Luciano Nardozza

Luciano Nardozza | Intervista Indie Italia Mag

Luciano Nardozza è un musicista che da oltre quindici anni ha fatto della musica la sua ragion di vita. Prima come performer e compositore e dal 2017, anno di uscita del suo primo lavoro, anche come cantautore.

La necessità di dare voce al proprio vissuto lo porta proprio in quell’anno a pubblicare “Di passaggio”, suo primo lavoro in studio. Un “concept-album” che racconta tutte le diverse fasi di una storia d’amore. Dall’innamoramento fino alla rottura, che porta con se dolore e solitudine. Passando per tutte le paure, le ansie ed i turbamenti emotivi che il vivere una intensa storia d’amore porta con se. Ricordandoci infine che, nei vari intrecci che ci legano alle vite degli altri, siamo tutti di passaggio.

In questo suo primo disco Luciano Nardozza si presenta come un cantautore eclettico, con un sound che richiama moltissimo quello della vecchia generazione di cantautori romani come Max Gazzè, Niccolò Fabi e Daniele Silvestri.

Non sembra un caso che nella lavorazione dell’ultimo disco di Luciano Nardozza siano presenti delle collaborazioni con dei musicisti che suonano, o hanno suonato, proprio per due dei tre succitati artisti.

Finalista del “premio De Andrè” per l’edizione 2019, il 26 Aprile scorso ha pubblicato “Beata Ingenuità“. Primo singolo del nuovo album, “Fuori Luogo“, in uscita a breve.

Luciano Nardozza

Beata Ingenuità” è un brano che “dà voce ad emozioni ambivalenti ma contestuali: al senso di frustrazione, di rabbia, quasi di vendetta nei confronti della vita ma anche alla promessa fatta a sé stessi di andare oltre, per ritrovare il proprio equilibrio“.

Beata Ingenuità” è una canzone che sembra essere la naturale e fisiologica evoluzione delle sonorità pop già proposte in “Di Passaggio“. Caratterizzata da un ritmo incalzante e allegro la canzone risulta davvero fresca e godibile e sembra rappresentare una ulteriore maturazione del percorso artistico (già importante) di Luciano Nardozza.

Abbiamo intervistato il cantautore lucano per conoscerlo meglio, per chiedergli qualche cuiriosità sul suo ultimo lavoro e su i suoi progetti futuri.

Intervistando Luciano Nardozza

Ciao Luciano. Tu sei un performer ed un compositore da tantissimo tempo, qual è il tuo background  da musicista?

Ciao a tutti i lettori di Indie Italia Mag. Suono da circa vent’anni. Ho iniziato con la chitarra, da adolescente, affascinato dal suono e dal personaggio di Jimi Hendrix e dalle mitiche band di quegli stessi anni (Led Zeppelin, Deep Purple, Genesis ecc.). Ero ammaliato dalla libertà di espressione di quei musicisti, sembravano poter fare qualsiasi cosa col loro strumento (e anche nella vita, in fondo). Ho studiato per conto mio, in un “laboratorio” fatto di cd, musicassette (eh già), orecchio e tanta pazienza. Da lì ho investigato moltissimi altri generi, dal jazz all’heavy metal, dalla musica per cinema e teatro fino alla folk e alla world music.

Cos’è che nel 2017 ti ha spinto ad iniziare un percorso in cui tu stesso sei l’esecutore dei tuoi brani?

Venivo da molti anni in veste di chitarrista per progetti essenzialmente pop/d’autore. Mi piaceva, ma sentivo che c’era qualcosa che non tornava. In seguito a una fase di grande riflessione e di crisi ho deciso che mancava proprio il fatto che dovessi essere io a dare voce al mio vissuto, ai miei sentimenti. Mancava anche un certo rischio da parte mia.  Da quel momento ho iniziato a “metterci la faccia”, anche a prendere posizione, se vogliamo. Infatti quando scrivi i tuoi testi e ti esponi al mondo per come sei, devi essere vero. La diplomazia in questo campo non funziona.

Luciano Nardozza

Sta per uscire il tuo secondo lavoro in studio. Credi di aver apportato qualche elemento di novità rispetto al tuo primo disco?

Questo disco presenta una grande continuità tematica rispetto a “Di Passaggio“, il mio primo album. Quello che è diverso, un elemento che può forse essere considerato di rottura rispetto al mio precedente lavoro, è il sound, più incisivo e a tratti tagliente. Ho fatto un uso massiccio di chitarre elettriche (anche in Di Passaggio, ma erano meno protagoniste) e la sezione ritmica è in primo piano. Ho soprattutto investigato molti aspetti della mia vocalità. Diciamo che in Fuori Luogo, questo mio secondo disco, si sono venuti a sistemare molti pezzi di un puzzle cominciato tanti anni fa, in cui amavo contemporaneamente Ennio Morricone, Dream Theater, Ryuichi Sakamoto, Freddie Mercury, ecc. Come struttura e concezione resta un disco pop ma dentro ci puoi trovare cose molto diverse tra loro.

“Di passaggio” è un “concept-album” in cui parli delle varie emozioni che si susseguono in tutte le fasi di una storia d’amore. Anche il tuo nuovo disco avrà la struttura del “concept-album? Di cosa ci parlerai?

Questa volta non si tratta di un concept album, almeno non in senso stretto. Per certi versi lo è quasi più di “Di Passaggio” perché è molto uniforme in quanto a sound, intenzione ecc. Le tematiche però sono varie.

“Beata Ingenuità”, il primo singolo appena uscito, per esempio, parla di quanto ci si possa sentire divisi interiormente quando i punti di riferimenti esterni vengono a mancare. Nella canzone parto da una situazione precisa come quella di un bimbo che vede i propri genitori separarsi, ma più in fondo faccio riferimento allo sfaldarsi delle nostre certezze in generale. Tutti abbiamo varie voci dentro di noi che rappresentano l’interiorizzazione dei punti di vista della famiglia, della cultura ecc. Come si fa a scegliere?

L’integrità a cui aspira il protagonista del brano è qualcosa che va oltre. Trovare la propria vera voce, la riconciliazione di tutto in un modo personale e vero. E’ il lavoro di una vita.

Luciano Nardozza

Ci sono state collaborazioni significative durante le fasi di composizione e registrazione del tuo prossimo disco?

Per il singolo Beata Ingenuità ho avuto il piacere di lavorare con musicisti di altissimo livello (e persone straordinarie). Gianluca Misiti (compositore, oltre che attuale tastierista con Daniele Silvestri) ha arricchito il brano con le sue tastiere e un emozionante arrangiamento di archi (e insieme abbiamo curato la produzione del brano). Piero Monterisi (attuale batterista con Daniele Silvestri, già con PFM, Tiromancino ecc.) ha suonato la batteria in modo spettacolare (incisivo e delicato allo stesso tempo). Al basso ho la fortuna di collaborare da anni con Antonello De Luise, eccellente bassista oltre che amico d’una vita.

Per il resto dell’album (le altre 9 tracce) ho registrato, arrangiato e prodotto tutto da me. Mi sono divertito a suonare e programmare qualsiasi strumento (basso, chitarre, tastiere, batteria ecc).

Per la fase di mix e mastering abbiamo fatto un lavoro certosino con mio fratello Angelo Nardozza, sound engineer, per cercare di portare sul “disco” il più fedelmente possibile il sound che sentivamo nella nostra testa.

Anche se non riguarda prettamente il campo della registrazione dell’album, vorrei nominare altre due persone che hanno partecipato attivamente a questo lavoro, nei campi più diversi: Silvia Beillard (fotografa, attrice e regista) ha curato la copertina, centrando in pieno l’idea del disco. Filippo Nardozza (PR & Communication) col suo lavoro costante è un ponte fondamentale sul fronte della comunicazione.

Il video-clip di “Beata Ingenuità” ti vede assoluto protagonista. Chi lo ha curato e quanto c’è di tuo nell’idea finale del video?

Per questo video abbiamo lavorato con Leopoldo Caggiano. Si è occupato di tutto, dalla regia al montaggio.

Non c’era nulla di scritto, abbiamo lasciato che fossero il momento e le nostre due personalità a fare la sceneggiatura. Volevamo che fosse qualcosa di diretto (quindi nessuna storia narrata a parte le parole di chi canta, nessun’altra persona ecc), con la telecamera sul volto a riprendere la vulnerabilità, la rabbia e la determinazione del protagonista della canzone. L’ambientazione di per sé ci ha dato una mano: una fabbrica abbandonata con un mix poetico di uomo e natura (alberi che crescono in mezzo al cemento, squarci di cielo tra tetti crollati ecc.). C’è quindi una certa desolazione.

In tutto questo, però, il protagonista non perde la speranza di redimere la propria vita.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali, cosa ascolti nella quotidianità?

I miei riferimenti musicali sono i più svariati. Dipende ovviamente dal mood del momento.

Ci sono artisti che non ho mai smesso di ascoltare, altri che ho scoperto più avanti. Se dovessi dirne qualcuno, in questo istante, Ryuichi Sakamoto, Beatles, Dream Theater, Ennio Morricone, Genesis, Nicola Piovani, Eddie Vedder, Hans Zimmer, Aerosmith, Joe Hisasihi, Linkin Park, Chris Cornell, Franz Liszt, Queen.

Ci sono invece artisti dell’attuale scena italiana che apprezzi particolarmente?

Mi è sempre piaciuto molto Franco Battiato. Inoltre mi sembrano particolarmente veri e di talento Alessandro Mannarino, Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri. C’è inoltre tutta una scena underground che ho avuto modo di conoscere e che mi piace particolarmente (Ella Nadì, Nòe e molti altri).

Dopo l’uscita del disco sarai impegnato in tour promozionale? Avremo modo di vederti dal vivo?

Dopo l’uscita porteremo in giro uno spettacolo nuovo che al tempo stesso presenterà il nuovo disco, includerà alcune canzoni dell’album precedente e in cui mi divertirò anche a suonare diversi brani di altri artisti che hanno influenzato il mio modo di fare musica.

Sul mio sito (www.lucianonardozza.it) e sui social verranno comunicate le date. Non vediamo l’ora!

Grazie a te a tutti i lettori, è stato un enorme piacere!

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