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In un’esplosione di Bolle con ALTROVE

Lo abbiamo già conosciuto per 500 Bianca, il prequel se così si può dire, del primo album di ALTROVE, Bolle. Marco Barbieri rientra tra le etichette pregiate di produzione La Clinica Dischi, che dopo aver portato in giro i suoi singoli prima ed essere entrato su Scuola Indie poi, festeggia l’arrivo dell’estate stappando la sua bottiglia di bollicine targata Bolle

Atmosfere battistiane si confondo con paesaggi naturali e storie d’amore da commedia all’italiana. Le otto tracce si sviluppano come le foto in analogico, a tratti sbiadite, eventualmente non sempre perfette, ma che conservano il fascino di un istantanea “alla vecchia maniera”. Tra un calice di spumante e l’altro, Altrove ci racconta quali sono stati i suoi punti di forza e le debolezze che hanno generato il suo ultimo progetto artistico.

 

INTERVISTANDO ALTROVE

Marco, ti sei fatto conoscere al pubblico per quattro singoli che sono contenuti anche nell’album Bolle, tra cui l’ultimo brano, 500 bianca, che fa da prequel alle atmosfere che si respirano nel disco. Di certo il motivo ricorrente sono le storie d’amore che emergono, ad esempio, in Cenere o Patatine al cioccolato. Insomma, è più un amore da fotoromanzo o da film romantico?

Io lo trovo più un amore da commedia all’italiana, quando hai quella sensazione costante di non essere “giusto” ma comunque la prendi un pò con ironia, cosi come viene. A volte non riesco a capire se sono tutti matti o sia io semplicemente il problema.

La canzone che dà più di tutte voce al tuo io lirico è secondo me Bolle, che non a caso fa da title track. In essa, secondo me, l’immagine delle bolle riesce ad evocare sia il luogo sicuro in cui prendere fiato dalle proprie insicurezze, sia le bollicine di una coppa di spumante. Come riesci a legare tu questi due sentimenti opposti nella tua vita e nelle tue canzoni?

Ma sai a volte esagerare con le bollicine di una coppa di spumante aiutano un pò a prendere fiato dalle insicurezze, probabilmente è il modo più naturale per legare questi due sentimenti.

“Ho provato a scappare dalla noia ma non so andare oltre la tua schiena”. Escludendo qualsiasi riferimento a cose o persone, qual è l’altrove in cui ti è dolce naufragare?

Diciamo che sono una persona piuttosto semplice (e pigra), vengo dalla campagna e avere la natura in torno mi da sempre positività. Mi piace stare sereno e naufragare nella tranquillità.

Ascoltando l’album nella sua interezza si nota come ci sia un gusto synth pop di fondo, forse questa la motivazione principale per cui in Bolle sento una chiara matrice battistiana. In quanto autore e produttore musicale, senti la nostalgia per un certo tipo di sonorità che vorresti riportare in auge oppure preferisci dare maggiore attenzione alla sperimentazione?

Beh diciamo che io sono un inguaribile nostalgico, mi piace sempre attingere da un sound retrò e cercare di inserire elementi moderni e caratteristici. La verità però è che gente come Battisti o Dalla erano avanti 50 anni.

Domanda al Marco Barbieri produttore: so che ti occupi, insieme a Elle, della maggior parte delle produzioni di “casa” Clinica dischi. Quanto credi si possa incrementare il mercato musicale, dopo il via dato ai concerti, specialmente per artisti indipendenti come voi?

Penso che i live siano tutt’ora la maniera più efficace per mandare avanti un progetto. Ok Spotify, ok i social, ma le persone le colpisci davvero quando le hai davanti. Ripartire con i concerti è fondamentale per ricreare questo mercato.

Invece per quanto riguarda il rapporto che hai strettamente con gli artisti con cui collabori, quanto ti lasci ispirare dallo stile del cantautore che hai difronte e quanto dai tuoi gusti e dalla tua personale ricerca sonora?

E’ un 50 e 50, il giochino funziona solamente se mantieni l’identità dell’artista mettendo però quello che sei tu nel pezzo. Non è facile trovare quell’alchimia giusta che faccia stare tutto insieme, è però anche l’unico modo per far uscire qualcosa di vero.

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