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acate: “Non mi servono definizioni” | Indie Talks

Credo che ognuno di noi dovrebbe avere quotidianamente una crisi di mezza età. Ci alziamo al mattino, indossando i giusti vestiti presi dall’armadio, facciamo la solita colazione e poi andiamo a lavoro, anche se il più delle volte neanche ci piace quello che facciamo per almeno 8 ore al giorno.

Scegliamo un etichetta e facciamo di tutto per soddisfare le aspettative della società dove viviamo, ma alla fine siamo davvero felici? Abbiamo capito chi siamo?

acate è uno scienziato un po’ matto, senza dubbio un tipo wow, che non ha paura di fare ricerche filosofico scientifiche non per raggiungere la verità assoluta, ma per trovare il giusto presto per combinare musica elettronica e storie suggerite dal suo fedele compagno, il campionatore Roland sp404.

acate X INDIE TALKS

Che tipo sei?

Una domanda a cui potrò rispondere solo quando non lo sarò più.

Nella prossima vita ti piacerebbe rinascere Maradona o Papa Francesco?

C’è questa tendenza a chiedersi controfattualmente ‘’se fossi’’, ‘’se avessi fatto’’, ‘’se potessi essere’’. Io credo che, se siamo ciò che siamo, è perché non potremmo essere altrimenti e verremo ricordati e saremmo tali sempre.

Rimarrei comunque acate, insomma. Poi dentro c’è un po’ di tutto.

Cosa non capirà mai l’essere umano?

Da soli si fa poco, insieme si può fare qualsiasi cosa.

PH: Davide Premoselli

Gli animali si accorgono dello scorrere del tempo?

Gli animali si accorgono di tutto. La loro memoria è sensibile (cioè legata ai sensi) ed emotiva. Vivono, come tutti gli esseri viventi, in un eterno presente che distinguono da un momento all’altro proprio attraverso i sensi e le emozioni.

A confronto, il massimo a cui può aspirare il genere umano è cercare di non essere apatico; e purtroppo lo sta diventando.

Perché spesso c’è il bisogno di mettere etichette?

Mettiamo etichette per la paura di non avere tutto sotto controllo, per non lasciare quel barlume di irrazionalità nelle cose. Ma non sempre l’ordine è sinonimo di consapevolezza o di massima espressione della realtà. Lo dicevano pure i filosofi: Spinoza, Kierkeegard, e tanti altri.

Più che classificare e mettere etichette, dovremmo capire la direzione, l’andamento. Stesso discorso nella musica: perché ormai su 10 canzoni che ascoltiamo 7 hanno lo stesso timbro, stesse intenzioni testuali, stesse composizioni armoniche? Perché è più veloce e più facile andare ‘’sul sicuro’’ e meno dare spazio all’originalità, che richiede più tempo per essere capita; e paradossalmente è quella che potrebbe poi durare di più nel tempo, essere ricordata.

Tre canzoni per spiegare il nostro egocentrismo?

  • ‘’Me, myself and I’’, pezzone dei De La Soul con cui sono cresciuto
  • ‘’My game’’ dei Deluxe
  • ‘’This is a man’s man’s man’s world’’ di James Brown

Con sfumature e contesti diversi, questi brani lo descrivono, lo raccontano.

Cosa ti piacerebbe collezionare?

Io adoro follemente i synth analogici, oltre a tutti gli strumenti analogici e folkloristici del passato. Vorrei collezionarne diversi, oltre che usarli per fonderli alla mia musica follemente elettronica.

Se la nostra società si guardasse allo specchio a quali conclusioni arriverebbe?

La nostra società è così concentrata su se stessa che si guarda solo allo specchio, senza guardare quello che le circonda. E non concluderebbe comunque nulla, se non: ‘’io so’ io e voi non siete un c****’’.

PH: Davide Premoselli

 

Nicolò Granone

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