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Dormi | Indie Tales

Ci sono persone che all’improvviso spariscono, senza però andare davvero via. Rimangono lì, ferme non solo dentro le proprie convinzioni, ma anche chiuse all’interno di  quattro mura, dove non sono neppure davvero al sicuro.

Dormire non è la soluzione. Il sonno diventa un modo per skippare le ore, andare avanti rimanendo sempre immobili. La cosa più inquietante è l’effetto che questo comportamento ha sulle relazioni con gli altri. Qualcuno può rimanere indifferente, altri cercheranno sempre di capire, di fare domande, di chiedersi cosa stia succedendo. Una curiosità morbosa che può diventare invadente.

Chi si isola ha già la risposta pronta, che inizia così: «Scusa, non chiedermi più che fine ho fatto». Una frase che dimostra insofferenza e indifferenza. Ed è così che un giorno è arrivato l’inverno durante una calda estate.

Thomas è il protagonista di questa storia, un ragazzo come tanti, perfetto all’apparenza e confuso sul futuro. Un volto che riconosci solo quando sorride, con la sua bocca un po’ storta e le facce buffe che fa davanti alla telecamera per sentirsi più a suo agio. E poco importa se quel ghigno nasconde molto di più.

Il pomeriggio un giro al lago con Francesca e la sera a cena con Matilde, anche se al mattino, forse con una dose di rimpianto, si sveglierà ancora una volta nel letto di Eleonora. Sintomo di una storia che ha più stagioni del previsto, contando che ogni ultimo episodio era finito in dramma.

Una routine condizionata da esperienze e non da azioni messe in correlazione secondo la statistica dello spazio-tempo. La sua è un’incoscienza creativa spinta all’eccesso. Poi però qualcosa inizia a bruciare e a rimanere dentro. Come sempre era bravo a convincersi che ogni volta sarebbe stata diversa, che bastava aspettare il momento giusto, quello in cui una serie di cose avrebbe finalmente smesso di andare storta.  Si spegne la luce e si svegliano i mostri del passato.

Ogni percorso ha i suoi saliscendi, curve che possono mandare fuori strada. Però, che succede quando si sceglie di accelerare sulla strada del pericolo con la voglia dello schianto?

Quando il vento inizia a soffiare in direzione ostinata e contraria, le onde si alzano, sbattono sulla costa, arrivando persino a modificarne la conformazione.

Chissà se a Thomas, o a tutte quelle persone senza nome che s’incontrano prendendo la metro, è mai venuto in mente di paragonare l’uomo ad una montagna. Probabilmente no, perché non ha molto senso così, a priori. Però in pochi sanno che le catene montuose possono nascere per erosione, cambiando così la propria essenza. Dopo ogni tempesta diventa più spigolosa.

La storia dell’umanità ci ricorda che proprio dopo le guerre la vita dell’uomo è progredita, anche se poi viene automatico ricordarsi che siamo una specie con la memoria corta e le bombe continueranno sempre a cadere, soprattutto se esplodono a chilometri di distanza.

Cosa succede a chi, spesso inconsapevolmente e con poca voglia di ragionare, si affeziona, confondendo il mistero con una certa ambiguità, tipica di chi perde quando è costretto a fare i conti con la realtà?

Arriva la delusione e poi l’indifferenza. Si sceglie di andare via anche quando si vorrebbe restare in attesa. Ma, paradossalmente, la vera vittima rimane Thomas, quasi obbligato dalle circostanze a rimanere a letto, fare finta di nulla e starsene lì, a dormire.

Tra qualche mese le coperte diventeranno un rifugio per cercare il caldo, senza rincorrere gli abbracci altrui, quelli già visti o quelli in cui si dà l’impressione di scappare perché ci si sta troppo stretti. Diventa difficile capire le scelte senza usare i filtri dell’esperienza. Essere cinici potrebbe aiutare, sembrerebbe di capire.

Thomas però non sta solo attraversando un periodo negativo. Vive dentro una fuga da se stesso, dove i sogni hanno perso valore e il domani diventa un altro giorno più vicino alla fine. Il tempo passa, le stagioni si alternano e quel vuoto dentro di sé cresce sempre di più, affamato e furioso.

Quando un bosco brucia, il fuoco divora tutto ciò che trova intorno a sé. Dall’esterno si vedono le fiamme e viene naturale scappare. Se invece l’inferno è nascosto, buio e silenzioso, solo all’apparenza, diventa più difficile combattere un nemico che, anche di nascosto, continuiamo ad alimentare.

Thomas era inconsapevole del suo dolore. Preferiva tenerselo stretto e portarlo con sé, correndo il rischio di far percepire qualcosa all’esterno. Il mondo però non si stava più facendo domande. Aveva trovato risposta nell’indifferenza.

Capire non è la stessa cosa che comprendere. Tante volte l’indifferenza è una scelta per non andare al largo, senza essere sicuri di avere la forza giusta per tornare a riva.

RACCONTO LIBERAMENTE ISPIRATO AL BRANO “DORMI” DI GALEONE

Nicolò Granone

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