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Olmo Parenti: “Un no sense politicamente scorretto” | Videoclip Review “Baby Goddamn” (Tananai)

Di Vernante Amarilla Pallotti

C’è un punto dell’Universo in cui si incontrano videoclip, follia, documentari e amicizia. È nato dallo scontro di due corpi celesti non meglio identificati dai nomi strani: il collettivo artistico A thing By e Tananai, il cantante più pestifero della scena italiana.

Basta la visione del videoclip di “Baby Goddamn”, l’ultimo dei 7 nati da questa collaborazione, per intuire con chi abbiamo a che fare: una crew di matti che ha tanta voglia di divertirsi e girare cose belle che abbiano qualcosa da dire. Abbiamo chiacchierato con il regista Olmo Parenti, originario di Milano ma anche un po’ di tutto il mondo. Ecco cosa è saltato fuori.

Ehi Olmo, dove ti trovi in questo momento?

Ti parlo da Lucera, in provincia di Foggia. Sono qui con la mia crew a girare un documentario sui braccianti agricoli de La Capitanata, la zona attorno a Foggia dove vivono decine di migliaia di migranti africani che coltivano quello che poi essenzialmente ci mangiamo noi. È veramente un mondo da scoprire.

Non vi fermate mai, neanche in questo periodo complicato.

Dici che cerchiamo solo una scusa per uscire di casa? (ride).

Baby, goddamn

Stiamo al cinquanta per cento

Immagina cosa facciamo a cento”

Tananai, Baby Goddamn

Per il video di “Baby Goddamn avete creato un mondo surreale, che a tratti mi ha ricordato il video di Babushka Boi di A$AP Rocky. Come è nata lidea?

In tutti i video di Tananai abbiamo cercato di allegare un messaggio, un racconto che andasse oltre al testo della canzone. Quando fai un videoclip devi dare valore al tempo della persona che lo guarda, no? Con “Baby Goddamn” è stata una sfida, perché rispetto ai precedenti pezzi di Tananai è assurdo, nonsense, anche politicamente scorretto, seppur in modo lieve. Quando ho trovato l’idea stavo leggendo “Grammatica della Fantasia” su un treno diretto a Roma. Nel libro Gianni Rodari si confronta con dei bambini ipotizzando metodi per stimolare la creatività, tra cui quello che mi ha ispirato per il videoclip: partire da una fiaba e distorcerla per ottenere qualcosa di nuovo. L’elemento della distorsione mi interessava per rispecchiare la forza e la follia del brano, così ho preso delle fiabe per bambini e le ho rese fiabe per adulti. In realtà lo script del video prevedeva molte più storie, perfino il gatto con gli stivali che subiva cat calling, ma per i limiti imposti dal covid ho dovuto ridimensionare tutto. Sicuramente dobbiamo qualcosa a Rodari.

A proposito dei personaggi, interpretati tutti da Tananai…ci racconti qualcosa di ognuno?

Il video si apre con Pinocchio, il figlio annoiato di un falegname che decide di fuggire al tedio della sua vita pippando segatura (perché non ha una lira) e sviluppando il naso lungo della fiaba. Pochi l’avranno notata, ma la poste-pay con cui taglia la segatura è un riferimento all’essere squattrinati. Ci sono i tre porcellini che hanno il carattere contrario a quello che conosciamo, sono dei criminali, un ibrido tra Gomorra e i gangster anni ’60, che fanno fuori un macellaio (sempre Tananai, ndr), ovvero chi avrebbe fatto fuori loro, un po’ come il lupo cattivo. Il brutto anatroccolo invece è il tipico tamarro di provincia che veste tutto griffato ed è disposto a tutto per sembrare un tronista di Maria De Filippi e si sottopone alle torture di un centro estetico pur di apparire bello. Infine abbiamo Cappuccetto Rosso, una brava ragazza appassionata di pole dance che sperava di fare fortuna in città, ma è finita a lavorare in uno strip club di lupi arrapati che ululano a lei invece di ululare alla luna…

C’è una dose massiccia di poesia in tutto questo, ma di poesia parleremo più tardi. Un elemento che colpisce nella costruzione dei personaggi è il lavoro di make up, come avete lavorato?

La nostra make up artist si chiama Giulia Limone e in “Baby Goddamn” è stata fondamentale. Ci ha messo settimane a preparare tutto, ha creato lei stessa le protesi in silicone con l’aiuto di Roberto Maestrone, un artigiano specializzato in protesi che ha lavorato anche per i Soliti Idioti. Per ogni trucco aveva bisogno di 2 ore, ma noi le abbiamo chiesto di essere velocissima perché avevamo programmato veramente tante inquadrature in soli due giorni e ci serviva il tempo di girare. Non è la prima volta che la mettiamo in difficoltà, anche per il video di “10K scale” è stata molto brava. Un video girato in modalità pirata una notte a Mantova sotto la pioggia. C’era un freddo assurdo, in un paio di scene Alberto (Tananai, ndr) è a terra e sembra stare male, no? Stava male davvero. Nonostante la stanchezza delle 4 del mattino Giulia è riuscita a fare tutto super velocemente e ce l’abbiamo fatta.

Un altro aspetto interessante e folle è il lavoro con il corpo di Tananai. Lui si lascia fare di tutto: l’avete ricoperto di terra, fatto cadere da un tavolo, ballare la lap dance. Le idee vengono da lui, da te o insieme?

La parte sadica delle idee viene da me. Tananai non è masochista, ma si presta sempre a quello che gli proponiamo di fare e dà tutto perché il video venga al meglio. Le major ci hanno chiesto di fare dei video così con altri artisti, ma la verità è che sarebbe impossibile: questi lavori si basano sulla relazione di amicizia che unisce noi della crew con Tananai e la fiducia che lui ripone in noi. Se sul video di qualcun altro ci passiamo una settimana, con lui è minimo un mese, anche perché ci frequentiamo al di là della sfera lavorativa. I suoi set sono quelli che ricordo con più affetto. Rispetto alla recitazione non ho molto da dirti se non “lui si fida di me e c’è uno scambio reciproco”.

In tutti i video torna il mood allucinato della recitazione. Tananai è così oppure lavete sviluppato insieme per i video?

Lui è quello che vedete nei video, anche perché cerco di scrivere personaggi che si adattino al suo modo di essere. È una persona sensibile che nella vita ha sofferto, ma è anche matto e gli piace divertirsi. Due facce utilissime per quello che facciamo: se dobbiamo fare cose profonde o cazzone possiamo farlo. Viene bene in entrambe le situazioni.

Cazzone come il balletto di Baby Goodamn?

Il balletto l’abbiamo inventato in due pomeriggi. Abbiamo chiesto una mano a una nostra amica che fa la ballerina, Gaia, magari l’avete vista danzare nel medley di Elodie a Sanremo. Volevamo un balletto semplice che potesse essere rifatto da chi guardava il video, liberatorio e divertente. Ci siamo messi a provare i passi in 5 pirla ed ecco il risultato. La comunità di Tik Tok penso che abbia apprezzato.

Parliamo un po’ della collaborazione con Tananai. Dal video di “Volersi Male” a quello di “Baby Goddamn” siete rimasti insieme e si può notare come abbiate avuto un percorso parallelo di crescita: i videoclip si sono spinti sempre oltre e la sua musica è diventata più consapevole…come è iniziata?

Io e Alberto ci siamo conosciuti al mare a 14 anni. Quella tipica amicizia da vacanza durata una settimana, poi ci siamo persi di vista perché sono andato a vivere negli Stati Uniti. A fine 2018, mentre stavo girando il documentario Not Everything is Black“, è uscita la sua prima canzone e dal nulla ho deciso di scrivergli perché mi sarebbe piaciuto avere le sue musiche originali per il documentario. Così dopo 10 anni ci siamo ritrovati e nel giro di 10 minuti era come essere bambini di nuovo. Abbiamo fatto un patto: noi ti giriamo il primo videoclip a zero budget, tu ci dai le tue musiche per il documentario. È iniziata così.

Insieme abbiamo sperimentato tanto, penso al video di “Calcutta” per il quale abbiamo costruito da zero una stanza che poi abbiamo distrutto. In realtà il mio sogno non è quello di girare videoclip, perché appartengo al mondo dei documentari, ma con i suoi video ho potuto fare comunque quello che mi interessa. Il videoclip di “Giugno” ad esempio è stato girato in un tunnel della stazione di Milano dove dormono i senza tetto. Ai lati del tunnel ogni giorno si formano lunghe file di auto bloccate nel traffico, proprio accanto a loro che dormono. Persone separate solo per mezzo del finestrino, che però si ignorano. In “Giugno” Tananai è diventato un senzatetto nel posto più iconico dei senzatetto a Milano e ne ha fatto parlare. È una specie di documentario, ma ci sono più probabilità che le persone lo vedano.

Hai scritto una raccolta di versi, “Non trovavo i pantaloni, ma sono uscito lo stesso”. Oltre alla vena documentaristica nei tuoi video c’è un po’ di poesia?

I videoclip sono prodotti brevi intrisi di significato, come le poesie. Sento molto il legame tra i due mezzi e mi piace inserire aspetti poetici nei miei lavori. Forse le sceneggiature che scrivo sono migliori dei video stessi, le riempio di riferimenti poetici. Il video di “10K scale” è ispirato a una poesia di Welby ad esempio.

Raccontaci un po’ di A thing By, il collettivo di cui fai parte.

È essenzialmente il nostro gruppo di amici, una famiglia. Abbiamo cominciato quasi tutti come filmmaker e ci siamo specializzati in diversi ruoli, ma quando si tratta di documentari ognuno è polivalente. Per questo ci chiamiamo “A thing By”, perché non è mai stato facile definire chi faceva la regia, chi la produzione, chi la fotografia: era semplicemente una cosa di tutti noi.

I nostri primi lavori risalgono al 2019. Durante la pandemia abbiamo prodotto dei video sul covid che sono diventati virali, principalmente perché la situazione in Italia era 10 giorni avanti rispetto al resto del mondo e tutti avevano sottovalutato gli sviluppi del contagio. Abbiamo chiesto agli italiani di mandare un video a se stessi di 10 giorni prima, spiegando gli eventi incredibili che avrebbero dovuto affrontare nel giro di pochissimo tempo. Ci abbiamo messo una notte a mettere insieme i pezzi e il giorno dopo ci ha chiamati la CNN. Quando mi sono svegliato Sharon Stone aveva pubblicato il video su Instagram.

Una storia pazzesca, ma come sei arrivato fino a qui?

Ho 27 anni, ma vorrei averne 17. Sono cresciuto a Milano, ma a 16 anni mi sono trasferito in America, vivendo tra Boston e New York. Ho iniziato a fare video relativamente tardi, quando studiavo Finanza all’Università ed ero in Erasmus a Singapore. Avevo con me una telecamerina da 90 euro in cui fissavo i miei pensieri e i miei versi liberi un po’…alla cazzo. Da qui è nata la mia passione per i documentari. Ho lavorato un po’ tra Twitter e Vine, ma a 24 anni ho finito i visti per rimanere negli Stati Uniti e ho pensato non fosse il caso di sposarmi, quindi sono tornato in Italia per un po’. Non sono più ripartito perché tra un video e l’altro di Tananai mi sono preso gli ultimi anni per girare cose qui in Italia.

Progetti futuri?

Vorrei tornare dappertutto, ma stare da nessuna parte. Vorrei che fossero i miei interessi a portarmi nei vari posti e non la stabilità, continuare a girare. Con la passione dei documentari penso e spero che potrò farlo.

Volevo chiederti di consigliarci un videoclip, ma che ne dici di un documentario?

Ti consiglio “For Sama“, documentario del 2019 diretto da Waad Al-Kateab ed Edward Watts. È stato girato ad Aleppo in Siria da una donna incinta, sposata con un medico che curava i feriti della guerra civile. Il documentario nasce dal bisogno di raccontare alla figlia perché ha deciso di farla nascere ad Aleppo e non la vuole portare via, nonostante tutto. Trovo che ci sia una componente molto poetica in questo.

di Vernante Amarilla Pallotti