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Eman | Intervista Indie Italia Mag

Emanuele Aceto, in arte Eman, è senza alcun dubbio una delle realtà musicali italiane emergenti più interessanti di questo periodo.

Eman si è esibito sul palco del concerto del Primo Maggio a Roma. A marzo ha pubblicato il suo secondo lavoro in studio dal titolo omonimo al suo nome d’arte. Il disco arriva a tre anni di distanza dal suo primo album: Amen, disco che ha raccolto un discreto successo e che ha acceso i riflettori sul talento del cantautore calabrese.

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Già nel primo album Eman si è presentato con un sound originale e personalizzato che, in un mercato musicale dove molte proposte sembrano una copia di quelle già uscite, risulta essere senza dubbio un valore aggiunto alla sua musica.

Anche in questo secondo lavoro Eman conferma quanto di buono ci ha fatto ascoltare in Amen. Traspare, sia nelle sonorità che nei testi, una maturazione artistica che è la dimostrazione di un costante lavoro di ricerca musicale ed è la cartina tornasole della sincerità con cui Eman scrive la sua musica.

Il suo nuovo disco, uscito il 29 marzo, risulta davvero essere un prodotto estremamente originale e che potrebbe  consacrare ad altissimi livelli Eman. Un album molto contaminato dove si spazia da basi dance a giri di chitarra che rimangono in testa sin dal primo ascolto, passando per i synth distorti e passaggi decisamente melodici. Il tutto incorniciato dalle capacità vocali e canore di Eman che impreziosiscono davvero quello che sembra attualmente essere un unicum nel mercato musicale nostrano.

Eman ha scritto un disco introspettivo che affronta temi come la solitudine, il tradimento, l’amore e le ambizioni. Nel disco è presente anche un brano, “Tutte le volte”, che omaggia la figura di Dj Fabo, stimolando una riflessione sull’eutanasia.

Un disco che ha tutte le carte in regola per portare alla grande ribalta il cantautore calabrese e per far si che possa  essere apprezzato dal grande pubblico: un sound accattivante e molto originale e dei testi in cui tutti davvero si possono riconoscere.

Abbiamo contattato Eman per intervistarlo e scoprire qualche elemento in più su di lui e la sua musica.

INTERVISTANDO EMAN

Ciao Eman! Complimenti per il tuo secondo disco. Rispetto al tuo primo lavoro senti di esserti evoluto in qualche aspetto?

Sicuramente sono cambiato. Nel primo album c’era un bel po’ del mio passato, in questo ho trasposto il presente. Credo di aver trovato una quadra e affermato il mio stile, sia per quanto riguarda la scrittura che per cantato e melodia.

Il sound che proponi in tutte le tue canzoni è molto complesso e pieno di contaminazioni. Che lavoro di ricerca sonora c’è dietro a questo risultato?

Ho sempre ricercato uno stile che fosse mio, cantare agli “Open Mic” nelle dancehall con 6/7 mc’s su una stessa strumentale, mi ha insegnato a ricercare l’unicità. Tu giustamente parli di un suono complesso e pieno di contaminazioni, io e Mattia (SKG, producer) abbiamo ascoltato sempre tanta musica e abbiamo talvolta gusti diversi, questo ha dato vita ha un suono ben preciso e riconoscibile come nostro: lavoriamo in totale autonomia per poi ricongiungerci.

Ci lasciamo influenzare dalla nostra epoca: il mondo intero connesso come non mai e quindi sempre più “contaminato”.

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Sei stato uno degli artisti che si sono esibiti in Piazza San Giovanni per il concerto del Primo maggio.  Vuoi raccontarci quali sono state le tue sensazioni nel salire su un palco così importante?

Quel palco l’ho osservato tante volte da spettatore: partivamo con l’espresso notturno delle 11 di sera da Catanzaro, spesso senza trovare un posto e dormendo per terra. A 16 anni Roma ti sembra infinita e quel palco irraggiungibile. Dopo anni  mi ci ritrovo su e mi dico: se puoi immaginarlo puoi farlo.

Quanto è difficile  emergere per un artista che come te, viene dal sud dove purtroppo a volte le opportunità di farsi notare a volte latitano?

Sono in giro da tanti anni, ho iniziato su palchetti improponibili con impianti altrettanto improponibili. Al Sud è tutto più complicato, in Calabria lo è ancora di più: nella musica c’era un certo tipo di “territorialità” e nell’epoca dei dischi avevamo la maglia nera nelle vendite, investire in un mercato in perdita non è la primissima scelta di un’azienda.

La Calabria, poi, è una madre severa: si approccia te con diffidenza e inizia ad amarti nel lungo periodo. Oggi tutto è cambiato, con lo streaming le distanze si sono colmate ed è un po’ meno complicato (posto che la Musica è un lavoro duro a prescindere, che pretende dedizione e sacrificio) sono felice di vedere artisti calabresi prendersi il loro giusto merito: la Calabria ha tanto da offrire, c’è voglia di vita e di bellezza sommersa e pronta ad esplodere e sta già accadendo.

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“Tutte le volte” è una canzone ispirata alla storia di Dj Fabo.  La volontà di affrontare il tema dell’eutanasia è nata quando hai sentito la sua particolare vicenda o hai semplicemente preso come spunto la sua storia per dare un senso più pieno alla canzone?

Quando abbiamo deciso di girare il video di Tutte le Volte, io e Mauro (Lamanna, regista della maggior parte dei  miei video, attore calabrese e mio amico di lunga data) volevamo parlare della bellezza che si vive in una storia nonostante la fine.

Della storia di Fabo e Valeria si è parlato tante volte ma sempre della morte, o almeno con quel punto di vista. Noi abbiamo voluto mettere in mostra l’ Amore che c’era, nonostante tutto. La canzone parla della fine di una storia ma ponendola come un passaggio di Vita: la consapevolezza che bisogna sempre ripartire.

“Giuda”  invece è una canzone che parla di “auto-tradimenti” e dell’incapacità di accettare i nostri lati più oscuri. Hai imparato ad accettare e a convivere con i tuoi di lati oscuri?

Sono molto legato al concetto di “Luce e Ombra”. Io ho imparato a convivere con il mio lato oscuro, alcune scelte spesso consapevoli ci portano lontane dalla luce, ma a me piace vederla in un altro modo: talune volte sei obbligato, per poter rivedere la luce.

Per farla semplice immaginate una galleria.

Ho trovato davvero interessante anche il video di “Giuda” con questo “gioco” di sguardi, occhi bendati e disegnati. Da dove è nata l’idea di dare questo taglio al video clip?

Da certi errori non impari mai. La variabile “vita” cambia sempre le carte: ci riproponiamo di non rifarli più, ma loro si ripresentano in altri modi, con altre vesti.

Noi proviamo a metterci in gioco, per dimostrarci che siamo in grado di pareggiare i conti, di essere diventati più bravi a “vedere” e a capire. Ma è più complicato di ciò che sembra.

Quest’estate sarai in tour per promuovere il tuo ultimo lavoro?

Io ho bisogno della dimensione live. Sono nato da quello e il contatto con il pubblico per me è fondamentale: l’energia che ti arriva devi rigettarla con altrettanta forza, sei messo alla prova dalla tua stessa musica.

Questo per dirti che “Si, assolutamente si” partirò in tour.

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