In estate tutto corre: viaggi, notti, amori leggeri e foto da postare prima ancora di viverle davvero. Per ERRE, però, partire non significa mettersi in mostra, ma cercare aria nuova e dare ossigeno alla mente.
Il viaggio diventa così il cuore di una fase di trasformazione, più importante della destinazione stessa. Tra musica, sentimenti vissuti senza illusioni e un rapporto sempre più consapevole con i social, l’artista si racconta senza filtri.
Al centro resta l’amore più vero, quello per sua figlia, insieme alla voglia di costruire qualcosa che duri. Nel futuro ci sono nuove canzoni, una collezione streetwear e una data da segnare: il 17 dicembre. Abbiamo intervistato Erre che ci ha condiviso in anteprima due brani che faranno parte del disco.
Sì, il viaggio è parte integrante del nuovo disco. Sto viaggiando tanto, amo viaggiare, più che altro per dar da mangiare al mio cervello, per staccarmi un po’ da tutto e ripartire. La destinazione non è importante, spesso anche soddisfare il bisogno di “aria nuova” è più importante del risultato.
Nel mio caso no. Io sono un artista strano. In tante interviste che mi hanno fatto mi chiedono sempre di trovare un nome nelle mie canzoni. Prendo spunto da tante cose, non c’è un amore unico. L’unico amore che descrivo è quello di mia figlia, che è la mia prima fan e fonte d’ispirazione. Il resto è un po’ complicato. Faccio parecchio fatica ad affezionarmi ultimamente. Preferisco che gli altri si innamorino dedicando le mie canzoni, ad oggi. Poi in un futuro chissà.
Sono molto poco veritieri i sentimenti d’estate per me. Per questo non faccio mai tormentoni e hit estive. D’estate abbiamo poca soglia dell’attenzione e questo vale anche per gli amori estivi. Poi dipende, sono molto borderline in quello. Posso passare da una camminata romantica sotto il tramonto di Santorini a 4 Gin Tonic al Pacha alle 5 di mattina, per quello che dico di essere particolare (ride ndr).
I social con me sono amore e odio. Ultimamente sono arrivato a un punto di odiarli. Ho smesso di guardare il feed. Andavo a letto e guardavo cosa facevano gli altri, mi svegliavo e guardavo cosa facevano gli altri. Persino davanti a un posto stupendo come Santorini, da cui sono tornato da poco, pensavo a postare più che a vivermi l’esperienza. Mia figlia uno degli ultimi giorni mi fa: “Papà, oggi non prendi il telefono però”. Da lì ho capito che stavo sbagliando. Se uno guarda i reel, guarda le storie, sembrano tutti meglio di te. Ma ovvio, chi posta cose quando è triste? Uno vuol far vedere sempre che è perfetto, ma come mai sono tutti dagli psicologi poi? In secondo luogo, invece, ovviamente per chi fa il mio lavoro sono fondamentali. Ma usati con parsimonia, come tutte le cose, senza che diventino una dipendenza.
Ne ho tanti. Alcuni me li sono tolti anni fa. Ora ho la vita che davvero sognavo da bambino. Però ho due grandi sogni che spero di realizzare a breve, o meglio, ho obiettivi, non sogni.
La moda è tutto. È nato tutto da lì, lo streetwear è la chiave che unisce ogni mia concezione. Sto preparando una collezione veramente incredibile. Non per una questione di egotrip. Ma come nel caso del disco siamo in tanti a lavorarci e ci stiamo prendendo il giusto tempo, perché questa deve essere la vera consacrazione.
Ormai me lo chiedete tutti. Vi do l’esclusiva: il 17 dicembre non prendete impegni, dico solo questo.
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