M E R O

M E R O : Sentimenti notturni per spiriti inquieti | Intervista

M E R O è un giovane artista indipendente classe ’00, nato dall’elettronica e cresciuto con il nuovo cantautorato. it-pop. È passato dal fare  produzioni per altri a cantare e scrivere canzoni in maniera autonoma, conservando la sua  impronta e lo stile. La fusione del nuovo indie pop ai classici suoni della deep house regalano tracce dal sapore agrodolce e nostalgico.

Il suo primo progetto Gatto Nero concilia queste due correnti dando alla luce qualcosa di totalmente diverso. Uscito il 22 Maggio, contiene i due singoli Origami e Flixbus già pubblicati, più nuove tracce che descrivono un mood malinconico e sospeso.

M E R O

In un’atmosfera notturna, lascia scivolare nei versi ansie e preoccupazioni quasi come a cercare un distacco dalla realtà. Lo stile ricorda un po’ i primi brani di Carl Brave e Franco 126, quando erano ancora un collettivo, anche se in una declinazione meno romantica e più introspettiva.

Sentimenti che escono in maniera naturale e con umiltà, andando un po’ contro quel mood, spesso tipico  dei trapper,  secondo il quale bisogna far vedere quanto si è fighi per aver successo e dimostrando così di essere migliori degli altri.

M E R O invece  mette in evidenza un piglio accattivante che mette d’accordo pubblico e critica, soprattutto grazie alla sua capacità di rappresentare alla perfezione quel momento in cui prima di dormire si chiudono gli occhi, ma la testa continua a pensare.

INTERVISTANDO M E R O

Da cosa nascono le tue canzoni?

Da esperienze di vita. Mi reputo una persona molto nostalgica e di conseguenza tendo a ricordare e imprimere nella mia mente un gran numero di immagini, momenti, persone e sensazioni. Ho sempre visto la musica come il mio diario personale, un luogo sicuro per poter mettere nero su bianco ciò che mi passa per la testa. A volte con facilità, altre volte con l’aiuto di un bicchiere di troppo.

Perché hai scelto come titolo dell’album Gatto nero?

Mi piace l’idea che da nell’immaginario collettivo. È un po’ il simbolo popolare della sfortuna, e anch’io in fondo mi sento un po’ sfortunato a volte. Ma la cosa che reputo più affascinante è come il gatto nero non sia consapevole di questo pregiudizio che si porta addosso e conduce tranquillamente la sua vita. Non ho animali domestici, ma di certo un gatto nero, magari randagio, sarebbe un’ottima compagnia.

03.46: sei una persona notturna?

Decisamente. Da un lato è qualcosa di positivo, la notte è il momento in cui ho in assoluto più ispirazione. D’altra parte sono consapevole che un ciclo del sonno con orari sbagliati alla lunga possa fare male. Per ora mi trovo bene in questo equilibrio un po’ sregolato. Dormite il giusto, sennò vi ritroverete a fare canzoni tristi!

Quali sono i motivi per cui fai preoccupare tua madre?

In verità neppure troppi, ma quei pochi bastano e avanzano. Mia madre è stata la prima persona ad appoggiarmi e supportarmi nel desiderio di fare musica, ma molto spesso questa mia inclinazione da sognatore mi fa scivolare la quotidianità dalle mani, ed è lì che interviene per riportarmi in carreggiata. Inoltre sono un gran procrastinatore e vivo poco l’ambiente familiare, insomma, non vorrei proprio un figlio come me.

Aurora è un amore impossibile?

Aurora è una storia estiva. Di quelle che ti prendono, travolgono e inglobano. Non mi piace usare il termine “amore” (con l’accezione più comune) nelle mie canzoni. Credo di essere ancora troppo giovane per capirne a pieno tutte le sfumature. Ma credo sia capitato a tutti di vivere una storia così forte da bruciare in fretta. L’estate è il periodo magico in cui un po’ tutto è concesso, dove le sensazioni si amplificano e si riscopre la spensieratezza dell’infanzia. Aurora parla di questo, della salsedine, della notte e dei baci mai strappati al sapore di Winston.

Che Origami vorresti regalare al pubblico di Indie Italia Magazine?

Senza ombra di dubbio l’origami della gru. Il più immediato nell’immaginario collettivo e il simbolo della canzone con la quale è iniziata la collaborazione e il supporto con la grande famiglia di Indie Italia Magazine.

 

Le canzoni tristi sono anche quelle a cui si rimane più affezionati?

Non credo sai? Alla fine ognuno ha i propri gusti, la propria indole. Secondo me non ci affeziona tanto alla canzone in sé, quanto alla storia che andiamo a collegare. Le canzoni tristi toccano più le corde emotive, ma anche quelle allegre possono regalare ricordi positivi e guadagnare valore affettivo.  Ascolto un sacco di generi diversi, e molto spesso capita di cantare in macchina a squarciagola canzoni che di triste hanno ben poco: provare per credere.

In Killa Cocaine dici dovevo fare trap ma mi sa non fa per me. È un  messaggio per  condannare alcuni modi di fare che hanno i protagonisti di quella scena?

Assolutamente no, anzi per molti aspetti invidio la loro attitudine. Dopo aver abbandonato il mondo dell’EDM ho iniziato a produrre beat e instrumental per rapper e trapper della zona. Più volte ho provato a fare la stessa loro musica, ma se non hai l’indole giusta, la capacità di ostentare senza problemi, di fregartene del pensiero comune e l’abilità nel costruirti un ottima immagine, non funziona. Per lo stile di vita non ho nulla da criticare, ognuno è libero di compiere le proprie scelte. Molti grandi artisti avevano uno stile di vita non proprio salutare, eppure hanno fatto la storia.

ASCOLTA M E R O NELLA PLAYLIST DI INDIE ITALIA MAG

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