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dio mortale | Indie Tales

Chiunque se ne sta lì, sulla cima della montagna, guarda sotto e, con un po’ di paura mista a vertigine, non sempre riesce a capire cosa c’è. Chissà però come sarebbe alzare la testa e osservare il cielo, cogliendone solo una piccola parte. Siamo davvero piccoli davanti all’infinito, a metà tra provare tenerezza, rabbia e paura. Però per forza succede di vedere qualcosa.

Domani è domani, dopodomani ancora un giorno in più, però cosa sono davvero i mesi che passano, così veloci da diventare troppi e stanchi. Si rovineranno gli adesivi alle fermate dei tram, la pioggia annegherà ogni fiore primaverile, l’inverno diventerà un abbraccio dal quale tentare di scappare e poi il sole brucerà la pelle. In tutto questo le tue scarpe si romperanno, i vestiti diventeranno o troppo larghi o troppo stretti, sì, il mondo farà finta di nulla. Grande lo sei già.

Ieri alla televisione dicevano che quell’attore famoso di Hollywood stamattina non aveva voglia di alzarsi, fare colazione davanti alla folla dei ragazzini pronti ad entrare a scuola, ignari della sua gioventù. I critici invece si erano messi a lutto, pronti a riguardare ogni film cercando un significato sempre più attuale per questi maledetti tempi moderni. E quando erano arrivati i titoli di coda, si era un po’ pianto, prima di cambiare canale sulla pubblicità.

Il tempo molto spesso ti farà tornare in luoghi che non hai mai capito quanto li conosci davvero, e ogni volta porterà sia domande sia risposte. I muri forse un po’ ingialliti saranno sempre lì, per fortuna stanno ancora su, come le ossa che hai paura di romperti prima d’iniziare un nuovo sport.

Viene facile pensare agli altri, alla loro presenza, e accorgersi che non ci sono più quando vanno via, soprattutto durante la notte e senza salutare. Certo, quando invece il protagonista muore, la storia finisce e nulla ricomincia da capo.

Chissà com’è oggi sopravvivere davanti al delirio del mondo e ai mostri sotto al letto, oppure, peggio ancora, fare finta di nulla davanti al dolore che nasce all’interno. Silenzioso, ma devastante.

Ogni tanto bisognerebbe cercare di essere più egoisti, coraggiosi, forti e buttarsi verso orizzonti sconosciuti, lasciando i piedi ad un passo dalla terra. Bisogna sempre trovare il tempo per resistere, anche se c’è qualcosa che prova a tirarci giù, qualcosa persino più forte della forza di gravità.

Il saggio direbbe agli altri: “fatti i fatti tuoi!”. Se parlasse con me, però, non lo ascolterei, perché sono testardo e piuttosto mi spacco, esplodo, ma non do ragione a prescindere, solo per farti vincere 1 a 0.

Se chiudo gli occhi tutto diventa nero, peggio della notte e dei suoi fantasmi. È indefinito, senza via di fuga. Un posto dove non stare, un posto dove ci finisci in trappola. Con il tempo ci si abitua anche al rumore, alle paure e persino al non detto. Paradossalmente, però, questo spazio che serve a dilatare un’emozione alla fine diventa un filo sempre più sottile che… Zac, si spezza, e nessun nodo lo potrà più riattaccare. Da piccolo guardavo Hercules e le Parche sceglievano dove e quando tagliare.

Ma se non capita a te è meglio, verrebbe quasi da chiedersi. Meglio rimanere in piedi sull’autobus, anche un po’ schiacciati nel delirio dell’ora di punta, piuttosto che avere un posto riservato, ma vuoto?

In fondo, tu che ne sai?

RACCONTO LIBERAMENTE ISPIRATO AL BRANO “Dio mortale” DI RUGO

Nicolò Granone

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Nicolò Granone

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