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Flemma: introspezione “pasoliniana” ed elettronica | Intervista

Introspezione tramite testi intimisti e basi minimaliste dalle sonorità elettroniche. Queste sono le caratteristiche principali della musica del cantautore napoletano Flemma.

Dopo vari anni di esperienza come bassista e voce dei Due minuti d’odio (con i quali nle 2015 ha anche inciso un EP) debutta come solista, con lo pseudonimo di Flemma, il 12 Aprile di quest’anno con il singolo “La primavera”.

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Il brano ha un sound facilmente accostabile a quelle che sono le sonorità attualmente proposte da cantanti e band dell’ultima “generazione ItPop”.

Anche nel testo del primo singolo di Flemma si ritrovano le influenze del nuovo cantauotrato italiano:  Introspettivo, intimista e malinconico. Rievoca i rimpianti ed i rimorsi che seguono un periodo personale difficile mentre, con una tenue speranza, si aspettano tempi migliori. Mentre si aspetta “La Primavera“.

Una menzione particolare la merita il video de “La primavera”.

Girato con un cellulare in maniera del tutto amatoriale, mostra immobile per tutto il brano una vista dalla “Riserva della Gaiola” a Napoli. Flemma offre un taglio fuori dagli schemi e che si discosta molto dai moderni video-clip in salsa vintage che ultimamente siamo abituati a vedere.

Oggi Flemma rilascia il secondo singolo, “Luci spente”. Lo stesso cantautore partenopeo confessa che questo secondo brano ha una ispirazione “pasoliniana”.

Flemma infatti ha scritto questa seconda canzone ispirandosi ad una poesia di Pier Paolo Pasolini contenuta nella raccolta “La religione del mio tempo”.

In attesa di poter ascoltare il secondo singolo di Flemma, lo abbiamo contattato per fargli qualche domanda su di lui e la sua musica.

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INTERVISTANDO FLEMMA

Ciao! Qual è stato il percorso che ti ha portato a diventare “Flemma”?

Ciao ragazzi.

Prima di diventare “Flemma”, un soprannome che mi ha dato un amico per la mia presunta lentezza, ho avuto un’esperienza molto lunga e importante con il mio gruppo i “Due minuti d’odio”, (per i primi 5 anni di attività il nome era “Peacebreakers”, nome diverso ma stessa formazione). E’ stata la mia prima band, formata con gli amici di sempre, ed è durata 10 anni. Con i “Peacebreakers” ho inciso diverse demo ed EP genere punk rock, come cantante e bassista, e in seguito – quando abbiamo deciso di impegnarci per il nostro primo disco-  abbiamo cambiato nome in “Due minuti d’odio”: in questo caso mi sono dedicato solo alla parte vocale e di stesura dei testi.

Il 10 marzo 2015 è uscito il nostro disco Rovinati, rock con influenze di musica elettronica, che ha avuto un ottimo riscontro e ci ha consentito di suonare un po’ in giro per l’Italia, in diversi festival e locali. Tramontato il progetto come band, per varie ragioni legate al lavoro di alcuni componenti, ho iniziato a riflettere su un eventuale percorso da solista per continuare a coltivare la mia passione per la musica .

Avevo già esperienza con diversi software musicali, come Logic, che utilizzavo per registrare le pre-produzioni con la band, e in seguito  ho acquistato una Maschine e ho iniziato a produrre i pezzi da solo dando uno stampo molto minimal e un sound vicino all’elettronica. Continuo a scrivere i testi con la stessa impronta di sempre. 

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Ti occupi da solo dell’arrangiamento dei tuoi brani o ti avvali di qualche collaborazione in particolare?

Attualmente creo tutto da solo: la musica e i testi (anche le cover e i video). Per registrare le voci, fare il missaggio e il mastering mi faccio aiutare da un amico che ha uno studio di registrazione, ci ha sempre sostenuto anche durante il percorso con la band: Kristian Maimone della Casetta Studio.

Stai per pubblicare il tuo secondo singolo “Luci spente”. Proporrai delle novità rispetto alle sonorità sentite in “La Primavera”?

Credo che questo pezzo si ponga sulla stessa linea sonora del brano precedente, ma con qualche differenza. Il mio obiettivo attualmente è quello di raggiungere il sound giusto, sto sperimentando molto.

“Luci spente” affronta il tema delle periferie ed è ispirato da una poesia di Pasolini che ho trovato nella raccolta “La religione del mio tempo”.

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Il video de “La Primavera” è decisamente particolare, con l’immagine fissa a riprendere questa statua sul mare. Da dove nasce l’idea di dare questo taglio al video e perché?

Di base il mio è un progetto indipendente, auto-prodottto, e mi piaceva l’idea di dare un taglio essenziale ai video con delle riprese fisse: mi piacerebbe riproporlo anche in futuro. Mi hanno un po’ annoiato i soliti video con le ragazze carine stile “influencer” con le sigarette, le pose indie e il vestito vintage.

Volevo creare qualcosa di strano, di diverso, con zero euro e un cellulare. E credo che la statua in mezzo al mare che guarda tutte le stagioni passare, restando immobile davanti ad un paradiso naturale come la riserva della Gaiola a Napoli, potesse esprimere al meglio il testo di “La Primavera”. Certo, è un video fatto alla buona con un cellulare, ma mi bastava l’idea.

Il tuo sound sembra avere le caratteristiche del moderno ItPop. Quale pensi possa essere la caratteristica vincente della tua musica per distinguersi in un mercato musicale arrivato quasi a saturazione?

Credo che musicalmente si sia sperimentato un po’ di tutto. Trovare il modo per distinguersi non è semplice, probabilmente sono le fanzine musicali e le etichette indipendenti più famose a creare l’hype su questo o quell’artista. Quello che credo possa fare la differenza nel mio caso sono i testi in italiano, inseriti in un contesto musicale inusuale.

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Il tuo sound risulta semplice e diretto. Nonostante questa semplicità mi sembra che ogni suono utilizzato sia il frutto di una scelta ben precisa. Che lavoro di ricerca sonora hai compiuto per arrivare a definire il tuo sound?

Di solito scrivo i brani con chitarra e voce, non sono un grande musicista ma conosco le nozioni che mi servono per buttare giù una canzone. Dopo creo la base sulla Maschine o su Logic partendo dai suoni che mi ispirano, e cerco di trovare l’equilibrio giusto per cantarci sopra. Nel mio piccolo cerco di fare molta attenzione ai suoni che utilizzo. 

“La Primavera” è un brano con un testo dalle tinte decisamente malinconiche che sembra trattare il tema del rimpianto e dell’attesa di tempi migliori che attenuino il dolore derivato proprio da tali rimpianti. Come vivi personalmente tu i tuoi rimpianti e come aiuti “la primavera” ad arrivare?

Cerco di evitare i rimpianti dandomi da fare, agendo. Questo stesso progetto è un po’ la mia Primavera in ambito musicale. Chiudere un capitolo durato dieci anni non è stato facile, infatti non è un caso che il primo brano di Flemma porti questo titolo.

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Hai già portato live i tuoi brani? Hai qualche esibizione in programma?

Non ancora, ho poche produzioni per pensare ad un live, anche se ho tantissime canzoni con chitarra e voce già scritte. Quando avrò abbastanza brani da proporre mi piacerebbe pensare di esibirmi, di sicuro mi piacerebbe collaborare con altre persone, del resto ho sempre suonato in gruppo ed è una cosa che mi piace ancora.

Dopo l’uscita di “Luci spente” quali sono i tuoi programmi futuri? Altri singoli o un album?

Mi piacerebbe arrivare all’uscita del mio album con un singolo alla volta per poi raccoglierli tutti in un disco completo. Credo sia la strategia migliore per proporsi soprattutto sui social, tra cui Instagram, che attualmente è l’unico canale che uso per il progetto.

Vi ringrazio molto per quest’intervista, continuate così! A presto!

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