Mattia Bocchi

Mattia Bocchi: “Cercare sempre nuovi spazi per non arrendersi”

“Io credo nella pioggia all’improvviso da qualche parte in Messico”

Questa è una delle frasi contenute in “Dove il cielo esplode“, nuovo singolo di Mattia Bocchi. In questa immagine di un temporale che si scatena improvvisamente è racchiuso un po’ il senso del nuovo brano del cantautore e producer di Parma.

“Dove il cielo esplode” infatti è una canzone in cui Mattia Bocchi ci parla dell’importanza di non dare nulla per scontato, perché gli eventi possono cambiare in maniera repentina ed improvvisa. Proprio per questo è fondamentale non arrendersi nonostante gli inevitabili momenti difficili che tutti ci troviamo ad incontrare ma al contrario perseverare per la propria strada fino ad una fatidica svolta.

mattia bocchi

“Dove il cielo esplode” anticipa l’uscita di altri brani che andranno probabilmente a far parte del nuovo disco. Questo primo singolo sembra essere un lavoro in cui Mattia Bocchi è riuscito a far fruttare al meglio le precedenti esperienze. In questo brano ritroviamo infatti sia elementi che tendono all’elettronica e al synth-pop (che hanno caratterizzato il primo lavoro di Mattia Bocchi “Music for  toilet”) sia elementi che strizzano l’occhio all’ItPop di ultima generazione e che già era possibile ritrovare in “Poteva succedere a tutti”, secondo EP di Mattia Bocchi.

Dopo l’esperienza fatta a Londra dove è nato “Music for toilet”, e dopo l’EP autoprodotto qui in Italia, Mattia Bocchi con questo ultimo singolo sembra stia riuscendo a caratterizzare molto bene la sua proposta musicale offrendo uno stile fresco, riconoscibile e personale. Questo è stato possibile anche grazie al fondamentale aiuto del cugino del cantautore, Michele Bocchi, che si occupa degli arrangiamenti delle chitarre.

mattia bocchi

“Dove il cielo esplode” è stata pubblicata durante la quarantena vista l’enorme voglia di Mattia di non rimanere fermo dal punto di vista artistico. Questo però ha probabilmente impedito che ne venisse fatto anche un video-clip anche se lo stesso cantautore ci ha assicurato che verranno girati per i prossimi brani.

Di questo e di altri aspetti abbiamo parlato con Mattia Bocchi nella nostra intervista.

INTERVISTANDO MATTIA BOCCHI

Ciao Mattia. Raccontaci un po’ di te, qual è il tuo background da musicista? Come sei arrivato a questo progetto solista?

Ciao ragazzi. Io ho iniziato a scrivere canzoni voce e chitarra alle superiori. Mio cugino suonava la chitarra elettrica e insieme ad altri tre ragazzi, nel 2008 abbiamo formato una band pop-rock. Ci chiamavamo “Stadio Fuori”. Suonavamo le canzoni che scrivevo io, eravamo molto giovani e ci siamo fatti conoscere nella nostra città. Ci siamo sciolti dopo qualche anno.

Finite le superiori io volevo che la musica continuasse ad avere un ruolo centrale nella mia vita, così mi sono trasferito a Milano per studiare Audio Engineering e Music Industry al Sae Institute. Gli anni passati a Milano sono stati molto stimolanti. Soprattutto ad un certo punto, ho capito che avrei potuto continuare a fare le mie canzoni anche da solo. Mi bastava un pc e una scheda audio. Un pomeriggio sono andato al “Le trottoir alla Darsena”, in Piazza 24 Maggio e ho chiesto al titolare del locale, Mr.Grunning, se mi faceva suonare. Lui ha ascoltato la chiavetta con le mie tracce e alla fine fine mi ha segnato una data. Suonavo alcuni pezzi voce e chitarra ed altri con pc e sequencer.

Il mio progetto solista è partito così.

mattia bocchi

Tu hai fatto un’esperienza a Londra. Quali sono le principali differenze tra il fare musica in U.K. E il farlo in Italia?

Sono andato a Londra quando ho finito la Sae a Milano e ci sono stato un anno. Sono partito per provare a fare il tecnico del suono. Alla fine ho lavorato come cameriere e barista all’ Hilton Hotel. E’ veramente una città molto cara e per riuscire a mantenersi, soprattutto facendo lavori umili, bisogna lavorare parecchio e fare i conti con la stanchezza e il portafoglio quasi sempre vuoto.

Per aprire certe porte il livello di inglese deve essere molto alto. Io ad un certo punto non ero più sicuro di essere sulla strada giusta, e ho scelto di tornare a casa.

Intanto che ero lì però ho prodotto il mio primo EP, “Music for toilet”. Un progetto indie-pop elettronico, con influenze rock e hip-hop. L’ho poi mixato in studio, a Parma, quando sono rientrato in Italia.

Il panorama musicale italiano di oggi è completamente cambiato rispetto a quando io vivevo a Londra. Ai tempi l‘Inghilterra era avanti anni luce. Diciamo che con la rivoluzione digitale e con se i nuovi modi di fruire la musica, le distanze si sono accorciate. In Italia sono nati nuovi imprenditori, nuove etichette indipendenti, che hanno rivoluzionato, stratificato e a mio parere reso molto più interessante la “nuova” musica pop italiana.

Da poco è uscito il tuo ultimo singolo “Dove il cielo esplode”. Vuoi raccontarci qualcosa sulla genesi di questo brano? E come mai hai deciso di pubblicarlo in piena quarantena?

“Dove il cielo esplode” è il mio nuovo singolo e tra le canzoni che ho scritto è una di quelle che preferisco. E’ un pezzo carico, che parla di non arrendersi, di cercare sempre nuovi spazi, sapendo che le cose possono cambiare velocemente e in modo inaspettato.

Per quanto riguarda la genesi, le prime frasi del testo hanno iniziato a girarmi per la testa al Ratafià, un locale della mia città, dove ho passato la maggior parte dei venerdì sera degli ultimi tre anni. Qualche giorno dopo stavo suonando “The letter” dei  “The Box Tops”, ho provato a canticchiare quelle parole sullo stesso giro di accordi, ed è nata la canzone.

Ho scelto di pubblicarla durante la quarantena, perché non mi andava di stare fermo  in un momento in cui tutto si era bloccato. Avevo voglia di fare sentire qualcosa di nuovo, di fare qualcosa per me e cosi ho fatto.

In cosa ti senti cambiato o evoluto rispetto ai tuoi precedenti lavori?

Diciamo che crescendo la mia vita è cambiata, e di conseguenza è cambiato anche quello che scrivo nelle mie canzoni. Sono cambiati i miei ascolti e anche il mio modo di produrre. Ogni volta che inizio a lavorare su un pezzo nuovo, cerco sempre di alzare l’asticella rispetto a quello precedente.

Credo che le cose che sto facendo ora, abbiamo una maturità diversa e siano più a fuoco rispetto a quelle che ho fatto prima.

dove il cielo esplode

Ci sarà un video di “Dove il Cielo Esplode”?

No, non di questo singolo. Però a breve ci saranno delle sorprese.

Oltre all’aspetto artistico, come hai vissuto questa particolare situazione di emergenza dal punto di vista emotivo?

Io sono stato molto fortunato. La ditta in cui lavoro non ha chiuso, e quindi ho continuato ad andare a lavoro e a percepire il mio stipendio. Inoltre poco prima che si fermasse tutto, sono andato a convivere con la mia ragazza e questo dal punto di vista emotivo, mi ha aiutato non poco.

“Dove il cielo esplode” è il singolo che anticipa altri brani. Saranno canzoni che, a livello di sonorità, continueranno il discorso intrapreso con “Poteva succedere a tutti” o dobbiamo aspettarci qualche sorpresa? E faranno parte di un disco?

“Dove il cielo esplode” anticipa l’uscita di altre canzoni, che fanno parte di un nuovo progetto. Ancora non so dire se diventerà un disco o no. Posso dire che rispetto a “Poteva succedere a tutti” ci sono delle novità.

Sto registrando all’ Under Studio di Parma, che è un’evoluzione rispetto al Crossover Studio dove ho registrato “Poteva succedere a tutti.” Quindi la qualità sarà migliore. Il metodo di lavoro è rimasto lo stesso. Io scrivo i testi e produco le basi. La parte di chitarra elettrica, che è fondamentale nelle mie tracce, viene arrangiata e suonata da mio cugino, Michele Bocchi che mi accompagna anche nei live.

Per quanto riguarda invece la sonorità, rispetto alle cose che ho fatto prima, c’è qualche novità. L’idea è quella di fare pezzi pop, con chitarre e synth vintage e rivisitare le drum e gli 808 tipici della trap. Sto cercando il mio suono, e devo dire che sono contento di come stanno uscendo i pezzi nuovi.

mattia bocchi

Negli ultimi anni il mercato musicale nostrano ha proposto un numero altissimo di artisti emergenti. Quale credi possa essere il punto di forza della tua musica per non perdersi nella miriade di proposte che attualmente ci sono?

Bella domanda. Fare della musica il mio lavoro è sempre stato il mio sogno, e non avere raggiunto certi risultati, mi ha portato ad attraversare momenti di grande sconforto. Io però continuo ancora a scrivere canzoni e fare musica, perché mi piace, è la mia passione e ancora non riesco a farne a meno.

Non ho un’etichetta, quindi faccio tutto da solo. Lavoro otto ore al giorno come tutti, poi trovo il tempo per scrivere le canzoni, per fare le basi, registrarle, andare in sala prove e trovare le date live. Non so dire quale sia, e se la mia musica abbia un punto di forza. Però posso dire che “il mio punto di forza” è sicuramente la perseveranza e l’amore che metto in quello che faccio.

Vista la situazione attuale che impedisce le esibizioni live, qual’è secondo te la strada che si dovrebbe intraprendere per riniziare a dare slancio ad un movimento, quello della musica, che sembra uno tra i più colpiti dall’emergenza sanitaria?

Secondo me quella della musica dal vivo, è un’esperienza che non può essere sostituita, ne da concerti in streaming, ne da qualsiasi altra forma che non preveda più persone che partecipano allo stesso evento.

Io spero che si potrà tornare a fare concerti il prima possibile, magari all’aperto, con posti a sedere, tenendo un metro di distanza e osservando tutte le altre precauzioni.

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