica e il nostro pensiero a tutti e tutte indiscriminatamente: potremmo ingannare qualcuno ma non ci sentiremo mai “meno cattivi”. 

Dove nasce la vostra anima ribelle?

 Dall’esigenza di un cambiamento  sia nel mondo della musica sia nella vita di tutti i giorni, entrambi soffocati dalla società capitalista che ci opprime: pensiamo che la ribellione sia la prima pietra da posare nella costruzione di un futuro migliore, equo e sicuro per tutte e tutti.

ph: Paolo Mottadelli

 Per cambiare le cose bisogna usare la rabbia mettendola al posto giusto?

 Si, incanalare la rabbia verso qualcosa che sia costruttivo e non violento ci sembra il modo migliore di sfruttare un sentimento da cui, almeno per noi, è impossibile sfuggire. 

 Preferite la lotta invece della fuga?

Dipende: la fuga a volte è uno strumento tattico incredibile, che può permettere di raccogliere le forze per affrontare al meglio gli ostacoli che ci vengono posti sulla strada. 

Si può lottare anche durante la ritirata. 

PH: Silvia Violante Rouge

 Fresco è una canzone politica?

 Tutto se si va a scavare fino in fondo è politica. Per noi Fresco è una canzone di liberazione nella presa di consapevolezza che il tempo per l’uomo non è infinito.

 Chi non vorreste accogliere nel vostro rifugio?

Chiunque non accoglierebbe un essere bisognoso nel proprio.

 Un pregio dell’inferno e un difetto del paradiso?

Per come ce la raccontano i cattolici all’inferno c’è la musica rock

Nel paradiso, la noia