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New Indie Italia Music Week #57

La primavera è uno stato d’animo. Non importa che ci sia il sole a scaldarci, o che la pioggia batta incessantemente sulle finestre: ciò che conta è che presto l’inverno sarà solo un’estate che non ha conosciuto la voglia di vivere che zampilla dentro di noi (parafrasando i Coma_Cose).  Una danza emozionale che in questo weekend potrà evolversi tra le note delle nuove uscite della settimana analizzate dalle penne affilate del team degli editor di IIM: Alessandra, Nicolò, Salvatore, Ilaria, Sara, Vernante, Elena e Benedetta!

 

Madame (Album)

Nel mondo della musica accade sempre più spesso che un artista intitoli un album col suo vero nome, come a voler accorciare le distanze tra persona e personaggio. Madame, invece, ha scelto proprio il suo nome d’arte per intitolare il suo primo album ufficiale e, ascoltandolo, si può anche capire perché. In tutte le tracce è come se non esistesse alcun vuoto da colmare tra Francesca e Madame, come se non ci fosse alcun filtro tra vita artistica e vita personale.

Sono così sincera da farmi schifo da sola, canta.

Ed è proprio questa sincerità ad essere la sua forza. Nelle parole di Madame potremmo trovare quelle della nostra compagna di banco del liceo o della nostra migliore amica, se solo avessero il coraggio di dirle. E potremmo ritrovare anche quelle che non abbiamo mai saputo pronunciare noi stessi.

Madame: 9-

 

E vissero feriti e contenti (Album) 

Tutta la gente che aveva incontrato nella vita, tutte le forme che aveva assunto e le persone che era stato, i mostri che aveva sconfitto e gli amori che lo avevano protetto, erano lì accanto a lui. E da lì in poi, vissero feriti e contenti. 

“E vissero feriti e contenti” è una fiaba dei nostri giorni narrata con parole italiane, ma i cui suoni si librano oltreoceano. È soulful house, R&B, hip hop, reggae e retro-soul con sfumature swing che si intrecciano per raccontare la storia di un eroe alla ricerca di se stesso e della propria dimensione musicale. Una storia che, nonostante inciampi e cadute, si conclude con un lieto fine: un abbraccio non solo tra tutte le anime musicali di Ghemon, ma anche tra gli aspetti positivi e negativi del suo essere, semplicemente e straordinariamente, umano.

(Aurora Aprile) 

Ghemon: 9+

 

Come se

Ma ci sono solo io, non c’è nessuno, c’è solo silenzio, c’è solo il vento. L’unico suono di un cuore solo. Bianco si rivela un moderno Petrarca nel testo del nuovo singolo “Come se”. Come nel sonetto “Solo e pensoso” l’artista proietta il suo io sul paesaggio, che diventa lo specchio della solitudine e della malinconia della sua anima.

Ma al contrario di Petrarca, Bianco non evita la compagnia della gente per trovare conforto al tormento, anzi, il suo dolore deriva proprio dall’assenza di vita intorno a lui. Un naufrago alla «Cast Away», il famoso film con Tom Hanks, al quale Bianco allude nel testo con il riferimento al pallone Wilson: parlo da solo Il mio amico è un pallone. 

Soli nelle nostre case siamo un po’ tutti l’alieno di nome IO, solo sul pianeta IO, come si presenta l’artista all’inizio del testo. Passiamo le giornate a vagheggiare quel passato libero e vitale che davamo per scontato ripetendo lo stesso errore con il presente, che sprechiamo aspettando il miracolo per tornare alla normalità. 

Come sempre il testo interessante di Bianco è intimamente legato alla base musicale, affidata a Tiziano Lamberti, dalle sonorità un po’ sci-fi che ben si sposano con il mood post-apocalittico del videoclip.

(Vernante Pallotti)

Bianco: 7,5

 

I Mortali² (Album)

A due settimane dall’esperienza sanremese che ha portato la “Musica Leggerissima” in tutte le casse e le autoradio d’Italia; Colapesce e Dimartino pubblicano la riedizione de “I Mortali”, l’album uscito lo scorso 5 giugno che ha dato il LA alla collaborazione tra i due cantautori siciliani.

“I Mortali²” è una riedizione del primo disco uscito l’anno scorso, arricchito da un inedito dal titolo “I Mortali” e da ben 8 cover che vedono i due artisti impegnati nella reinterpretazione di “Povera Patria” che contiene un estratto inedito della voce del grande Franco Battiato, di “Nati per vivere / Born to live” di Marianne Faithfull e di alcuni dei successi più iconici delle discografie di Colapesce e Dimartino tra cui “Copperfield”, “Noi siamo gli alberi”, “Totale”, “I calendari”, “Amore Sociale” e “Decandenza e Panna”.

L’unico inedito presente nel disco si candida ad essere il prossimo brano per le radio: orecchiabile, caratterizzato da una produzione fresca e attuale ma soprattutto da liriche che lasciano il segno e che indagano su un tema spinoso che più o meno attanaglia tutti noi: Cosa ci fa pensare che ci sarà un pianeta o un Aldilà? Nell’incompiutezza di questo pensiero non ci resta che godere a pieno del nostro essere mortali: fragili, imperfetti, scorretti e con la pretesa di poterci ingozzare per sempre di animali e patatine.

(Salvatore Giannavola)

Dimartino – Colapesce: 8

 

Il raffreddore è bello perché me l’hai attaccato tu

Preparate i fazzoletti per il nuovo singolo di Federico Fabi. No, non fa piangere, semplicemente si intitola “Il raffreddore è bello perché me l’hai attaccato tu”. Un brano ispirato ad un tenero episodio di vita: “Faceva freddissimo, pioveva e come al solito ero raffreddato. Non volevo baciarla, non mi andava di attaccarle l’influenza. Così lei mi fissa negli occhi, mi bacia e mi dice il raffreddore è bello perché me l’hai attaccato tu”. 

Un romanticismo d’altri tempi nel senso che, a distanza di due anni, quella dichiarazione innocente tra baci e bacilli assume oggi tutto un altro significato. Diventa quasi una protesta. Non è incoraggiante iniziare una storia d’amore ai tempi della zona rossa, con le interazioni ridotte a un filo sottile e il dubbio se abbassarsi o no la mascherina per quel bacio sperato.

Fabi ci sblocca il ricordo di quegli inverni in cui si andava a scuola con la febbre, perché c’era il compito in classe imperdibile e poi ci si soffiava il naso tutti in coro fino a primavera. Quell’ingenuità e spensieratezza sono ormai una fiaba: non è un caso se la voce del cantautore romano e la chitarrina della strofa creano l’atmosfera sognante da cantastorie alla Branduardi.

(Vernante Pallotti)

Federico Fabi: 7+

 

Lifevest

Generic Animal torna a un anno dall’album “Presto” con un singolo presentato in anteprima sul canale live più variopinto di YouTube: COLORS, piattaforma tedesca che con la sua estetica minimal mette a nudo l’anima degli artisti emergenti.

Siete invitati a godervi il video dell’esibizione, che forse non raggiunge la magia di un live, ma risulta a suo modo ipnotico. A ogni cantante è assegnato uno sfondo tinta unita e a Generic Animal è capitato un verdino sbiadito, che non ha niente a che vedere con il suo brano tutt’altro che anonimo.

Generic Animal si è presentato con un look “informale” per usare un eufemismo, diciamo le vesti di un ragazzo che non vuole nascondere il periodo storico che sta attraversando la musica.

Ci pensa la canzone a mettersi in luce da sola, con la batteria jazzata,  il motivo che entra in testa e le parole per niente scontate su di una generazione tratteggiata a matita, con i suoi tentativi vani di trovare il proprio posto nel mondo. Che ci vogliamo fare, saranno i retaggi del nostro “complessuccio” di inferiorità, ma ci riempie sempre d’orgoglio vedere un artista italiano su un palco internazionale.

(Vernante Pallotti)

Generic Animal: 8

 

Nordest

La malinconia del mare durante la stagione invernale è dolce come un bacio inaspettato, ma fastidiosa come questo vento che (ndr) porta sabbia da nordest.

Amarsi è un compromesso in cui ambo le parti rinunciano ad una percentuale di se. Amarsi è un’onda passionale che ci travolge al largo, ma che si infrange a riva perché forse dall’altra parte dell’orizzonte c’è una versione migliore di noi. 

Amarsi è la paura di tuffarsi in mare anche se fa troppo freddo è gennaio, vinta dal gusto di rischiare ogni cosa per l’altro.

(Alessandra Ferrara)

Blumosso: 8,5

 

OK

Quante volte abbiamo acconsentito nell’accettare un’idea, una proposta che in realtà avremmo voluto solo declinare? Tante, tanto da non poterle contare. La paura di perdere un’occasione, la voglia di rischiare ci conducono a far delle cose il cui risultato non è, spesso, quello sperato: in amore, in amicizia, in famiglia, sul lavoro.

Ti dico OK, ma non vorrei. Lo so che giochi, ma chiudi gli occhi. 

Forse dovremmo imparare a premere il tasto replay!

(Alessandra Ferrara)

RGBprisma feat Rosita Brucoli: 7,5

 

Come se

Ci sono scelte di cui siamo certi di non pentirci, ma che all’improvviso fanno capolino come il sole all’alba facendoci svegliare da letargo quando ormai è troppo tardi: a te cosa te ne importa hai presa un’altra direzione!

Giocare con i sentimenti è mancare di rispetto prima a se stessi, poi alla persona coinvolta. Non siamo macchine: le nostre emozioni, infatti, ci rendono umani ed in quanto tali soffriamo e gioiamo. Non ho più lacrime per te (…) hai frainteso l’amore, son passati gli anni!

(Alessandra Ferrara)

Tacøma: 7,5

 

Santi

San Kamahatma dalla provincia padana scrive il suo personalissimo cantico delle creature dedicato alla natura, ma anche a tutti quelli che si sentono un po’ sfigati e sempre in lotta contro le stelle e le varie congiunzioni astrali.

Una serenata sul balcone sotto la luna, mentre la notte  fa silenzio in modo che possiamo ognuno possa dialogare con i propri pensieri e sentimenti che non lo fanno dormire.

In questo sguardo sul mondo c’è anche spazio per invidiare quelli a cui va sempre tutto bene, anche se magari si lamentano più di chi ne avrebbe davvero il motivo, e quasi si ha la sensazione di provare fastidio davanti alle luci luminose dei party o alla vista delle aureole dei santi.

(Nicolò Granone)

Kamahatma: 8-

 

DÈMODÈ

Scriviamo pezzi per la fame e la celebrità, per essere stronzi in mezzo a stronzi della nostra età.

Il primo brano, GOLEADOR, inizia con questa strofa che potrebbe benissimo descrivere la genesi della musica indie ed è l’incipit ideale per un disco che vuole diventare la moda dell’essere una generazione di presi male, a causa di un incertezza globale e di una società con pochi punti di riferimento nei quali credere ancora.

Se i giovani non riescono a integrarsi completamente nella realtà in cui vivono, proveranno una certa insoddisfazione generale che di riflesso  influenzerà anche le vari questioni di cuore arrivando così a vivere insieme e morire soli.

(Nicolò Granone)

ENNE: 7,5

 

All’una con te

Posizionate le lancette, attivate le sveglie, mettete un promemoria, perché “All’una con te” è la promessa di Zerella che si rinnova. Dopo lo scorcio di quotidianità del singolo precedente, ecco che il cantautore irpino ritorna a scaldarci il cuore con nuovi scatti e istantanee prese in prestito dalla routine che si ripete ancora e ancora.

Come un orologio fermo che segna sempre l’ora esatta due volte al giorno, anche “All’una con te” diventa la descrizione perfetta di quei momenti di vita che si reiterano sempre uguali a sé stessi, ma con quel velo di cinismo per cui ci sembra di essere in un film di Woody Allen.

(Ilaria Rapa)

Zerella: 8

 

Seduti Fuori Campo (Album)

“son cadute le bombe nucleari, sul tuo posto di lavoro e non sai più consolare la precarietà di un sentimento, chiuso in un appartamento che non riesci a mantenere. Rivedrai una spiaggia sporca di vernice e bottiglie abbandonate ma non sai come stai non sai come stai, non stai bene come stai”

Ci sono persone che vorremmo salvare ex ante dalle intemperie della vita, anime che vorremmo preservare per sempre dalle incrinature emozionali derivanti dalla crescita. Molto spesso quelle persone siamo noi stessi.

I Libero Ozio con il brano “Non sai come stai” teorizzano inquietudini comuni in una preghiera in musica caratterizzata da tinte indie rock. Ieri è uscito il nuovo album della band dal titolo “Seduti fuori campo”, tra le scoperte più interessanti di questa settimana. Un disco di 8 brani che trattano di sentimenti autentici attraverso le sonorità classiche del rock italico e liriche sincere, che narrano di emozioni e riflessioni cristalline proprie di un percorso di consolidamento tra la tarda adolescenza e la piena maturità.

(Salvatore Giannavola)

Libero Ozio: 7

 

 

Non son capace

Un’ammissione di debolezza, alcuni la denominerebbero un’ammissione di colpa; io preferirei più la prima definizione, anche perché non amo la concezione di “colpa”, quindi direi bravi agli Endrigo, che nel loro ultimo singolo hanno saputo mettere a nudo i propri sentimenti e le proprie insicurezze.

Mi verrebbe in mente la frase “boys cry too” per descrivere meglio “Non son capace”, magari gli Endrigo mi correggeranno se commetto peccato, eppure hanno saputo dimostrare quanto sia vero che tutti sono bravi a farsi grandi solo se hanno le spalle coperte da amici e parenti, ma non tutti hanno il coraggio di dire “io non son capace”.

(Ilaria Rapa)

Endrigo: 7-

 

se mi pieghi non mi spezzi

Per questo brano, la penna di cmqmartina vede la collaborazione di Riccardo Zanotti e Giorgio Pesenti, che firmano la composizione, dando vita a una miscela di elettronica, dance e cantautorato. Il pezzo è stato scritto in un momento particolarmente buio della vita della cantautrice e il risultato è una sorta di grido nei confronti di chi ha cercato di ferirla, e tra di loro l’autrice stessa, che spesso si definisce la peggior nemica di se stessa.

se mi pieghi non mi spezzi diventa così un monito per ricordare a tutti che anche quando la vita sembra andare a rotoli c’è sempre dell’altro e il sorriso arriverà di nuovo. Un messaggio di speranza, quello di cmqmartina, che in questo momento fa sicuramente bene a molti noi.

(Sara Pederzoli)

cmqmartina: 8

 

Lampadine

Componente musicale leggera e componente testuale emotivamente forte: questo contrasto è al centro di Lampadine. Il brano racconta una storia d’amore complicata, diventando metafora di un rapporto consumato dal tempo e trasformato in un grande rimpianto.

Quello che il duo ci regala è un classico esempio di canzone triste travestita da canzone felice. I  Te quiero Euridice, con il sorriso, sono infatti in grado di parlare anche delle cose che fanno più male.

Le relazioni a volte finiscono e noi ne usciamo distrutti, come lampadine accese senza interruttore, fisse così da ore. Ci sembra di rimanere soli, senza nessuno accanto che ci faccia da sostegno e allora urliamo, sperando che qualcuno ci venga a salvare. Lampadine è proprio quell’urlo disperato, in mezzo alla strada, con il vento in faccia.

(Sara Pederzoli)

Te quiero Euridice: 7,5

 

Facile

Già con l’uscita de “Lo specchio” avevamo capito che G Pillola aveva abbandonato il mondo trap per il cantautorato indie. Ora, con la pubblicazione di “Facile”, l’artista genovese riconferma questa decisione.

Personaggio più che mai mutevole, ci propone un indie ancora diverso, influenzato dalla dance. E, anche se la prima strofa del singolo recita non è facile questa vita, il sound di questo pezzo fa pensare esattamente il contrario.  Volutamente influenzata dalla disco anni ‘70, viene voglia di mettersi gli shorts, gli occhiali da sole e ballare senza pensare a quanto sia complesso vivere. O forse, nonostante, sia complesso vivere.

(Benedetta Fedel)

G Pillola: 7

 

Loreto

Prossima fermata Loreto, corrispondenza con metropolitana Linea 2. Loreto. Apertura porte a destra.

Boetti ci porta a Milano dove Damiano, su un letto di chitarre elettriche, canta di una città “vista con gli occhi della provincia”, accompagnato dal suono delle potentissime batterie di Meti. Il rock di Boetti rimane inconfondibile – come è inconfondibile la produzione di Andrea Pachetti –  e si lega perfettamente agli altri due singoli.

Milano, in tutti i suoi controsensi; Milano bugiarda, che si presenta come una città tranquilla ma la gente poi si sballa, barcolla e balla. Milano così bella.

Parla di una città che manca un po’ a tutti quelli che ci vivono, un posto che ti sa mettere in difficoltà, ti sa fa correre e ti stressa, ma che, sotto sotto, sa sempre farti sentire a casa.

Quindi, amici, quando riaprono ci vediamo tutti a Loreto!

(Benedetta Fedel)

Boetti: 7,5

 

Tu vedevi pioggia io vedevo solo fulmini

In un’atmosfera nostalgica, tra una canzone sbagliata e una finita, il nuovo singolo dei Riva è un viaggio nei ricordi, nelle occasioni perdute e nei pensieri che non possono essere spenti. L’immagine della pioggia e dei fulmini si coniuga perfettamente con il suono di un pianoforte malinconico e con la consapevolezza di essere soltanto dei numeri.

(Elena Caggia)

Riva: 7,5

 

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