“Lipstick” nasce da una domanda semplice ma scomoda, e purtroppo sempre più attuale attuale: cosa succede quando l’amore smette di essere libertà e diventa controllo? Il brano racconta quelle forme di violenza che spesso non lasciano lividi visibili, ma che consumano lentamente l’identità di una persona attraverso manipolazione, umiliazione, ricatti emotivi e bisogno di possesso. È un racconto che parla di relazioni tossiche, di dignità e della forza di ritrovare sé stessi.
Il femminicidio rappresenta l’esito più estremo di queste dinamiche, ma Lipstick vuole accendere i riflettori su ciò che accade molto prima, quando il dolore rimane nascosto e spesso non viene riconosciuto. Il rossetto diventa così il simbolo di un’identità che resiste, di una voce che non può essere cancellata.
Venerdì 17 uscirà il brano con relativo videoclip, abbiamo avuto l’opportunità di vederlo in anteprima, rivendicando l’importanza dell’indipendenza in una relazione
Le prime due cose che mi vengono in mente sono le parole che Dio rivolge a Eva e ad Adamo dopo il peccato originale. A Eva: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli.” Ad Adamo: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché tornerai alla terra dalla quale sei stato tratto.” Ed eravamo solo all’inizio. Quale insegnamento migliore? La seconda è una frase di Giovanni Lindo Ferretti, nella canzone Tu menti dei CCCP: “Niente è gratis, niente è a posto, le insegne luminose attirano gli allocchi.” Non occorre aggiungere altro.
Sì. Entrambi lasciano un segno. Il sangue racconta la ferita, il rossetto l’identità. In questa storia sembrano confondersi, ma non sono la stessa cosa: il sangue appartiene alla violenza, il rossetto a ciò che lei è riuscita a difendere fino alla fine. «Non è sangue, è il mio rossetto: non sei mai riuscito a farlo venire via!» significa proprio questo: puoi ferirmi, ma non sei riuscito a cancellarmi.
Perché la memoria conserva soprattutto le emozioni. A volte una ferita guarisce, ma basta un odore, una canzone, una strada o una parola per riaprire tutto. I ricordi sono, a volte, ferite che ricominciano a sanguinare.
Il rimpianto. Perché significa non essere stati ciò che eravamo o che avremmo voluto essere. Sul rimorso, invece, la penso diversamente. Oggi sono il risultato delle mie scelte, delle mie decisioni e delle mie azioni. Avrei potuto non fare determinate cose, è vero. Ma magari non avrei mai scritto Lipstick. Ovviamente parlo di errori e scelte di vita, non di crimini. Se avessi tolto la vita a qualcuno, il rimorso mi accompagnerebbe fino all’ultimo giorno.
Sì, ma non sarò io a svelarli! (ride) Alcuni dettagli sembrano semplici elementi di scena, ma ritornano con un significato preciso. Il rossetto, il coltello, il cane, il telefono, perfino certi sguardi: niente è lì per caso. Il video racconta molto più di quanto mostri.In alcuni casi il femminicidio rappresenta l’esito più estremo di una relazione fatta di controllo, possesso, manipolazione e umiliazione. In molti altri casi, però, quelle stesse dinamiche non arrivano all’omicidio, ma lasciano comunque ferite profonde. È questa la realtà che Lipstick vuole raccontare. Non una guerra tra uomini e donne, ma ciò che accade quando l’amore viene sostituito dal possesso e il rispetto lascia spazio al controllo. Per questo il rossetto diventa il simbolo dell’identità, della dignità e di quella parte di sé che nessuno dovrebbe poter cancellare.
È un discorso molto ampio e controverso. Oggi vogliamo tutto e subito: una canzone, un film, una risposta, perfino un’emozione. L’attesa è diventata quasi un difetto. Abbiamo perso anche la capacità di metabolizzarla, di digerirla. Internet ti dice tutto all’istante. I social ti permettono di tenere continuamente sotto controllo le persone. Più che la capacità di aspettare, credo che stiamo perdendo la capacità di pensare, di meditare e perfino di saper soffrire.
Sì, ma credo che il problema sia molto più grande della musica. La musica racconta la società, raramente la inventa. Ci sono stati e ci sono ancora stereotipi, disparità e sessismo, ma ridurre tutto a una guerra tra uomini e donne mi sembra un errore. A me interessa raccontare le persone, i loro rapporti e le conseguenze delle loro scelte, non fare propaganda.
In estate tutto corre: viaggi, notti, amori leggeri e foto da postare prima ancora di…
"In the end, I hope it's you and me In the darkness, I would never…
Non sempre il troppo stroppia. La nuova canzone di Arianna Paci, "Troppo", è uno di…
fatima_prodd è un progetto electronic pop che unisce cantautorato italiano, elettronica contemporanea e visioni astrali,…
Nel racconto di Jungle Julia, ORA NONA diventa il tempo del cammino: non un punto…
L'altra sera prima di uscire ho sfruttato la tecnologia e mi sono divertito a chiedere…